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Il Punto: La Fed punta con decisione gli occhi sullo specchietto retrovisore

La Fed punta con decisione gli occhi sullo specchietto retrovisore: si prosegue senza esitazione sul sentiero di espansione del bilancio aperto dall’estate e esteso a novembre. Al momento, sembra che la bussola dell’economia monetaria sia guidata dal tasso di disoccupazione…….


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– La riunione del FOMC si è conclusa senza novità di rilievo, come atteso. La valutazione dello scenario macroeconomico non è cambiata rispetto a novembre: la ripresa prosegue, ma a un ritmo “insufficiente per abbassare la disoccupazione”. La spesa delle famiglie aumenta a un ritmo “moderato” e rimane frenata dall’elevata disoccupazione, dalla crescita modesta del reddito, dal calo della ricchezza immobiliare e dalla restrizione del credito. La dinamica degli investimenti ha rallentato e le imprese rimangono “riluttanti” a fare crescere gli occupati. Per quanto riguarda i prezzi, l’inflazione al netto di carburanti e alimentari continua a scendere, pur in presenza di aspettative di più lungo termine stabili. La Fed rileva che occupazione e inflazione restano su livelli incoerenti con il mandato di massima occupazione e stabilità dei prezzi. L’aggiustamento di queste due variabili segue un ritmo deludente, e giustifica interventi di stimolo a supporto della crescita.

– Per questo, la Fed “decide di continuare a espandere” i titoli detenuti in portafogli secondo l’annuncio di novembre. Il Comitato manterrà la politica attuale di reinvestimento dei rimborsi di titoli e “intende acquistare 600 miliardi di dollari di titoli del Tesoro a più lungo termine entro il 2° trimestre del 2011, a un ritmo di circa 75 miliardi di dollari al mese”. Come a novembre, il comunicato ribadisce che il programma verrà rivalutato costantemente alla luce dell’informazione in arrivo per “correggerlo come necessario”. Il trend basso dell’inflazione e lo scarso utilizzo delle risorse restano coerenti con il mantenimento di tassi sui fed funds sugli attuali livelli “eccezionalmente bassi per un periodo esteso”.

– Come previsto, Hoenig ha dissentito, ritenendo che, alla luce dei miglioramenti dell’economia, l’elevato livello di espansione monetaria ponga rischi di squilibri finanziari e di rialzo futuro dell’inflazione. Niente di nuovo, quindi: anzi, la valutazione macroeconomica rimane sorprendentemente cauta, benché le proiezioni di novembre vedano una crescita più che discreta per il 2011. La Fed sembra guardare lo scenario con lo specchietto retrovisore: è vero che i dati di occupazione sono stati deboli e che alcuni settori restano completamente bloccati (costruzioni), ma in altri, dove il miglioramento è innegabile, la Fed non registra lo scenario più positivo. Questo è particolarmente vero per i consumi delle famiglie, che hanno registrato una forte accelerazione in autunno, accompagnata da una ripresa del credito al consumo (due variazioni positive). Il comunicato ignora anche gli sviluppi sulla politica fiscale che, sulla base del pacchetto concordato fra Repubblicani e Presidente, ora in via di approvazione in Congresso, renderà la politica federale moderatamente espansiva nel 2011. L’estensione dei sussidi di disoccupazione per tutto il 2011 non era scontata, così come non lo era la riduzione della payroll tax di 2pp: queste misure sostengono il reddito disponibile di occupati e disoccupati per quest’anno, riducendo l’incertezza che la Fed stessa aveva considerato un fattore avverso per la dinamica della domanda. I verbali potrebbero fornire maggiori informazioni su modifiche alla visione di fondo del Comitato non apparenti dal comunicato.

– La riunione di dicembre ha dato un messaggio di unità di visione sulla valutazione di un’economia ancora molto fragile e dipendente dallo stimolo di policy. In parte, questo atteggiamento più compatto (a parte Hoenig) di quanto visto nelle settimane successive alla riunione di novembre, può essere una risposta agli attacchi frontali condotti dai Repubblicani in Congresso contro la Fed, sotto la direzione di Ron Paul, il senatore anti-Fed che diventerà il Presidente della sotto-commissione che vigila sull’attività della Banca centrale. Anche se questa può essere una spiegazione, rimane vero che il comunicato sorprende nell’inflessibilità con cui mantiene una valutazione dell’economia a parole più debole di quanto emerga dai numeri effettivi e dalle proiezioni della stessa Fed. Il voto del mercato sullo scenario è diverso: i rendimenti a 10 anni hanno superato il 3,5% per la prima volta da maggio.


Fonte: Intesa San Paolo Spa


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