La BCE ha tagliato le stime di crescita e inflazione. Inoltre, Draghi ha adottato toni molto prudenti nella conferenza stampa, sottolineando i rischi al ribasso e cercando di guidare le aspettative degli operatori in senso espansivo..…
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– Un potenziamento delle misure esistenti non è da escludere in caso di altre revisioni peggiorative dello scenario, o di una restrizione indesiderata delle condizioni finanziarie.
– Per ora, l’unica apertura ufficiale al momento è sull’estensione temporale del programma, ma non si possono escludere altre opzioni.
– Dopo aver confuso lo scenario di politica monetaria degli Stati Uniti, le turbolenze finanziarie in Cina hanno lasciato il segno anche su quella europea. Pur non adottando nessuna ulteriore misura di politica monetaria, la BCE ha segnalato preoccupazione per le conseguenze sullo scenario europeo di crescita e inflazione, assicurando che è pronta a intervenire, se necessario.
La cautela si è concretizzata in un taglio alle stime di crescita (-0,1 punti sul 2015, -0,2 su 2016 e 2017) e di inflazione (-0,2 punti sul 2015, -0,4 sul 2016, -0,1 sul 2017), soprattutto per la drastica revisione delle ipotesi sul prezzo del petrolio, ma in parte anche per un ritocco marginale dell’inflazione sottostante, ora prevista a 1,6% nel 2017. La revisione delle stime di crescita è stata giustificata sulla base dell’aumento più modesto della domanda mondiale, ora previsto a +1,5% nel 2015 e a +3,3% nel 2016. Inoltre, il Presidente della BCE ha rimarcato che i rischi spingono prevalentemente al ribasso, nonostante le revisioni già effettuate.
– Né le considerazioni preliminari, né le risposte ai giornalisti hanno prospettato l’adozione di misure a breve scadenza. Al riguardo, Draghi ha dichiarato che non sono state discusse modifiche dell’EAPP. L’unica apertura ufficiale per il momento è quella sulla possibile estensione dell’EAPP stesso oltre la scadenza del settembre 2016, possibilità presente fin dall’avvio del programma ma esplicitamente ripresa nelle considerazioni iniziali di ieri. Tuttavia, sarebbe assurdo escludere la possibilità che, a fronte di un deterioramento dello scenario europeo che comporti ulteriori tagli alle stime di crescita e inflazione, o a fronte di una indesiderata restrizione delle condizioni finanziarie, la BCE consideri anche la possibilità di aumentare il flusso mensile di acquisti.
– La restrizione delle condizioni finanziarie potrebbe arrivare da due fronti principali: da un aumento dei tassi di interesse a medio/lungo termine al traino di quelli sul dollaro statunitense, o da un apprezzamento dell’euro sui mercati valutari. Il cambio dell’euro con il dollaro ha subito una violenta anche se effimera oscillazione fra il 20 e il 27 agosto che l’ha brevemente riportato in area 1,17. Se la Fed si decidesse ad avviare il ciclo di rialzi, la BCE avrebbe meno da preoccuparsi dell’euro. Il contraltare, tuttavia, è che aumenterebbero le preoccupazioni per la reazione dei tassi a medio e lungo termine, che difficilmente non seguirebbero al rialzo quelli statunitensi. Inoltre, potrebbe verificarsi anche un aumento eccessivo del premio per il rischio di credito.
– Sul fronte dei tassi, si parla molto in questo periodo di un possibile effetto di amplificazione che potrebbe venire dal prosciugamento del flusso di acquisti ufficiali di titoli di Stato, conseguenza questa del peggioramento dei saldi di bilancia dei pagamenti dei paesi emergenti, Cina inclusa. Tuttavia, a fronte della liquidazione delle riserve vi sono flussi privati di capitale che da qualche parte devono pur finire, e che in una fase di aumentata avversione al rischio potrebbero proprio essere investiti in USTs o in debito europeo ad alto rating. A evidenza di ciò, i dati del tesoro statunitense mostrano che nel primo semestre 2015 a fronte di una liquidazione netta di 91,1 miliardi di USTs da parte di Banche centrali vi è stato un acquisto globale netto da parte di non residenti di 76,5 miliardi, risultato di acquisti privati nettamente più robusti rispetto alle vendite delle Banche centrali. Inoltre, ciò sta avvenendo in un contesto di deficit pubblici e di offerta netta di titoli più bassa.
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