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Il Punto: La BCE si impegna a mantenere la politica monetaria accomodante

Nessuna sorpresa è emersa dalla riunione di aprile del consiglio direttivo BCE. Il comunicato e le risposte del presidente Draghi dicono che la BCE è pronta a reagire ai dati, ma purtroppo non è chiaro secondo quali modalità

L’assenza di trasparenza su eventuali nuove misure non convenzionali toglie mordente alle aperture verso un allentamento della politica monetaria.

– La BCE ha lasciato invariati i tassi di policy. Tuttavia, il tono del comunicato e le risposte di Draghi sono stati decisamente più accomodanti rispetto ad un mese fa. In primo luogo, Draghi ha affermato che la possibilità di un taglio è stata discussa, sebbene il Consiglio abbia poi deciso di non procedere. Inoltre, la BCE prende atto del fatto che la debolezza ciclica di fine 2012 si è estesa alla prima parte dell’anno, mentre in precedenza si aspettava una stabilizzazione. E se la BCE continua ad aspettarsi una ripresa nella seconda parte dell’anno, tuttavia valuta che i rischi siano verso il basso. Infine, mutuando un’espressione à la Trichet, il comunicato afferma che la BCE “terrà sotto stretto monitoraggio” gli sviluppi dei dati.

– La BCE si impegna a mantenere la politica monetaria accomodante e l’assegnazione piena alle aste di rifinanziamento “fin quando sarà necessario”. In un certo senso questo rappresenta una sorta di verbal guidance in assenza di altri strumenti che la BCE può usare per contrastare l’impatto della crisi sulla trasmissione dell’impulso monetario alla periferia della zona euro. Ma se la debolezza ciclica dovesse essere confermata e i rischi verso il basso dovessero materializzarsi, è possibile che la BCE intervenga per potenziare lo stimolo monetario o per cercare di ripristinare la trasmissione dell’impulso ai paesi della periferia, dove la politica monetaria rimane restrittiva e le piccole e medie imprese vedono l’applicazione di condizioni al credito ben più restrittive che al centro.

– Come è emerso dalle dichiarazioni del presidente Draghi, la BCE sta valutando nuove misure non convenzionali, probabilmente per cercare di stimolare l’erogazione di credito alle piccole e medie imprese, in particolare nella periferia, probabilmente con il contributo delle Banche Centrali Nazionali. Purtroppo, non è affatto chiaro quali forme possano prendere tali misure.

Draghi, durante la conferenza stampa, ha specificato che il Consiglio ha discusso una serie di misure ma non è giunto a una conclusione, dal momento che le scelte devono ancora una volta rientrare nei limiti istituzionali e del mandato della BCE. Per due volte Draghi ha fatto menzione della necessità di coinvolgere altri attori nel processo, e in un’occasione ha rimarcato il ruolo centrale delle BCN nel valutare il rischio di credito. Anche se la BCE “è pronta ad agire”, quindi, vista la reticenza del Presidente a scoprire le carte, rimangono forti dubbi sia sul fatto che il Consiglio abbia davvero buone frecce da incoccare, sia sull’esistenza del consenso necessario a scoccarle. In tale contesto, è possibile che un taglio dei tassi sia considerato utile per innalzare una cortina fumogena che mascheri l’impossibilità di decidere misure efficaci.

– Giustamente, il comunicato sottolinea l’importanza di realizzare progressi sul fronte dell’unione bancaria, in particolare sul meccanismo comune di supervisione e sul meccanismo di risoluzione delle crisi. Ciò è comprensibile, dal momento che l’unione bancaria a questo stadio è l’unico cambiamento che consentirebbe di sbloccare la circolazione di capitali all’interno dell’area. Ma, purtroppo, è anche un segnale che il processo sta incontrando difficoltà.

– In conclusione, il tentativo di Draghi di presentare una BCE pronta all’azione difficilmente può avere successo senza una disponibilità a scoprire le carte. Fino a quando la BCE non compirà questo passo, sarà difficile che i mercati si convincano che non si tratta di un bluff.


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