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Il Punto : Indagini di fiducia di marzo nell’Eurozona

Il Punto : La tornata di indagini di fiducia di marzo nell’Eurozona ha mostrato i primi effetti della crisi geopolitica internazionale, specie su consumatori e aziende industriali; l’impatto sul ciclo europeo potrebbe non esaurirsi in poche settimane.

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Nel frattempo, l’inflazione a marzo ha toccato un nuovo massimo dall’inizio delle rilevazioni, a 7,5%. Su questo fronte, i Governi nazionali sono intervenuti con ulteriori misure, dopo quelle già implementate nei mesi scorsi, per mitigare gli effetti su famiglie e imprese; gli interventi messi in campo a partire dall’autunno scorso valgono nel complesso quasi un punto di PIL, ma freneranno solo in parte la dinamica dei prezzi finali dell’energia.

– Le indagini congiunturali di marzo hanno iniziato a riflettere i primi effetti del conflitto sul ciclo nell’Eurozona, con un calo del morale particolarmente marcato tra i consumatori e tra le imprese manifatturiere. Il dettaglio ha evidenziato in particolare un crollo delle aspettative sull’economia (persino più accentuato, in termini di variazione mensile, di quello registrato nel mese di scoppio della pandemia a marzo 2020), nuovi massimi storici per le attese sui prezzi e segnali di una nuova recrudescenza delle strozzature all’offerta nell’industria. Il manifatturiero, contrariamente a quanto avvenuto con la pandemia, sarà il settore più colpito dal nuovo shock, mentre i servizi appaiono più resilienti (ad eccezione di quei comparti, come trasporti e logistica, più esposti al rincaro dei carburanti e all’attività industriale; nel complesso, comunque, anche tra i servizi si registra un deterioramento delle aspettative). Le costruzioni per ora restano in territorio ampiamente espansivo.

Sfortunatamente, le indagini di marzo potrebbero non aver incorporato appieno gli effetti della crisi, soprattutto in termini di rischi di razionamento dell’energia, difficoltà di approvvigionamento di materie prime non solo energetiche (commodity agricole, metalli), spill-over dall’industria ai servizi. In sintesi, l’impatto della crisi geopolitica internazionale potrebbe pesare sull’attività economica nell’area euro non solo nel breve termine, mettendo a rischio la riaccelerazione del ciclo precedentemente attesa dal trimestre primaverile (sulla scia dei miglioramenti sul fronte sanitario), dopo la stagnazione di inizio anno. Dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, abbiamo rivisto al ribasso di quasi un punto la previsione di crescita per l’Eurozona nel 2022 (a 3%) e al rialzo di quasi tre punti la stima di inflazione (a 6,4%); gli ultimi sviluppi segnalano che i rischi su queste proiezioni, incluse nello Scenario Macroeconomico pubblicato lo scorso 22 marzo, sono ancora al ribasso sulla crescita e al rialzo sull’inflazione.

– I prezzi al consumo in area euro a marzo hanno registrato un rialzo di 2,5% m/m e l’indice core è cresciuto di 1,1% m/m. I maggiori contributi alla variazione mensile vengono dalle componenti più volatili e dai beni manufatti (2,5% m/m), che risentono dell’impatto ritardato dei colli di bottiglia all’offerta. Gli alimentari freschi sono in rialzo di 1,2% m/m e anche l’energia continua a salire vertiginosamente, con una variazione di 12,5% m/m, guidata dal rincaro dei carburanti. L’inflazione headline, a 7,5% a/a da 5,9% precedente, e quella core, a 3,2% a/a, sono sui massimi dal 1998 (ovvero da quando esistono i dati comparabili). Rispetto a maggio 2018, quando l’indice dei prezzi raggiunse l’obiettivo BCE del 2%, l’extra-inflazione attuale (+5,5%) è dovuta per circa il 70% alla componente energia e solo in piccola parte (il 5%) agli alimentari freschi. Tuttavia, il rischio è che la natura e la persistenza dello shock energetico possa innescare dinamiche inflattive più strutturali.

L’elevata incertezza di medio termine rende possibili nuovi shock sui prezzi energetici. Per tale ragione, abbiamo analizzato varie ipotesi sul prezzo medio del gas naturale nel biennio 2022-23, ovvero 150 €/MWh (scenario 1), 200 €/MWh (scenario 2) e uno scenario più benevolo di quello centrale, con una media a 80 €/MWh (scenario 3), tenendo ancorate le quotazioni del greggio al nostro scenario base. Le principali conclusioni sono le seguenti:

* nel caso di prezzi del gas naturale da scenario 1, la crescita addizionale dell’inflazione media annua ammonterebbe a 0,1% per il 2022 e 0,5% per il 2023 sull’indice generale;

* l’aumento dei prezzi delle materie prime prospettato nello scenario 2 determina, invece, un rialzo dell’inflazione media annua di 0,3% nel 2022 e 0,9% nel 2023; la differenza tra scenario 2 e quello attuale toccherebbe il suo massimo nella parte finale dell’anno: a dicembre 2022, il CPI si attesterebbe al 6% contro 5,2% nello scenario base;

* infine, nel caso in cui il prezzo del gas naturale cali più rapidamente di quanto previsto dal nostro baseline (scenario 3), l’inflazione media annua risulterebbe più bassa di -0,2% nel 2022 e -0,3% l’anno prossimo rispetto alle nostre previsioni centrali.

