Nuova capitolazione del governo inglese nei negoziati sull’uscita dall’Unione Europea………
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Ciò nonostante, raggiungere un accordo potrebbe ugualmente non essere così facile. Battuta d’arresto per la riforma tributaria negli Stati Uniti. OPEC e Russia hanno annunciato un’estensione di nove mesi all’accordo che limita la produzione domestica di petrolio.
– Negli ultimi giorni, la sterlina ha ricevuto notevole impulso dalle voci che il governo britannico aveva preparato una controfferta molto più generosa per regolare le pendenze finanziarie legate alla sua prossima uscita dall’Unione Europea. La controfferta, che assomiglia molto a una capitolazione, arriva a due settimane dalla riunione del Consiglio Europeo che potrebbe dare il suo via libera al passaggio alla fase due dei negoziati, purché siano raggiunti gli obiettivi fissati per la fase uno (oltre all’accordo finanziario, diritti concordati per i rispettivi espatriati e un regime speciale per il confine tra Repubblica di Irlanda e Irlanda del Nord). Tuttavia, non è affatto scontato che sugli altri due punti sia possibile raggiungere un accordo prima del Consiglio Europeo: una capitolazione del governo britannico anche sul dossier irlandese potrebbe avere conseguenze per la tenuta della coalizione di governo, mentre l’Irlanda potrebbe mettere il veto ad accordi che non garantiscano il mantenimento di una frontiera aperta.
Il tempo gioca contro il governo inglese: l’asimmetria dei rapporti commerciali implica che il costo di una hard Brexit per il Regno Unito è sproporzionato rispetto a quello che dovrà sostenere l’Unione Europea. Senza garanzie che vi sarà un periodo transitorio, l’avvio di contingency plans per uno scenario di hard Brexit diventa inevitabile per le imprese operanti nel Regno Unito e per lo stesso governo britannico. Perciò i negoziatori inglesi hanno già ceduto (1) sullo schema sequenziale dei negoziati, (2) sul fatto che il Regno Unito avesse obblighi finanziari da onorare, (3) sulla necessità di incorporare una parte del diritto europeo nella legislazione britannica, (4) sull’opportunità di un periodo di transizione durante il quale poco cambierebbe, inizialmente negato dai fautori di Brexit. Alla fine, l’accordo sarà molto vicino ai termini annunciati dai negoziatori UE. Possiamo prevedere che il Regno Unito avrà anche bisogno di rinviare gli effetti di Brexit a ben dopo il 29 marzo 2019.
– Negli Stati Uniti, l’iter della riforma tributaria (Tax Cuts and Jobs Act, TCJA) in Senato registra una battuta d’arresto: l’inizio della discussione in aula, atteso per ieri, non è stato ancora fissato. Dopo la dichiarazione favorevole di McCain, l’opposizione del gruppo dei conservatori fiscali è diventata problematica, per via della pubblicazione delle stime dinamiche del Joint Committee on Taxation (JCT). Il JCT mostra (non sorprendentemente) che la riforma non si autofinanzierebbe attraverso aumenti della crescita, ma determinerebbe un aumento del deficit cumulato in 10 anni di 1 tln di dollari. La leadership del Senato sta cercando di delineare delle clausole di salvaguardia che soddisfino i senatori preoccupati dell’impatto sul deficit, mentre si discute anche di un possibile cambiamento dell’aliquota per la tassazione delle imprese.
– OPEC e Russia hanno annunciato un’estensione di nove mesi dell’accordo che limita la produzione domestica di petrolio. I nuovi termini saranno in vigore sino a fine dicembre 2018. Gli attuali volumi dei tagli (un totale di 1,8 milioni di barili al giorno) sono confermati. La principale sorpresa positiva riguarda Libia e Nigeria, in precedenza esentate dai tagli, ma che saranno ora soggette a un tetto di produzione cumulata pari a 2,8 milioni di barili al giorno. Inoltre, il Joint Ministerial Monitoring Committee , presieduto da Arabia Saudita e Russia, si riunirà ogni 3 mesi per valutare l’aderenza all’accordo e analizzare l’evoluzione dei fondamentali di domanda e offerta. Se il rispetto dei tagli rimarrà elevato, probabilmente il mercato mondiale si manterrà bilanciato nel 2018. Le principali minacce verranno dalle variazioni della produzione non convenzionale.
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