La Commissione Europea ha presentato le sue proposte di riforma del patto di stabilità e una bozza di quadro normativo sul nuovo sistema di sorveglianza e correzione degli squilibri macroeconomici. L’approvazione integrale è tutt’altro che scontata…..
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Nel mezzo del marasma per la crisi irlandese (il Governo ha appena ammesso che gli oneri una tantum per la ricapitalizzazione delle banche faranno esplodere il deficit al 32% del PIL nel 2010), la Commissione Europea ha presentato le bozze dei regolamenti che riformano il Patto di Stabilità e Crescita e introducono un sistema di monitoraggio e correzione degli squilibri macroeconomici. Con il mondo concentrato sul rischio che la situazione fiscale irlandese si dimostri insostenibile, le proposte non hanno goduto di grande attenzione. Inoltre, non è affatto garantito che siano approvate dal Consiglio nella forma attuale.
Ciò nonostante, i documenti pubblicati mercoledì danno corpo a novità importanti. Innanzi tutto, la proposta più clamorosa e apparentemente più contrastata: il rovesciamento delle procedure di voto sulle raccomandazioni (è necessaria una maggioranza qualificata per respingerle, non per approvarle), che dovrebbe garantire un maggiore automatismo nella procedura togliendo potere di veto alle minoranze di blocco. Poi l’introduzione di obiettivi sulla velocità di riduzione del rapporto debito/PIL (1/20 dello scarto rispetto al 60% ogni anno) e limiti al tasso di crescita della spesa pubblica tarati sulla crescita potenziale del PIL. Si noti che il rafforzamento del criterio sul debito, interpretato letteralmente, imporrebbe all’Italia di accelerare significativamente la correzione fiscale rispetto agli attuali piani di medio termine: partendo da quasi il 120% del PIL sarebbe necessaria una riduzione del debito di quasi il 3% all’anno, che implicherebbe di conseguire con misure strutturali avanzi primari del 5%, assumendo una crescita nominale del 3% e un costo del debito del 4%. Tutta questa attenzione per il livello del debito pubblico può sembrare strana, visto che nessuna delle crisi di questi anni è stata scatenata dal livello del debito pubblico; tuttavia, un paese come l’Italia, proprio per la dimensione del suo debito, potrebbe trasformarsi in un caso ingestibile e potenzialmente fatale per la zona euro se non mantenesse nel tempo l’attuale disciplina fiscale.
La proposta include anche un sistema di sanzioni che si attiva con gradualità all’inizio della procedura. Riguardo a queste ultime, già l’avvio della procedura porterebbe alla costituzione di un deposito cauzionale infruttifero pari allo 0,2% del PIL.
Neppure il patto di stabilità e crescita riformato sarebbe bastato a prevenire il disastro irlandese, che è nato da dinamiche debitorie insostenibili nel settore privato. Il risultato sarebbe probabilmente consistito in un calo più rapido del debito pubblico nel periodo del boom economico, con impatti modesti sul tasso di crescita della domanda interna e nulli sulla dinamica destabilizzante del credito. La crisi bancaria si sarebbe verificata tale e quale, portando ugualmente alla drammatica esplosione del debito pubblico che si sta verificando oggi. Tuttavia, la Commissione Europea ha anche presentato proposte di regolamenti sulla sorveglianza e la correzione degli squilibri macroeconomici: qui le procedure proposte sono caratterizzate da un maggiore controllo da parte del Consiglio e da minori automatismi, ma è previsto che il Consiglio possa emanare raccomandazioni vincolanti a singoli Stati membri e che l’inadempienza rispetto alle indicazioni del Consiglio possa condurre all’imposizione di multe.
L’efficacia di questo nuovo meccanismo di controllo degli squilibri macroeconomici è tutta da verificare. Probabilmente potrà dare qualche contributo nei casi in cui gli squilibri si sviluppano con gradualità, favorendo in alcuni paesi l’adozione di riforme strutturali; però i ritardi connessi alla rilevazione dei dati, alle procedure del meccanismo di correzione e all’implementazione degli interventi fanno dubitare che questa infrastruttura sarebbe stata in grado di contrastare tempestivamente il ciclo irlandese di boom & bust, senza il supporto di un migliore sistema di vigilanza sul sistema finanziario.
Fonte: Intesa San Paolo Spa
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