La BoJ aumenta il fine tuning dei mercati, con obiettivi sui tassi a breve e a lungo termine. L’impegno a fare overshooting sull’inflazione garantisce acquisti di JGB quasi senza limite…
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La riunione del FOMC si è conclusa con tassi fermi e con indicazioni di un probabile rialzo entro fine anno. Dietro a questo esito, scontato, emergono segnali di un acceso dibattito. La decisione di mantenere i tassi fermi ha avuto ben tre dissensi, e lo scontento è diffuso anche fra i non votanti. La decisione di mantenere i tassi fermi è stata supportata dalla mancanza di urgenza per una mossa: l’economia è in una sorta di stato stazionario, con crescita vicina al potenziale, mercato del lavoro al pieno impiego e inflazione in graduale rialzo verso il 2%. La valutazione dell’economia è complessivamente positiva e migliore rispetto a luglio. Il comunicato afferma che “il caso per un rialzo si è rafforzato ma abbiamo deciso di aspettare per ulteriore progresso verso gli obiettivi”. Il FOMC torna a dare una valutazione dei rischi di breve termine, che “appaiono circa bilanciati”. Questo è un segnale per un rialzo ravvicinato: a luglio si diceva solo che i rischi erano scesi, ma non se ne dava un giudizio.
Le novità principali nelle proiezioni macroeconomiche e dei tassi, estese fino al 2019, sono concentrate sulle stime di lungo termine per crescita (ridotta a 1,8%) e tasso di interesse (in calo a 2,9%). Per il sentiero dei tassi, l’estensione delle previsioni al 2019 ha portato, come atteso, a spalmare gli aumenti su un anno in più; in particolare nel 2017 ci sono solo due rialzi, mentre ce ne sono tre in ciascuno dei due anni successivi. Dal grafico a punti appare una solida maggioranza per tassi più alti entro fine 2016 (14 punti su 17). Il sentiero successivo, però, è molto disperso. Rimane una forte maggioranza a favore di ulteriori rialzi nei prossimi anni, se pure a un ritmo incerto, ma la guidance della Fed è diventata estremamente inaffidabile. La nostra previsione è un rialzo dei tassi a dicembre, a meno di shock inattesi; una mossa a novembre, a pochi giorni dalle elezioni, sembra improbabile soprattutto in assenza di urgenza dallo scenario macro. Nel 2017, i tassi dovrebbero rimanere fermi per gran parte del 1° semestre.
La Banca del Giappone ha delineato un “nuovo framework per rafforzare lo stimolo monetario”. Le novità sono:
1) il “controllo della curva”; e
2) l’”impegno a un overshooting dell’inflazione”.
Operativamente, la strategia cambia su diversi fronti.
1) Controllo della curva. Le indicazioni di politica monetaria specificano un tasso di policy di breve termine (invariato a -0,1%) e un livello obiettivo per il tasso di lungo termine (JGB a 10 anni intorno a zero). Gli acquisti verranno mantenuti “più o meno in linea con il ritmo attuale” con una variazione di circa 80 tln di yen. Si elimina l’annuncio della vita media degli acquisti. I nuovi strumenti per facilitare il controllo della curva sono: i) acquisti di JGB con tassi determinati dalla BoJ; ii) operazioni di finanziamento a tasso fisso, con scadenza a 10 anni (da 1 anno). Per le altre classi di attività, si mantengono le linee guida annunciate in precedenza.
2) Impegno a fare overshooting sull’inflazione. La Banca centrale continuerà a espandere la base monetaria fino a quando la variazione del CPI ex-alimentari freschi non eccederà e resterà stabilmente sopra il 2% a/a. La variazione della base monetaria potrà fluttuare sulla base delle operazioni attuate per il controllo della curva, e probabilmente il rapporto base monetaria/PIL nominale eccederà il 100% nell’arco di 1 anno, dall’attuale 80%. Il nuovo framework ha due obiettivi ufficiali: fare scendere i tassi reali di interesse e aumentare le aspettative di inflazione, con l’impegno a un overshooting dell’obiettivo. È improbabile che le novità siano sufficienti a ottenere un significativo indebolimento dello yen e una ripresa dell’inflazione, per non parlare di un effettivo stimolo alla crescita; però, confermando che gli acquisti potranno continuare anche se l’inflazione sarà tornata all’obiettivo, rappresentano un altro passo verso la monetizzazione e il consolidamento del debito pubblico, che sarebbe insostenibile senza l’aiuto della Banca centrale. La strada per risolvere i problemi del Giappone dovrà passare, a nostro avviso, attraverso una rivoluzione più radicale, con l’adozione di “helicopter money”: evidentemente le istituzioni non sono ancora abbastanza sotto pressione per modificare alla radice il regime dell’indipendenza fra politica fiscale e monetaria.
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