La Commissione Europea ha classificato come insufficienti le misure adottate da Spagna e Portogallo per ridurre il deficit eccessivo, lasciando al Consiglio la decisione ultima se avviare o no la fase sanzionatoria. C’è ancora spazio per soluzioni ragionevoli…
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Stati Uniti. L’ employment report di giugno è positivo e segnala che la debolezza di maggio era probabilmente transitoria. I dati domestici non bastano più per muovere il FOMC: wait and see .
La Commissione Europea ha annunciato ieri la decisione riguardo la mancata correzione del disavanzo eccessivo di Spagna e Portogallo, con il risultato di rendere più probabile l’applicazione di sanzioni (inizialmente, un deposito infruttifero che può arrivare allo 0,2% del PIL, ma che potrebbe evolversi in una multa e nella sospensione dei fondi strutturali). La Commissione aveva poco spazio di manovra, considerato il quadro delle regole di bilancio in vigore. A causa dei rispettivi cicli elettorali, Spagna e Portogallo non hanno realizzato la correzione prevista per riportare il deficit/PIL sotto il 3%. La posizione della Spagna, in particolare, appare poco difendibile: malgrado uno dei tassi di crescita più elevati nell’Eurozona, infatti, nel 2015 il deficit è calato soltanto al 5,1%, mentre lo sforzo fiscale cumulato nell’ultimo triennio è stato circa nullo. La situazione del Portogallo è decisamente più ragionevole, considerando che con la ripresa economica rimane ancora modesta, il Paese ha realizzato un notevole sforzo di correzione nel 2013 e nel 2014, e il deficit non corretto per il ciclo e per le una tantum è comunque calato nel 2015, sebbene a fronte di un allentamento strutturale. A questo punto, il Consiglio deve decidere dove si colloca il giusto equilibrio fra il rispetto delle regole di bilancio e il buon senso politico ed economico. Sarebbe assurdo richiedere al Portogallo uno sforzo di correzione fiscale insostenibile economicamente (per la bassa crescita) e politicamente (per la fragilità del governo in carica), creando le condizioni per una nuova crisi in un contesto già delicato per il referendum inglese e il fitto calendario elettorale 2016-17. Invece, non sarà insensato chiedere alla Spagna di riprendere il percorso di rientro sotto il 3%, ma anche in questo caso la restrizione fiscale non deve compromettere la tenuta della ripresa e la discesa sotto il 3% deve essere rinviata. Preoccupata del delicato contesto politico e della crescente disaffezione nei confronti dell’Europa, la Commissione ha lasciato intendere che le sanzioni potrebbero essere simboliche. Non bisogna dimenticare che lo scenario economico globale è appesantito da molte incertezze e che bisogna evitare di ritrovarsi con una posizione troppo restrittiva delle politiche di bilancio nel 2017. La scelta è politica e saranno i ministri delle finanze a decidere se respingere la raccomandazione con maggioranza qualificata e successivamente se applicare sanzioni.
L’ employment report di giugno registra un forte rimbalzo della dinamica occupazionale dopo la delusione di maggio. Gli occupati non agricoli aumentano di 287 mila a giugno; per i due mesi precedenti la revisione è di -6 mila. Il quadro è positivo, con una ripresa della crescita occupazionale nei servizi privati (256 mila), gli occupati sono in rialzo nel manifatturiero (+14 mila) e stabili nelle costruzioni. Il calo di posti prosegue nell’estrattivo (-6 mila). L’occupazione rilevata con l’indagine presso le famiglie aumenta di 67 mila. La forza lavoro rimbalza (+414 mila), dopo l’ampio calo di maggio, con un conseguente aumento del tasso di partecipazione a 62,7% da 62,6%. Il tasso di disoccupazione risale a 4,9%, mentre la disoccupazione allargata cala a 9,6% (minimo da aprile 2008). Le ore lavorate crescono di 0,2% m/m, e puntano a produzione industriale in rialzo. I salari orari (+0,1% m/m) restano su un trend molto moderato. I dati indicano che il rallentamento di maggio era probabilmente transitorio e confermano il proseguimento della riduzione di risorse inutilizzate. L’ employment report è un segnale positivo per il proseguimento della ripresa, e riduce una parte dell’aumento di incertezza rilevato dal FOMC a giugno. Tuttavia, la nuova turbolenza finanziaria e i rischi di rallentamento della crescita globale dopo il referendum inglese sono motivi sufficienti per mantenere il FOMC in pausa nei prossimi mesi. Sarà poi da vedere se le condizioni globali permetteranno una mossa a settembre: come hanno detto Fischer e Dudley, ci vorrà tempo per valutare gli effetti di Brexit. Il FOMC resterà in modalità wait and see .
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