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Il Punto: In Italia, il Governo ha presentato il DEF

In Francia, gli elettori di sinistra hanno iniziato a far convergere i propri voti su Mélenchon, che nei sondaggi supera Fillon e si avvicina ai due candidati favoriti per il ballottaggio, Le Pen e Macron……….


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Lo scenario (per ora ancora improbabile) di un ballottaggio fra Le Pen e Mélenchon avrebbe implicazioni molto pesanti per i mercati.

In Italia, il Governo ha presentato il DEF. Il documento è basato su un rispetto formale dei requisiti di correzione strutturale previsti dalla normativa fiscale europea, ma il Ministro dell’Economia non ha nascosto i dubbi riguardo all’opportunità di procedere a una correzione così forte dei conti nell’attuale contesto.

– A dieci giorni dal primo turno delle elezioni presidenziali in Francia, i sondaggi mostrano uno sviluppo di grande interesse nelle intenzioni di voto: gli elettori di sinistra hanno iniziato a fare la propria scelta fra i due candidati radicali, Hamon e Mélenchon, e sembrano optare per il secondo. Mélenchon è stato così proiettato al 18-18,5%, a un passo da Fillon (19-20%). I sondaggi sono ancora guidati da Le Pen e Macron con percentuali analoghe (23-24% la prima, 22,5-23% il secondo). Considerando i margini di errore, c’è una probabilità bassa ma non più insignificante di clamorose sorprese. I sondaggi dicono che Mélenchon avrebbe ottime possibilità di battere Le Pen in un ipotetico ballottaggio fra i due, e che potrebbe anche dare molto filo da torcere a Macron. Reputiamo che la proposta politica di Mélenchon potrebbe scatenare reazioni di mercato non meno negative di quelle che potrebbe avere una vittoria di Le Pen, in caso di vittoria o anche solo di accesso al secondo turno. Anche Mélenchon è molto critico nei confronti dell’UE, dei processi di globalizzazione e dei trattati commerciali di libero scambio: a ragione, li percepisce come un ostacolo alla sua agenda sociale. Rispetto a Le Pen, infatti, Mélenchon è su posizioni diametralmente opposte sul fronte delle politiche di inclusione sociale, immigrazione e lavoro. Sostiene la necessità di introdurre un reddito minimo per tutti, ed è a favore di tassazioni proibitive dei redditi oltre certe soglie e di meccanismi redistributivi della ricchezza. Anche nel suo caso, un’eventuale vittoria alle presidenziali potrebbe essere incompleta, se le legislative non gli restituissero una maggioranza parlamentare su cui fare affidamento. La necessità di coabitazione potrebbe obbligare ad un annacquamento delle istanze più radicali, come avvenuto in altri paesi ove la sinistra è arrivata al potere e si è dovuta confrontare con la realtà del Governo.

– Il DEF presentato dal Governo italiano doveva conciliare l’inconciliabile: da una parte, l’impegno a una importante correzione strutturale sul biennio 2018-19 richiesto dal quadro fiscale europeo; dall’altra, l’esigenza di garantire la prosecuzione della fase di espansione economica in un periodo che si preannuncia già delicato per la coincidenza con la fine del PSPP e con le elezioni politiche del 2018. La scelta compiuta è quella di un rispetto formale degli impegni, ribadendo sulla carta l’obiettivo di una correzione strutturale di 0,8 punti sia nel 2018, sia nel 2019. Il documento include anche gli effetti della manovra correttiva da 0,2 punti di PIL sui conti 2017. Tuttavia, il Governo ha anche dichiarato che “il Governo avrà un ruolo attivo insieme ad altri partner europei sull’evoluzione delle regole di governance economica comune, in vista di un percorso di aggiustamento compatibile con l’esigenza di sostenere la crescita e l’occupazione ” [il corsivo è nostro] e che l’obiettivo prioritario del Governo – e della politica di bilancio delineata nel DEF – resta quello di innalzare stabilmente la crescita e l’occupazione, nel rispetto della sostenibilità delle finanze pubbliche”. La strategia generale di respingere la pressione per una restrizione troppo violenta dei conti è corretta, considerando le nubi che si affollano sullo scenario 2018. Sarà ora importante anche mettere a frutto le scarse risorse disponibili, evitando la dispersione che ha caratterizzato le due precedenti manovre di bilancio.


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