La conferenza stampa di Trichet suggerisce che la BCE lascerà i tassi fermi per un periodo esteso; la retorica è divenuta neutrale. Restiamo dell’idea che un taglio dei tassi rimane uno scenario assai poco probabile, vincolato a una ricaduta della zona euro in recessione…..
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Non si sono avute indicazioni né di possibili sospensioni dell’SMP, né di cambiamenti alle altre misure straordinarie. La BCE ha lasciato il refi invariato all’1,5%, ha confermato che un rialzo dei tassi è al momento fuori questione, ma ha anche evitato di offrire appigli ad aspettative di taglio dei tassi. I tassi sono ancora bassi e la politica monetaria rimane accomodante, tuttavia le condizioni finanziarie sono divenute più stringenti rispetto a un mese fa. La BCE ha ancora fatto ricorso all’espressione “monitor very closely” che in passato indicava tassi fermi alla riunione successiva. La frase è perciò coerente con un periodo di stabilità dei tassi, ma non indica in alcun modo un’inversione di rotta, come invece scontano i mercati.
Il cambio di retorica della BCE non stupisce alla luce dei recenti sviluppi sui mercati e del peggioramento quadro internazionale. Lo staff BCE rivede verso il basso le stime di crescita per il 2011 e 2012 (si veda la tabella a pag. 5). Come anticipato, la valutazione dei rischi per la crescita passa da “bilanciati” a “verso il basso” in un contesto di elevata incertezza. Tra i principali fattori si annoverano le tensioni sui mercati nell’area euro e a livello globale. Nel contempo, un quadro congiunturale meno favorevole giustifica una valutazione dei rischi per la dinamica inflazionistica bilanciata e non più verso l’alto. Le stime d’inflazione sono invariate, ma la banda di oscillazione per il 2012 è più contenuta rispetto alle previsioni di giugno. Con una crescita nominale del 3%, come nelle nuove stime dello staff, tassi all’1,5% sono ancora accomodanti. Tuttavia, la valutazione dei rischi per crescita e inflazione giustifica tassi fermi e non più un rialzo. La BCE, difatti, monitorerà attentamente tutti gli sviluppi dei dati economici. Riguardo le misure non convenzionali la BCE ha indicato che il meccanismo d’asta ad assegnazione piena continuerà a garantire un approvvigionamento adeguato di liquidità alle banche europee.
La BCE non ha fornito indicazioni su una possibile estensione delle misure anche dopo il 17 gennaio, ma ha specificato, nella conferenza stampa, che le garanzie stanziabili nelle operazioni di rifinanziamento sono di circa 13 mila miliardi di euro e che al momento sono utilizzati titoli per circa 530-550 miliardi. Data la situazione dei mercati, è molto probabile che l’attuale regime sia ulteriormente prorogato. A fronte dell’eccesso di liquidità generato dalle operazioni di rifinanziamento ad assegnazione piena, circa 125 miliardi di euro nelle ultime settimane, è sensibilmente aumentato il ricorso alla deposit facility, ormai su livelli (151 miliardi) non lontani da quelli pre-Lehman. Trichet ha dichiarato che la BCE non ha ritenuto opportuno abbassare il pavimento del corridoio per scoraggiare il parcheggio in BCE della liquidità in eccesso, dal momento che in questa fase proprio il ricorso alla deposit facility contribuisce a mettere pressione sull’EONIA.
Riguardo l’acquisto di titoli, ovviamente, Trichet ha evitato di generare dubbi sulla prosecuzione dell’SMP. Si ricorda che nell’ultima settimana gli acquisti sono saliti a 13,3 miliardi dai 6,5 della settimana chiusasi con il 26 agosto. Trichet si è espresso in termini positivi sulla manovra italiana indicando che, nella sua formulazione ultima, rispetta gli impegni assunti dal Governo a inizio agosto, quando la BCE ha esteso il programma a Spagna e Italia. La BCE ha anche ripetuto il messaggio istituzionale che la riattivazione del programma di acquisti è motivata dalla necessità di assicurare la trasmissione della politica monetaria in alcuni segmenti di mercato, ripreso successivamente anche da Stark che ha direttamente collegato gli acquisti alla necessità di garantire livelli dei tassi sugli impieghi più in linea con la politica monetaria. Non rappresenta una novità neppure l’esortazione rivolta ai Governi di proseguire nel processo di riforme strutturali volte a rilanciare la crescita e la competitività e di attuare in tempi brevi le misure di austerità fiscale.
Fonte: Intesa San Paolo Spa
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I market mover della settimana
Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.
La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.
Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.
Martedì 10 maggio
Area euro
Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.
Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.
Stati Uniti
I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).
Mercoledì 11 maggio
Stati Uniti
Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati
dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).
Giovedì 12 maggio
Area euro
Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.
La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output
manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.
Stati Uniti
Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.
Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.
Venerdì 13 maggio
Area euro
Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).
Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.
Stati Uniti
Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.
La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).
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