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Il Punto: il commercio mondiale è in forte espansione e le prospettive congiunturali per i mesi estivi sono positive

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Politiche economiche: in Europa strategie di uscita fiscale accelerata, negli Stati Uniti e in Giappone: ancora strategie di “entrata” in politiche espansive, più che di “uscita”. I differenziali di crescita confermeranno la divergenza di policy fra aree…


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Nonostante le preoccupazioni per la sostenibilità del debito pubblico, il commercio mondiale è in forte espansione e le prospettive congiunturali per i mesi estivi sono positive. Crescita degli occupati USA più debole del previsto.

– Le giuste preoccupazioni per i problemi di sostenibilità fiscale di molti paesi industrializzati non devono far dimenticare gli ottimi segnali di ripresa dell’attività produttiva e del commercio mondiale che si stanno manifestando con continuità da alcuni mesi. In marzo l’indice CPB di volume del commercio mondiale è cresciuto del 3,5% m/m e del 20,1% a/a, incremento che lo ha riportato ad appena 3,8 punti dal livello pre-crisi del luglio 2008. Perciò, non risulta più vero che i livelli globali di attività siano depressi rispetto alla norma degli anni 2007-08. Questo numero comprende ancora due realtà diverse: da una parte gli emergenti asiatici e latinoamericani, i cui livelli di export superano il picco pre-crisi del 6% in media; dall’altra, i paesi avanzati e l’Europa Centrale ed Orientale che esportano rispettivamente ancora l’8% e il 3% in meno rispetto al luglio 2008. Ma anche questi ultimi hanno sperimentato un progresso di ben 8 punti percentuali rispetto al settembre 2009. Una maggiore dinamicità dell’area euro rispetto al secondo semestre 2009 si nota dall’incremento di 6,6% registrato fra dicembre e marzo, superiore alla media delle economie avanzate (4,9%) e alla media mondiale (4,8%).

Aggiungiamo che la ripresa sembra essere continuata nell’ultimo bimestre. L’indice PMI Global di ordini all’esportazione è salito di 1,5 punti rispetto al primo trimestre 2010 e a 58,3 è 6,7 punti sopra la media storica. E con le misure di restrizione fiscale per lo più confinate a paesi piccoli come Grecia e Portogallo e la restrizione monetaria rinviata a tempi migliori, la crescita del commercio mondiale dovrebbe continuare anche nel trimestre estivo.

– La riunione della BCE si concluderà con tassi fermi ed un messaggio rassicurante per i mercati. È possibile che le stime di crescita e inflazione siano riviste marginalmente al rialzo, dato il recupero della domanda mondiale e per effetto del cambio più debole. Trichet ribadirà che l’acquisto di titoli governativi (35 mld di euro al 28 maggio) è una misura straordinaria adottata per garantire la trasmissione dell’impulso di politica monetaria, tesi già espressa questa settimana. Trichet è soggetto anche a critiche interne: Weber ha riaffermato le sue preoccupazioni per i rischi creati dal Securities Markets Program (SMP) e ha specificato che la misura dovrebbe avere una durata limitata al periodo di implementazione del piano anticrisi europeo. A suo giudizio, gli acquisti di titoli non dovrebbero eccedere dei livelli prestabiliti in modo rigido. La linea di consenso sul ritiro delle misure non convenzionali sembra però quella espressa da Draghi e Stark. Il primo ha indicato che il SMP dovrebbe essere abbandonato non appena i mercati si normalizzeranno. Stark ha dichiarato che la BCE potrebbe gradualmente tornare al percorso di uscita interrotto con l’inizio del SMP già a luglio, quando verranno a scadenza i 442 mld di euro immessi con l’asta straordinaria annuale del 30 giugno 2009. Il sistema interbancario si sta comunque preparando da solo a una riduzione dell’eccesso di riserve, dal momento che il ricorso alla deposit facility è salito a un nuovo record di 320 mld di euro.

– L’employment report di maggio mostra un aumento di occupati inferiore alle attese. I nonfarm payrolls crescono di 431mila, dopo +290mila di aprile. Sul totale dei nuovi posti, 41mila sono nel settore privato, 390mila sono nel settore pubblico, di cui 412mila nel settore federale. Le assunzioni per il censimento sono in linea con le aspettative. I posti creati nel settore privato sono nettamente inferiori alla media dei 2 mesi precedenti (188mila). Si riscontra un indebolimento anche nell’indagine delle famiglie, molto volatile, con occupati in calo di 35mila (media3m, +260mila). Disaggregando fra settori, gli occupati nelle costruzioni calano di 35mila: questo può essere dovuto alla volatilità legata agli incentivi per l’acquisto di case; il vero rallentamento è nel settore servizi, con +37mila dopo +156mila di aprile. L’ISM non manifatturiero puntava invece a maggiore crescita rispetto ai mesi precedenti. Le altre informazioni sono più positive. Il tasso di disoccupazione scende a 9,7%, e le misure di disoccupazione allargata scendono. Le ore lavorate crescono di 0,3% m/m, e i salari orari dello 0,3% m/m. Nel complesso, i dati non modificano la valutazione mercato del lavoro in miglioramento, ma lasciano aperta la possibilità di un trend più moderato.


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