Il trend di aumento dello stimolo monetario globale prosegue ininterrotto e, attraverso i movimenti valutari, travolge anche le intenzioni dello sparuto drappello di banche centrali in vista della svolta (Fed e BoE). Negli ultimi giorni ci sono stati…
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nuovi interventi espansivi e indicazioni preoccupate da parte di banche centrali di fronte al rafforzamento delle loro valute e/o alla debolezza di crescita e inflazione. La Riksbank ha tagliato i tassi per la seconda volta in un mese, portando il tasso ufficiale a -0,25% da -0,10% e aumentando il programma di acquisto titoli di 30mld di corone.
La Banca centrale ha indicato che la decisione è stata spinta principalmente dal rafforzamento del cambio, che nell’ultimo mese si era apprezzato di circa il 5% contro euro.
La preoccupazione della Riksbank è che la forza della corona possa invertire il modesto trend in rialzo dell’inflazione. La SNB ha affermato di essere impegnata a evitare un apprezzamento del franco, che rimane, a suo avviso, “significativamente sopravvalutato”; la Banca centrale intende “rimanere attiva sul mercato valutario, come necessario”. La Norges Bank non ha mosso i tassi alla riunione di marzo, dopo la riduzione di dicembre, ma ha spostato verso il basso il sentiero dei tassi attesi, segnalando un probabile taglio fra maggio e giugno e affermando che “ci sono prospettive per una riduzione nel principale tasso di policy”.
– Anche i verbali della riunione di marzo della Bank of England mostrano un approccio più cauto sul sentiero di svolta dei tassi ufficiali. La BoE ha ripreso il tema degli effetti ribassisti del cambio forte sull’inflazione, ridimensionando le probabilità attese di un primo rialzo quest’anno. Inoltre, il responsabile della ricerca economica ha parlato addirittura di una possibilità di taglio dei tassi. A nostro avviso la posizione attuale della BoE è da interpretarsi più come un “wait and see” che come una reale revisione del sentiero atteso di rialzo dei tassi. Con rialzi Fed in arrivo nel 2° semestre, riteniamo probabile che la svolta BoE arrivi negli ultimi mesi di quest’anno.
– In questo quadro di allentamento monetario globale, con il cambio effettivo del dollaro in rafforzamento del 3,5% fra fine febbraio e metà marzo, la Federal Reserve ha modificato ampiamente le proiezioni di crescita e inflazione alla riunione di marzo (v. editoriale). Con il nuovo sentiero macro e con il raggiungimento della piena occupazione posticipato a fine 2015, ovviamente il sentiero dei tassi attesi è spostato verso il basso. La stragrande maggioranza dei partecipanti (15 su 17) ritiene appropriato alzare i tassi nel 2015, ma la velocità dei rialzi e il punto di arrivo a fine 2017 è significativamente più basso rispetto a quanto indicato a dicembre: la proiezione mediana a fine 2015 è 0,5-0,75%, a fine 2016 a 1.75-2%, a fine 2017 a 3-3,25%.
Nel lungo termine, il punto di arrivo rimane a 3,75%. Fra l’altro Yellen ha specificato che i rialzi dei tassi seguiranno le variabili principali (mercato del lavoro e inflazione) e non risponderanno necessariamente ai salari: è possibile che nei prossimi trimestri ci sia un’accelerazione salariale, ma sembra che la Fed stia di nuovo spostando il tiro. Quali sono le implicazioni per il sentiero dei tassi? Sulla base delle nuove proiezioni ci sarebbero quest’anno due rialzi: riteniamo che sia ragionevole distribuirli uno per trimestre. I dati e le condizioni macroeconomiche daranno indicazioni nei prossimi mesi. Se la volontà del FOMC è indebolire il dollaro, senza strafare, il primo rialzo potrà essere fra giugno e settembre e il secondo a dicembre.
Manteniamo una preferenza per le date di giugno-luglio, dato che riteniamo che il mercato del lavoro continui a migliorare e che l’inflazione core si stabilizzi nel secondo trimestre. Per il 2016 manteniamo la previsione di un rialzo per trimestre.
Ora la nuova guidance del FOMC prende forma attraverso le proiezioni macro e il grafico a punti: le condizioni finanziarie diventano molto più espansive, con tassi più bassi, e cambio (forse) meno forte. Questo rinforza la fiducia nelle nostre previsioni di crescita ben al di sopra del potenziale, e vicina al 3% nel biennio 2015-16.
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