La BCE non ha fatto alcuna apertura circa possibili acquisti di titoli di Stato, né circa un’eventuale reintroduzione di aste a lungo termine. La crisi sui titoli dei Paesi periferici sembra demandata alle autorità nazionali, fermo restando il sostegno alla liquidità del sistema bancario mediante la piena allocazione all’asta ordinaria……
– La BCE ha lasciato inalterati i tassi di interesse (giudicati a un livello “appropriato”), confermando la sua valutazione sulle prospettive economiche dell’Eurozona (la ripresa in atto è giudicata modesta e le pressioni inflazionistiche restano contenute).
– Nella conferenza stampa Trichet ha invitato i Governi ad accelerare le misure di correzione dei bilanci e ha affermato che le riforme strutturali sono cruciali per tutti i paesi. Trichet ha affermato che la BCE non ha discusso l’eventualità di acquisto di titoli di Stato, né le procedure in caso di default di un paese membro, affermando perentoriamente che la Grecia non fallirà grazie all’azione congiunta del programma di aggiustamento concordato e dei
prestiti di Eurogruppo e FMI. E la situazione di Spagna e Portogallo secondo Trichet è molto diversa da quella ellenica.
– Di fronte a specifica domanda, Trichet ha affermato che la decisione di cambiare le regole di ammissione come garanzia per i titoli greci (in contropartita dell’ambizioso piano di risanamento concordato) è stata presa non all’unanimità, ma “ad ampia maggioranza”. Trichet ha rifiutato di commentare l’andamento recente del tasso di cambio dell’euro.
– La BCE non si avventurerà sulla strada di un acquisto diretto di titoli pubblici se non costretta dalle circostanze. Infatti, l’acquisto sul mercato primario è vietato dal protocollo sul Sistema Europeo di Banche Centrali annesso al Trattato sull’Unione Europea (art. 21). Quello sul mercato secondario sarebbe formalmente possibile (è escluso l’acquisto diretto degli strumenti di debito). Tuttavia nelle recenti dichiarazioni di alcuni esponenti BCE sarebbe percepito come contrario all’indipendenza della Banca centrale costituendo una sorta di finanziamento indiretto dei disavanzi (si veda, anche per il punto 2, l’intervento di Bini Smaghi, “Conventional and Unconventional Monetary Policy” del 28 aprile scorso). Inoltre porrebbe problemi di ordine pratico non di poco conto, in quanto il Trattato di Maastricht impone alla BCE un trattamento paritario (art. 102) di tutti i paesi membri. Infine per essere efficace, ovvero per influenzare i rendimenti sul mercato secondario e indirettamente sul primario, l’intervento dovrebbe essere di dimensioni così ingenti da apparire di fatto come una violazione del requisito di indipendenza e da richiedere la movimentazione di fondi tali da incidere pesantemente sul bilancio della Banca centrale. Non vi sarebbe invece nulla a impedire un finanziamento indiretto del debito pubblico attraverso il sistema bancario, garantendo a quest’ultimo accesso alla liquidità a tasso fisso e allo stesso tempo incentivando (con iniziative a livello nazionale e non di Eurosistema) l’utilizzo di tale liquidità per agevolare il rifinanziamento del debito.
– Il mancato ritorno alla fornitura di liquidità tramite aste a 6 mesi e 1 anno non stupisce, in quanto avrebbe rappresentato una decisa inversione a U nell’exit strategy e non avrebbe risolto il problema (non vi sarebbe alcuna garanzia che la liquidità fornita fosse investita in titoli di Stato di paesi periferici); Trichet ha glissato su una domanda al riguardo, ma ha affermato che sulle aste a 3 mesi è intenzione della BCE che il tasso di rifinanziamento resti vicino all’1%. Certo, ceteris paribus la crisi greca impone che la exit strategy della BCE sulle misure non convenzionali messe in campo (sulla quale, a differenza che nei mesi precedenti, non si legge nulla nel comunicato) sia più graduale, ovvero il ritorno all’assegnazione limitata di fondi a tasso variabile avverrà più in là nel tempo (Trichet ha affermato che la BCE nel disegnare la exit strategy tiene conto delle condizioni di mercato).
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