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Il Punto: Il FOMC annuncia l’avvio di QExit a ottobre e mantiene un rialzo a dicembre

Il messaggio è di ampia fiducia nella solidità della ripresa, che giustifica il proseguimento della normalizzazione della politica monetaria, pur in presenza di inflazione bassa e di volatilità legata agli uragani. ……


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La politica del bilancio rimarrà sullo sfondo e la politica monetaria attiva verrà gestita attraverso i tassi, previsti su un sentiero di moderati rialzi, con un punto di arrivo al 2,75% nel 2020 (da una precedente stima del tasso neutrale al 3%). 

La riunione del FOMC si è conclusa, come atteso, con tassi fermi e l’annuncio che la riduzione graduale dei reinvestimenti inizierà ad ottobre, seguendo il programma delineato a giugno. Il voto è stato unanime. La maggiore incertezza per questa riunione era concentrata sulle proiezioni dei tassi, e in particolare su quella per dicembre. Nel grafico a punti con le proiezioni individuali, emerge un ampio consenso per un rialzo entro fine anno: 4 voti per tassi fermi, 11 voti per un rialzo e 1 voto per due rialzi. Nelle ultime settimane molti presidenti avevano sollevato dubbi sul sentiero dell’inflazione e sull’opportunità di alzare i tassi prima di vedere una chiara ripresa della dinamica dei prezzi dopo un semestre di evidente debolezza. Il Board, a parte Brainard, era rimasto silenzioso (in particolare Yellen e Fischer): nella discussione interna il Comitato deve aver ritenuto che i rischi di persistenza di inflazione bassa sono molto diminuiti. Su questo ci saranno maggiori informazioni nei verbali. In ogni caso, il messaggio, implicito ed esplicito, del FOMC è di ampia fiducia nella solidità della ripresa economica. Nelle parole di Yellen: “il messaggio di base qui è che la performance economica americana è stata buona (…) e i passi che abbiamo fatto per normalizzare la politica monetaria (…) sono ben giustificati dato il progresso molto significativo che abbiamo visto nell’economia”. Riguardo all’incertezza sull’inflazione, il Comitato continua a ritenere che una parte preponderante della debolezza di quest’anno sia transitoria, anche se Yellen stessa ha affermato che non si può dire che ci sia un “sufficiente insieme di fattori che spieghi perché l’inflazione sia stata così bassa”.

La valutazione macroeconomica nel comunicato rimane positiva, con poche marginali variazioni rispetto a luglio, sia per l’attività reale sia per l’inflazione. Il testo rileva che i dati nel breve termine saranno influenzati dagli effetti degli uragani, sia per l’attività sia per i prezzi, ma sottolinea che “le tempeste probabilmente non modificheranno in modo significativo l’economia nazionale nel medio termine”. Per quanto riguarda le proiezioni, viene alzata la crescita per fine 2017 (a 2,4% da 2,2%), mentre le previsioni sono sopra il potenziale per il 2018-19 e al potenziale nel 2020 (1,8%). Il tasso di disoccupazione è previsto al 4,3% a fine 2017 e a 4,1% nel 2018 e 2019, e si mantiene sotto l’equilibrio anche nel 2020. L’inflazione core è rivista verso il basso per il 2017 (a 1,5% da 1,7%), ma sale al 2% nel 2019. Il tasso di interesse neutrale è ridotto di 25pb a 2,75% da 3% delle precedenti proiezioni. Il sentiero dei tassi previsto è marginalmente più basso e più piatto: oltre al rialzo di fine 2017, ci sono tre rialzi nel 2018, poi due nel 2019 e uno nel 2020.

L’unica vera variazione del comunicato riguarda ovviamente la politica del bilancio in cui si indica, con una sola frase, che il programma di riduzione dei reinvestimenti inizierà ad ottobre secondo le regole già indicate. Come ha detto Yellen, il bilancio non sarà uno strumento attivo della politica monetaria, che verrà gestita utilizzando i tassi. Secondo Yellen, ora c’è “un’asticella alta” per riprendere ad acquistare titoli: la condizione necessaria sarebbe “uno shock significativo che sia un effettivo deterioramento dello scenario”.

I verbali fra tre settimane daranno maggiori informazioni sul dibattito relativo ai tassi, ma la diffusione del consenso nel grafico a punti rende molto probabile un rialzo a dicembre seguito da un sentiero graduale, a meno di dati significative sorprese dai dati. È quindi ragionevole includere un rialzo dei tassi a dicembre. Le reazioni dei mercati si sono concentrate soprattutto sul cambio, con un generalizzato apprezzamento del dollaro. I rendimenti hanno segnato un movimento complessivamente modesto, mentre le probabilità per un rialzo a dicembre sono aumentate da un livello vicino a 50% fino al 63,8% (fonte Bloomberg).


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