Purtroppo, la sua visione dell’Europa dovrà fare i conti con un contesto difficile……..
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Che cosa ha in mente il nuovo presidente francese Macron per l’Europa? E, soprattutto, che cosa potrà ragionevolmente conseguire?
Negli ultimi giorni, il quesito si è affacciato sulla stampa internazionale, che ha iniziato a chiedersi se la Francia continuerà a coltivare il tradizionale rapporto speciale con la Germania, rassegnandosi ad elemosinare come altri predecessori un po’ di flessibilità in più sugli obiettivi fiscali, o se privilegerà le istanze di riforma della governance europea avanzate prima e durante la campagna elettorale. I presupposti sono molto interessanti. In un discorso pronunciato in Germania a gennaio, Macron identificò 5 pilastri sui quali ricostruire l’Unione: difesa, politiche commerciali che includano garanzie di equità, sostenibilità dello sviluppo, rivoluzione digitale e rilancio dell’Unione Monetaria; tutto integrato da riforme che colmino il deficit democratico delle istituzioni europee.
Riguardo all’Unione Monetaria, “l’euro è incompleto e non può durare senza riforme importanti”. Oltre al rispetto delle regole, “serve maggiore solidarietà”. Questa si ottiene, secondo Macron, creando un bilancio dell’Eurozona, sostenuto da entrate specifiche, effettuando parte delle emissioni di debito in comune e introducendo “regole comuni su questioni fiscali e sociali” contro il dumping fiscale tra Stati membri. Ciò con tre obiettivi: finanziamento degli investimenti più cruciali per lo sviluppo dell’area, garantire la disponibilità di assistenza finanziaria di emergenza attraverso l’ESM, aiutare gli Stati colpiti da forti shock economici.
Che speranze ci sono che questo programma possa essere adottato e implementato?
Innanzi tutto, Macron deve ancora costruirsi una maggioranza parlamentare, che presumibilmente richiederà di formare una coalizione con il centro-destra. Questo passaggio potrebbe obbligarlo a diluire la sua piattaforma europeista. Qualsiasi riforma dell’Eurozona dovrà procedere per consenso unanime, e di sicuro non può prescindere dall’approvazione di tutti gli Stati più grandi. Gli interventi più importanti richiederanno la firma di nuovi trattati, se non la riforma dello stesso Trattato sull’UE. La coincidenza con il negoziato per il recesso del Regno Unito e la deriva nazionalista in alcuni paesi dell’Europa centro-orientale e la debolezza dei governi in Europa meridionale complica le cose. Ma il problema più spinoso è costituito dall’atteggiamento della Germania. Anche in Germania c’è consapevolezza in alcuni ambiti (SPD, verdi e parte degli ambienti accademici) che è necessario un cambiamento di prospettiva. Tuttavia, il Governo, l’opinione pubblica e le autorità monetarie sono ancora saldamente controllate dai custodi dell’ortodossia che ha prodotto il Fiscal Compact e imposto un bias deflazionistico alle politiche economiche, e costoro hanno ancora ottime possibilità di uscire vincitori dalle elezioni di settembre.
La loro soluzione al problema dell’instabilità dell’Eurozona, in realtà, è una non-soluzione: dando per scontato che sia impossibile procedere sulla strada del completamento dell’unione per mancanza di consenso politico, ritengono che sia meglio preparare il terreno per una ristrutturazione del debito, qualora la disciplina delle regole fiscali si riveli insufficiente a prevenire una crisi. E se ciò porterà a un aumento dei costi di rifinanziamento per i paesi più deboli, tanto meglio: ci sarà più incentivo a implementare riforme e a garantire la disciplina fiscale.
Indipendentemente dalla ragionevolezza dell’analisi economica sottostante, a nostro avviso, il problema di questa strategia è che si sta rivelando insostenibile politicamente, in quanto (pur non essendone l’unica causa), fuori dalla Germania l’agenda economica tedesca ha indebolito il sostegno all’Unione Monetaria e favorito la crescita di movimenti che ne propugnano la fine. Nel suo discorso, Macron aveva preso a prestito e adattato una frase di Delors che si attaglia bene alla situazione attuale: “per l’Europa abbiamo bisogno di una visione e di un cacciavite. Sfortunatamente, oggi abbiamo molti cacciavite ma ci manca ancora una visione”
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