Il Punto: Italia: Un DEF a due facce

Italia – Un DEF a due facce: più margini per politiche espansive, ma resta  sfidante l’obiettivo di coprire le clausole di salvaguardia….


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Il Consiglio dei Ministri ha avviato lo scorso 7 aprile1 l’esame del Documento di Economia e Finanza la cui approvazione è prevista entro il 10 aprile. Mentre scriviamo, non è ancora disponibile il testo approvato e i commenti si basano sulle anticipazioni fornite nei giorni scorsi.

Come atteso il governo ha rivisto verso l’alto le stime di crescita, marginalmente per l’anno in corso (da 0,6% a 0,7%) e più sensibilmente il biennio successivo (in particolare per il 2016, da 1% a 1,4%, ma anche per il 2017, a 1,5% da 1,3%). In conseguenza del maggior ottimismo sulla crescita, ma soprattutto dei sensibili risparmi sulla spesa per interessi, il  quadro tendenziale di finanza pubblica risulta in netto miglioramento rispetto all’autunno scorso: il deficit tendenziale scende all’1,4% dall’1,8% della stima dello scorso autunno per il 2016 e allo 0,2% dallo 0,8% per il 2017. Di conseguenza il pareggio strutturale sarebbe raggiunto con un anno di anticipo già l’anno prossimo.

Tuttavia, il governo ha scelto di confermare i precedenti obiettivi programmatici sui saldi e di utilizzare questi margini per  misure espansive: lo scostamento tra deficit tendenziale e programmatico è pari allo 0,5% in media nel  triennio 2016-18; sono limitati ad appena lo 0,1% (1,6 mld circa) i margini utilizzabili per politiche a sostegno del ciclo quest’anno. La novità è anche rappresentata dal fatto che il governo invoca esplicitamente la “clausola delle riforme” per ridurre la correzione strutturale sul 2016 allo 0,1% del PIL dallo 0,5% che sarebbe richiesto dalle regole del Patto di Stabilità e Crescita. Probabilmente la Commissione Europea chiederà di più, e non escludiamo che si arrivi poi a un compromesso di 0,3% esattamente come sul 2015.

Peraltro, il segno degli interventi sul 2016-17 non dovrebbe essere espansivo: il governo deve reperire i fondi per coprire interamente le clausole di salvaguardia evitando così in particolare il temuto aumento dell’IVA (le clausole valgono 16 mld sul 2016, 25 mld sul 2017 e 28 mld sul 2018; probabilmente verranno “disinnescate” interamente, per un punto di PIL, solo per l’anno prossimo).

Ancora una volta è stato rivisto al ribasso l’obiettivo sui ricavi da privatizzazioni per l’anno in corso (a 0,4% dallo 0,7% del PIL). Il debito è comunque visto toccare un picco quest’anno al 132,5% del PIL, invece del 133,4% previsto in autunno, e poi ridursi negli anni successivi.

Ci sembra auspicabile l’utilizzo dei margini creatisi soprattutto dai risparmi sul costo del debito per nuove misure a sostegno della crescita, nonché l’impegno a evitare interamente l’aumento delle imposte indirette. Inoltre, a nostro avviso le nostre proiezioni di finanza pubblica sono credibili in quanto le stime di crescita non sono particolarmente caute, ma le stime sui risparmi da spesa per interessi lo sono (le proiezioni basate sui tassi forward configurerebbero risparmi di tre/quattro decimi sul triennio 2016-18 rispetto alle stime governative).

Tuttavia, i nuovi obiettivi programmatici saranno con ogni probabilità oggetto di un nuovo negoziato con l’UE, al termine del quale si ridurranno i margini per politiche a sostegno del ciclo. Inoltre, resta sfidante l’obiettivo di coprire per la maggior parte con tagli di spesa le clausole di salvaguardia anche solo sul 2016. In ogni caso, comunque lo si misuri, l’orientamento della politica fiscale è destinato a tornare moderatamente restrittivo a partire dal prossimo anno, dopo un biennio 2014-15 di lieve espansione.

1 http://www.governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/dettaglio.asp?d=78249


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