Il Punto: Il bilancio delle sorprese dai dati.

Sorprese positive nell’area euro, la ripresa prende piede sulla spinta di petrolio e cambio. Sorprese negative negli Stati Uniti, ma sotto la coltre di neve la crescita dovrebbe essere ancora solida….


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– I dati riservano sorprese di segno opposto sulle due sponde dell’Atlantico. Nell’area euro, le indagini di fiducia hanno aperto in bellezza a marzo con la pubblicazione dell’indice ZEW che è salito più delle attese sia in Germania (55,1 da 45,5, consenso 52,0) che nella media area euro (62,4 da 52,7). Del resto i mercati continuano a festeggiare il QE della BCE, con risvolti positivi sulla fiducia degli analisti dell’indagine ZEW. Tuttavia, non è solo l’andamento dei corsi azionari e obbligazionari a sostenere il morale. Il PMI composito area euro è migliorato più del previsto da 53,3 a 54,1, le stime erano per un più cauto 53,6, e questo grazie a un aumento di 0,9 dell’indice per il manifatturiero a 51,9, mentre l’indice per i servizi è cresciuto di 0,6 a 54,3. Il recupero della zona euro è per il momento in larga misura trainato dalla Germania. Il PMI manifatturiero tedesco è salito a 52,4 da 51,1. L’indice IFO è avanzato di circa un punto a 107,8. Per entrambi gli indici l’aumento è stato più forte delle stime di consenso. L’indice della Banca del Belgio è rimbalzato di due punti a -6, su un forte aumento degli ordini all’export un chiaro segnale che l’industria nella vicina Germania è ripartita. A fronte della brillante ripesa tedesca spiegata da una combinazione di assai vivace domanda interna e recupero dell’export su scia del cambio, si conferma la debolezza della Francia con l’indice INSEE di nuovo sotto quota 100 e il PMI manifatturiero ancora a 48,2 anche se in ripresa rispetto al mese scorso.

Nel complesso le sorprese positive dai dati confermano che la Germania potrebbe crescere ancora al passo di fine 2014: 0,7% t/t. Per l’Eurozona, la crescita del PIL a inizio 2015 dovrebbe essere in linea con il +0,3% del 4° trimestre proprio grazie alla Germania, dal momento che il miglioramento in Francia e Italia rimane più incerto. Pensiamo che in ogni caso il ritmo di crescita trimestrale possa accelerare a 0,4-0,5% t/t in primavera, quando si farà più evidente l’effetto del deprezzamento del cambio. Stimiamo che l’impatto massimo del calo dell’euro si avrà tra fine estate e la primavera del 2016. Ci vorrà ancora un po’ per vedere gli effetti dell’EAPP sull’economia reale, anche se gli effetti su tassi e corsi azionari sono assai tangibili.

 Negli USA, da inizio 2015 c’è stata una sequenza di sorprese negative, dopo un autunno 2014 tutto in rialzo. Dal 2011 al 2015, il 1° trimestre è stato sempre deludente, e seguito poi da rafforzamento nel resto dell’anno. Questo suggerisce difficoltà di destagionalizzazione ereditate dalla grande recessione, oltre agli evidenti effetti del clima particolarmente avverso nei primi mesi del 2014 e del 2015. Quest’anno, le sorprese negative si sono susseguite fino a metà marzo, su gran parte degli indicatori, con l’esclusione di quelli del mercato del lavoro, che hanno invece segnato ampie sorprese positive (a febbraio, nuovi occupati e tasso di disoccupazione, a febbraio-marzo, nuovi sussidi). Nelle ultime settimane il tenore dei dati è stato più misto, con delusioni da produzione manifatturiera, ordini di beni durevoli di febbraio, ma indicazioni più positive delle attese per il settore immobiliare residenziale (cantieri, vendite di case). Si rileva anche un aumento del CPI core di 0,2% m/m per il secondo mese consecutivo a febbraio, che segnala rischi molto contenuti di ulteriore disinflazione.

– La prossima settimana i principali dati di marzo dovrebbero, a nostro avviso, dare indicazioni positive e confermare la stabilità della ripresa, nonostante il freno transitorio del clima e quello più duraturo del cambio. Prevediamo un altro solido employment report a marzo, con un aumento di occupati non agricoli intorno a 270 mila, diffuso a tutti i settori e un possibile rialzo della partecipazione. L’aumento della forza lavoro potrebbe determinare un ritorno del tasso di disoccupazione al 5,6%, segnale positivo se legato a partecipazione più elevata. Prevediamo anche un’accelerazione della dinamica salariale e delle ore lavorate. L’ISM manifatturiero dovrebbe recuperare, dopo 3 correzioni consecutive. Le vendite di auto sono previste in netta ripresa, dopo due mesi frenati dal clima. I dubbi sulla sostenibilità dell’espansione americana dovranno essere ampiamente ridimensionati, a nostro avviso.


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