Il Punto: La Cina è vicina

Il rallentamento della crescita e la turbolenza dei mercati cinesi si ramificano a livello globale...


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Gli interventi delle Autorità cinesi saranno sostenuti, con parole e/o fatti, anche dalle banche centrali dei Paesi avanzati per contenere i rischi di una nuova crisi sistemica e di un’interruzione della moderata ripresa in atto. Il supporto esterno sta già arrivando, con segnali verbali della BCE e più attivamente dalla Fed, che indica possibile rinvio della svolta dei tassi.

– La brutale correzione dei mercati, innescata dalla svalutazione del cambio cinese a metà agosto, si è estesa a livello globale. I tentativi di arginare il crollo del mercato azionario da parte delle Autorità sono stati inefficaci, e l’obiettivo si è spostato verso un’azione concentrata da un lato su misure monetarie espansive convenzionali (taglio del tasso sui prestiti di 25pb, a 4,6%, e del coefficiente di riserva di 50pb), e dall’altra su un tentativo di controbilanciare i deflussi di capitale con riduzione delle riserve della Banca centrale (in calo da circa un anno).

– La crisi cinese ha origine nella debolezza dell’economia, in gran parte dovuta alla misallocazione della crescita degli ultimi anni e alla mancata trasformazione in un sistema avanzato, guidato da consumi e servizi: il risultato è stato un eccesso di investimenti, causato anche da una cronica deflazione dei prezzi alla produzione e accompagnato da una rapida crescita dell’indebitamento. L’estensione del rallentamento e la violenta correzione dei mercati, insieme ai timori di un più profondo deprezzamento del cambio, hanno aperto lo spettro di un nuovo 1997-98, con crisi estesa ai paesi emergenti. Le difficoltà degli altri paesi emergenti non sono solo il contraccolpo del calo della domanda cinese, ma anche l’ulteriore caduta dei prezzi delle commodity, che è uno shock positivo per i paesi importatori (Cina in primis), ma negativo per i produttori.

– Nonostante l’evidente gravità dei problemi dei paesi asiatici, e alcuni punti in comune con il ’97-’98 (bassi tassi reali, aumento del debito, deprezzamenti del cambio, avvicinarsi della svolta dei tassi USA), ci sono diversi elementi cruciali che differenziano il 2015 dal ‘97-‘98: la maggior parte dei paesi ha partite correnti in attivo (a parte India e Indonesia); i tassi di cambio sono governati da regimi flessibili; c’è diffusa bassa inflazione, che non determinerebbe necessità di interventi sui tassi di fronte ad ampio deprezzamento delle valute, le riserve valutarie sono al di sopra delle soglie di sicurezza indicate dal FMI dappertutto; gran parte del debito è in valuta domestica. Ovviamente il calo delle riserve valutarie dell’ultimo anno (stimato in circa 60 mld di dollari al mese per l’area Asia- ex Giappone), e soprattutto la rapida accelerazione in Cina nell’ultimo mese non possono durare in eterno, ma danno spazio per allontanare una crisi sistemica e affidarsi a strumenti convenzionali di stimolo.

– La dimensione del blocco Asia-ex Giappone (circa 22% del PIL mondiale nel 2014, contro 10% nel ’96) e il contributo alla crescita globale (quasi il 50% negli ultimi anni) rappresenta un’altra importante differenza fra gli anni ’90 e oggi. Gli effetti del rallentamento cinese e le difficoltà dell’aggiustamento sui mercati si trasmettono velocemente e in misura significativa all’economia globale, spingendo a reagire anche le Autorità dei Paesi avanzati. Il cerchio si chiude: la Cina vende centinaia di miliardi di dollari di riserve per contrastare i deflussi di capitale, e la Fed (probabilmente) rinvierà la svolta sui tassi, contribuendo a scongiurare un ripetersi del ‘97-‘98.

– La Fed e la BCE hanno già reagito verbalmente alla turbolenza cinese; è probabile anche una risposta dalla BoJ. Per Praet (BCE), il QE potrebbe essere potenziato, dal momento che sono aumentati i rischi verso il basso per l’inflazione. Dudley (NY Fed) ha detto che gli argomenti a favore di un rialzo a settembre sono diventati “meno cogenti” rispetto a un paio di settimane fa, anche se il quadro domestico rimane positivo e i rischi sono di origine internazionale.

Dudley ha detto che movimenti di mercato di breve non modificherebbero le decisioni sui tassi, ma “gli sviluppi internazionali hanno aumentato un po’ i rischi verso il basso per la crescita”. Dudley ha ricordato che i dati prima della riunione potrebbero modificare di nuovo il bilancio dei rischi e ha affermato che “spera davvero “ di poter alzare i tassi quest’anno (mentre in passato “prevedeva” la svolta nel 2015). Si è spalancata la porta per un rinvio del primo rialzo, che potrebbe essere rimandato a dicembre/gennaio.


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