I PMI della Cina di marzo confortano le aspettative di un miglioramento della situazione economica globale, che potrebbe forse aver toccato il minimo nel primo trimestre…..
a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo
Ma i fattori di incertezza sono tali che è troppo presto per chiamare lo scampato pericolo.
– I PMI di marzo hanno fornito le prime indicazioni a favore della tesi di una riaccelerazione della crescita globale nella parte centrale del 2019.
In particolare, sono stati i PMI cinesi a sorprendere in positivo, con un balzo dell’indice manifatturiero a 50,8 (il livello più alto dal luglio 2018) e di quello per i servizi a 54,4 (massimo dal gennaio 2018).
Gli sviluppi dell’economia cinese sono particolarmente rilevanti perché, oltre a esercitare un’influenza importante sul clima di fiducia degli investitori, i punti di svolta del ciclo economico cinese ormai tendono ad anticipare quelli dell’economia globale.
La nostra valutazione (si veda lo Scenario Macroeconomico pubblicato a fine marzo) è che il rallentamento del 2018 sia stato soprattutto il riflesso dello shock che ha colpito le esportazioni (dazi americani), e che l’aiuto della politica economica sarà sufficiente a superare la fase di debolezza.
Questa sembra anche essere la visione implicita nelle stime di consenso sulla crescita globale.
Perciò, in quest’ottica i dati degli ultimi giorni sono incoraggianti. Tuttavia, è bene attendere conferme dai dati reali: ancora a febbraio, la dinamica sottostante dei dati nazionali riguardanti le esportazioni verso la Cina risultavano in calo, con segnali di stabilizzazione soltanto per Giappone e Stati Uniti.
– Fuori dalla Cina, la svolta ciclica globale appare ancora embrionale, e perciò molto fragile.
Innanzi tutto, il clima di fiducia delle imprese continua a risentire negativamente di troppe incertezze, fra le quali la minaccia dei dazi americani sulle auto e Brexit.
Sul secondo fronte, le buone notizie sono troppo fresche per avere un effetto; sul primo, la minaccia è ancora concreta.
Peraltro, non vi sono ancora certezze neppure sulla conclusione positiva del negoziato fra Stati Uniti e Cina, per quanto appaia probabile.
– Inoltre, la dinamica congiunturale è ancora negativa e non si sono ancora visti segnali convincenti di svolta.
Il PMI manifatturiero globale, d’altronde, ha visto l’indice di produzione cedere ulteriormente terreno a 50,5, mentre i nuovi ordini sono fermi a 50 da gennaio.
In effetti, il miglioramento dei paesi emergenti è perfettamente compensato dal peggioramento dei paesi avanzati, in particolare Eurozona e Stati Uniti.
I dati tedeschi di febbraio sugli ordinativi industriali sono stati pessimi, del tutto in contrasto con l’ipotesi di una svolta in corso, anche se la produzione industriale è cresciuta nel primo bimestre.
Neppure gli indici anticipatori hanno ancora offerto segnali di svolta, il che potrebbe significare che, Cina a parte, la svolta non arriverà prima del terzo trimestre, essendo l’ultimo dato relativo a gennaio 2019.
– In conclusione, stiamo forse iniziando a vedere i primi segnali che la nostra attesa di un miglioramento congiunturale potrebbe essere corretta.
Allo stesso tempo, tuttavia, la situazione appare così fragile e così esposta a fattori di incertezza che la prognosi dovrà restare riservata ancora per un po’.
Fonte: BondWorld.it
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