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Il Punto : Il nuovo picco dell’inflazione nell’Eurozona

Il Punto : Il nuovo picco dell’inflazione nell’Eurozona riflette ancora soprattutto le tensioni su energia ed alimentari, ma l’aumento dei prezzi è sostenuto in tutte le categorie merceologiche.

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Il calo dell’inflazione tendenziale nei prossimi mesi rifletterà il minor contributo dei fattori esogeni, mentre la componente endogena accelererà ancora. Nel frattempo, i Governi nazionali stanno rafforzando le misure di sostegno varate per proteggere consumatori e imprese dal continuo rincaro dei prezzi.

– L’inflazione nell’Eurozona ha toccato l’8,6% a/a in giugno, il massimo dal 1998 (ovvero da quando esistono i dati comparabili). Al rialzo mensile di giugno (0,8% m/m) hanno contribuito in modo sproporzionato energia (3,3%) e alimentari (1,1%). Tuttavia, il trend dell’inflazione core (al netto di energia e alimentari freschi) è riaccelerato, con un incremento di 0,4% m/m (4,6% a/a), dopo 0,7% m/m di maggio, e l’inflazione è ben sopra l’obiettivo BCE sia per i servizi (3,4% a/a), sia per i beni industriali non energetici (4,3% a/a). L’evoluzione in corso d’anno dovrebbe vedere l’indice generale spostarsi lungo un percorso di lenta discesa da agosto, lievemente più pronunciato rispetto alla dinamica di fondo, che invece è attesa raggiungere un punto di svolta più avanti, verosimilmente tra fine 2022 e inizio 2023.

– Il meccanismo endogeno di trasmissione dei rincari energetici agli altri comparti è ormai in atto e avrà un peso non trascurabile sulla dinamica annua dell’inflazione. La conferma viene dalla continua accelerazione della componente alimentare1, che, oltre ai rincari energetici, incorpora le spinte derivanti dai problemi all’offerta legati al conflitto tra Russia e Ucraina e fattori locali (la siccità in alcune zone produttive). La crescita di alcune componenti dei beni manufatti ex-energia, come ad esempio arredamento ed elettrodomestici, segnala che le pressioni a monte della catena produttiva derivanti dai rincari delle materie prime e dalle strozzature all’offerta stanno diventando più pervasive. I servizi si confermano il settore meno impattato dai rincari energetici; gli incrementi oggi osservabili (in particolare nel comparto alberghiero e ristorazione) sembrano riflettere un adeguamento del livello dei prezzi alla normalizzazione della domanda dopo gli effetti dello shock pandemico; in giugno, i rincari nei servizi (che costituiscono il 42% dei consumi) spiegano soltanto il 16% della variazione mensile.

– Nei mesi estivi, l’inflazione sarà parzialmente e temporaneamente frenata dalle misure introdotte dai governi nazionali per calmierare i prezzi energetici. Gli interventi governativi hanno contribuito all’inatteso calo dei prezzi che si è registrato in Germania a giugno (-0,1% m/m sulla misura armonizzata); la stima flash dai Länder ha evidenziato una marcata flessione di carburanti e trasporti (scesi, ad esempio, di -4,8% e -6,4% m/m, rispettivamente, in Sassonia), che hanno beneficiato del taglio delle accise su benzina e diesel (in vigore per tre mesi, a partire dal 1° giugno), nonché del ribasso a 9 euro al mese dell’abbonamento per il trasporto pubblico.

– Sarà un autunno ad alta incertezza. L’endogeneità dei rincari dei prezzi acquisirà forza nel 2° semestre, alla luce anche dei rischi al rialzo che potrebbero arrivare dall’accelerazione della dinamica salariale. Non possiamo, inoltre, escludere nuovi shock esogeni nei prossimi mesi: l’intensificarsi delle tensioni sul mercato del gas potrebbe preludere a nuove fiammate dei prezzi nei prossimi mesi, con effetti (diretti e indiretti) sull’inflazione europea più forti e duraturi.

– Non c’è nulla che la BCE possa fare per modificare il percorso dell’inflazione dei prossimi mesi.In questo momento, l’inflazione è in larga misura importata o riflette l’onda di trasmissione dei rincari di costo ai prezzi finali. La correzione della politica monetaria che è stata avviata nei mesi scorsi servirà a ridurre la probabilità che l’inflazione resti elevata dopo che l’onda di propagazione del primo shock si sarà spenta. Tuttavia, come ricordava uno dei lavori presentati all’ECB Forum on Central Banking questa settimana, durante i periodi di alta volatilità delle quotazioni petrolifere la stabilizzazione dell’inflazione è molto più difficile, e comporta maggiori costi in termini di occupazione e crescita mancata.

Fonte: BondWorld.it


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