– Già a partire dallo scorso settembre, tutti i principali Paesi dell’Unione hanno adottato specifici provvedimenti fiscali mirati a contenere gli effetti dei rincari energetici su famiglie e imprese. Il denominatore comune dei vari interventi è rappresentato da tagli (temporanei) alla tassazione su gas, energia elettrica e carburanti (che agiscono direttamente sul prezzo di vendita) e trasferimenti a imprese (tipicamente, quelle “energivore”) e famiglie (soprattutto a medio-basso reddito, ma non solo); soltanto in Francia sinora (ma nelle prossime settimane potrebbe essere anche il caso della Spagna), si è deciso un tetto ai prezzi (alle tariffe, in particolare); in tutti i maggiori Paesi, le misure sono state parzialmente finanziate attraverso una tassazione sugli extra profitti delle società energetiche. Tra le principali economie:

* l’Italia ha stanziato nel complesso 14,8 miliardi, pari a circa lo 0,8% del PIL, in più tranche: 1) il DL 27 settembre 2021 ha destinato 3,5 miliardi per azzerare gli aumenti in bolletta dal 1° ottobre per le famiglie che beneficiano del “bonus sociale elettrico” e del “bonus gas”, oltre che per ridurre gli oneri di sistema per le utenze domestiche e non; inoltre, l’IVA sul gas è stata ridotta al 5%, dal precedente 10% o 22% (a seconda dei consumi); 2) la Legge di Bilancio ha previsto interventi per ulteriori 3,8 miliardi, perlopiù a sostegno delle aziende, a valere sul 1° trimestre 2022; 3) il 21 gennaio e il 18 febbraio sono stati approvati due nuovi decreti che hanno stanziato rispettivamente 1,7 e 5,8 miliardi per famiglie e imprese (in particolare per le “energivore”), a valere sul 1° semestre 2022; 4) infine, con il decreto energia del 21 marzo, il Governo ha deciso un taglio delle accise su benzine e GPL fino al 20 aprile (finanziato dal maggior gettito IVA), nonché la rateizzazione delle bollette di energia elettrica e gas di maggio e giugno (fino a 24 mesi, con garanzia SACE fino al 90% degli importi dovuti);

* la Germania ha destinato in tutto oltre 28 miliardi (lo 0,7% del PIL) a diversi interventi, tra i quali: 1) l’autunno scorso, è stata decisa una riduzione (a partire dal 1° gennaio 2022) di oltre il 42% della tariffa che i consumatori pagano per sostenere le energie rinnovabili (costo: 3,3 mld); successivamente, si è decisa l’eliminazione di tale tariffa a partire da luglio 2022, con un costo annuo di 6,6 miliardi; 2) a febbraio, è stato messo in campo un pacchetto da 4,5 miliardi per sussidi a famiglie a basso reddito e indennità per pendolari; 3) infine, lo scorso 24 marzo, il Governo ha deciso un pacchetto ancor più sostanzioso, da 15 miliardi, con un taglio delle accise su benzina e diesel (ai minimi europei) per 3 mesi, e con contributi una-tantum per individui (300 euro pro capite) e famiglie (100 euro per ogni figlio);

* la Francia è intervenuta più tempestivamente e in misura più incisiva, con misure complessive da quasi 26 miliardi (l’1% del PIL): 1) un primo intervento risale al 15 settembre scorso, quando il Governo ha deciso il pagamento una tantum di 100 euro ai 5,8 milioni di famiglie che già ricevevano voucher energetici; inoltre, è stato annunciato un aumento massimo del 4% del prezzo del gas fino ad aprile 2022; 2) entrambe le misure sono state poi rafforzate il 21 ottobre, aumentando il numero di beneficiari dei voucher (a circa 38 milioni di persone, con un costo di 3,8 miliardi), ed estendendo il tetto dei prezzi fino alla fine del 2022 (con un costo stimato per EDF di oltre 10 miliardi); 3) infine, dal mese di febbraio, e fino a gennaio 2023, la tassazione sui consumi elettrici è stata ridotta da 22,5 euro per MWh a 1 euro per le famiglie e 50 centesimi per le imprese;

* la Spagna ha implementato interventi piuttosto contenuti in un primo momento (5,3 miliardi approvati tra settembre e ottobre 2021, a valere sino ad aprile 2022); successivamente, il 25 marzo, ha ottenuto, assieme al Portogallo, l’autorizzazione dell’UE ad applicare temporaneamente un tetto alle tariffe del gas naturale, in virtù del proprio status di “energy island”); secondo il Primo Ministro Sanchez, ciò dovrebbe portare l’insieme degli interventi messi in campo dal Governo a ben 16 miliardi (l’1,3% del PIL).

Fonte: BondWorld.it


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