Ecco l’agenda degli eventi più importanti. Dopo due anni e mezzo di crisi, costellati di accordi ‘storici’ che hanno partorito soltanto misure tampone, si prova non poco imbarazzo a definire le prossime due settimane di giugno come…
‘decisive’ per il futuro dell’Eurozona. Italia e Spagna si erano trovate sulla linea del fuoco già nell’estate del 2011, quando furono salvate dall’estensione del programma BCE di acquisto titoli. Cipro è troppo piccola perché la sua necessità di aiuto rappresenti un vero problema. La maggiore discontinuità è rappresentata oggi dal rischio che un paese membro, la Grecia, operi scelte politiche tali da condurlo fuori dall’Unione Monetaria.
Il primo evento cruciale della settimana sono, dunque, le elezioni politiche in Grecia, domenica 17. Anche se exit poll e proiezioni saranno disponibili già domenica sera, bisogna prepararsi all’eventualità che la fase di incertezza si protragga per giorni. Tuttavia, è difficile che i politici greci si possano concedere il lusso di lunghe trattative, visto il rischio di implosione del sistema finanziario e le ristrettezze di cassa del governo. Si badi che anche un esito all’insegna della massima continuità, come la formazione di un governo formalmente impegnato a continuare il programma di aggiustamento economico, non sgombrerebbe il campo da tutti i problemi: e lo sblocco di tutte le tranche rimane soggetto al potere di veto di singoli Stati. Il precipitare della crisi sarà probabilmente contrastato mediante misure straordinarie delle banche centrali, fra le quali sicuramente operazioni straordinarie di rifinanziamento; non è però scontato che a esse si aggiungano acquisti di titoli mediante l’SMP, malgrado la Spagna abbia in calendario aste di Letras ed Obligaciones rispettivamente il 19 e il 21 giugno: queste saranno coperte con l’usuale collaborazione delle banche locali.
Il 18-19 giugno seguirà la riunione del G20. Si attende la conferma che le risorse del FMI saranno aumentate di 430 miliardi di dollari, portandole a circa 800 miliardi. Un anno fa, queste mosse, la disponibilità di 500 miliardi di capacità di erogazione attraverso i fondi europei e l’adozione di modalità flessibili di intervento avrebbero potuto influire sul clima di fiducia; ora, però, è improbabile che l’annuncio faccia molta differenza. Un altro annuncio potrebbe essere quello di azioni coordinate delle banche centrali a supporto della liquidità, probabilmente già definite nell’ambito di contingency plan nelle scorse settimane. Infine, i paesi extra-europei continueranno a esercitare pressioni sulla Germania.
Il terzo appuntamento cruciale sono le riunioni di Eurogruppo (21) ed Ecofin (22 giugno). Dovrebbe essere una buona occasione per capire se la proposta dei vertici dell’Eurozona sulla roadmap per l’integrazione ha qualche speranza di essere accolta, e quali ne saranno i contenuti. Il recente voto del Parlamento europeo, sui nuovi regolamenti comunitari proposti dalla Commissione in materia di controllo dei bilanci pubblici, ha evidenziato un vasto sostegno a favore di una maggior integrazione dell’Eurozona, inclusa l’emissione comune di titoli di stato. Tuttavia, in molti ambiti è necessario il consenso di tutti gli Stati, e della Germania in particolare: come ha ricordato il presidente del consiglio Monti qualche giorno fa, nell’Unione Europea è molto più facile bloccare un’iniziativa che farla approvare.
I nodi rimasti dovranno essere sciolti la settimana dopo al Consiglio Europeo del 28-29 giugno. Per ora, il programma include soltanto la condivisione di una “agenda per la crescita” e l’approvazione delle raccomandazioni agli Stati membri nell’ambito del semestre europeo, ma è chiaro che si attende anche la condivisione di un impegno a costruire un’unione economica e monetaria più integrata. Se la riunione di ministri finanziari evidenziasse divisioni e resistenze, è probabile che l’approccio al Summit sarebbe molto turbolento anche nell’ipotesi che dalle elezioni greche fosse emerso un miracolo di armonia. La valenza dei risultati dovrà essere giudicata anche alla luce dello spazio di manovra che daranno alla BCE, a questo stadio della crisi l’unico attore in grado di tenere in piedi l’Eurozona durante la fase acuta dell’emergenza.
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