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Il Punto: I segnali sulla direzione della crescita mondiale sono in questo momento contraddittori

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Le indagini congiunturali di maggio sono indicative di un nuovo marginale rallentamento della crescita del PIL mondiale nel 2° trimestre, imputabile al comparto manifatturiero e alla spiccata…


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debolezza del commercio internazionale. Tuttavia, il rialzo dei prezzi delle materie prime parrebbe anticipare una riaccelerazione nel 2° semestre. In effetti, le politiche monetarie sono più accomodanti del previsto e la pressione sulle bilance dei pagamenti dei paesi emergenti si è allentata.

– I segnali sulla direzione della crescita mondiale sono in questo momento contraddittori. La lettura è resa più complicata dall’asincronia delle tendenze congiunturali locali, in parte anche per anomalie climatiche che hanno alterato in modo opposto nei diversi continenti la stagionalità dei consumi energetici e dell’attività edile. Ad esempio, sappiamo già che nel secondo trimestre si registrerà una riaccelerazione del PIL statunitense e, di contro, un rallentamento di quello dell’Eurozona.

– I PMI globali, ricavati dall’aggregazione delle indagini nazionali, si sono ulteriormente indeboliti nel bimestre aprile-maggio. Il PMI manifatturiero è calato a 50,1 da 50,5, più che compensando l’incremento da 51,7 a 51,9 verificatosi nei servizi. Come risultato, essi offrono un segnale coerente con un’ulteriore marginale rallentamento, pari a un decimo, della crescita tendenziale del PIL mondiale nel 2° trimestre. Questa scenderebbe perciò ai livelli più bassi dal 2013T1, anche se la piccola variazione attesa e il margine di errore della stima sono tali che, con una probabilità del 30% circa, il tasso di crescita potrebbe invece accelerare . La debolezza è relativamente più pronunciata per il commercio internazionale: l’indice CPB delle importazioni, smussato con una media mobile trimestrale, registrava in marzo una variazione nulla rispetto a un anno prima, risultante da un calo delle importazioni dei paesi emergenti appena compensato dalla crescita in rallentamento di quelle dei paesi avanzati. Si tratta del risultato peggiore dal 2009. Inoltre, l’indice PMI degli ordinativi esteri, sceso sotto 50 nel 1° trimestre, è ulteriormente calato a 49,0 nel bimestre aprile-maggio, indicando come poco probabile una ripresa del volume dei flussi commerciali globali nel 2° trimestre. Il valore degli stessi flussi commerciali, tuttavia, è invece destinato a crescere per effetto della ripresa delle quotazioni petrolifere e delle materie prime in generale.

– Diversamente dall’indagine PMI, infatti, il rimbalzo delle quotazioni petrolifere sta offrendo un segnale congiunturale positivo riguardo alla dinamica fra 2° e 3° trimestre. Prezzi del petrolio stabilmente più alti tendono a deprimere la crescita, ma nel breve periodo le fasi di accelerazione della crescita del PIL sembrerebbero precedute da un aumento delle quotazioni petrolifere, sebbene il segnale non sia sempre affidabile. Nel caso specifico, il rafforzamento ha connotazioni ambigue: da una parte, sappiamo che riflette anche shock negativi di offerta (Canada e soprattutto Nigeria), fattore che ne riduce il valore segnaletico riguardo alle tendenze della crescita. D’altra parte, però, il rincaro del petrolio riflette anche il più lento passo della restrizione monetaria negli Stati Uniti e i segnali di stabilizzazione dell’economia cinese, due fattori che contribuiscono a sostenere l’attività economica. Inoltre, riduce i timori per la stabilità dei paesi fortemente dipendenti dall’export petrolifero e ha già fermato il ridimensionamento delle infrastrutture petrolifere negli Stati Uniti, e perciò ridurrà l’effetto di freno sulla crescita del PIL americano fin qui esercitato dal crollo degli investimenti nel settore estrattivo. Per queste ragioni, e anche per l’allentarsi della pressione sulla bilancia dei pagamenti dei paesi emergenti, non è così implausibile che il recente rimbalzo delle quotazioni sia seguito da una piccola riaccelerazione della crescita globale nella seconda metà del 2016.


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