Il Punto: La Grecia ha avanzato una prima proposta per colmare il fabbisogno finanziario 2015

La Grecia ha avanzato una prima proposta per colmare il fabbisogno finanziario 2015, che però non sembra avere molte chance. Il tempo striìnge. La realtà è che ha bisogno subito di nuovi aiuti internazionali, e che ciò non avverrà mai fuori da un programma condizionato….


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Riuscirà il governo greco a sopportarne il costo politico? Già la prossima settimana si dovrebbe capire meglio quanto è ampio il suo spazio di manovra.

Le nuove stime di finanza pubblica della Commissione Europea segnalano la necessità di misure aggiuntive per la Spagna, mentre l’Italia sembra avere le carte in regola per superare l’esame di inizio marzo; la Francia è al limite.

Il governo greco ha avanzato una sua prima proposta per il superamento del programma di sostegno in scadenza. In attesa di una soluzione strutturale, ha chiesto l’innalzamento da 15 a 25 miliardi del tetto alle emissioni di T-bills, il concambio con obbligazioni perpetue dei GGB detenuti dall’Eurosistema, a loro volta risultan ti dal concambio dei titoli acquistati con il programma SMP, e lo sblocco del reddito percepito dalla BCE sul portafoglio SMP. Le tre misure colmerebbero gran parte del gap finanziario previsto quest’anno, scaricando tutto l’onere sul bilancio della Banca centrale; anche per questo, non saranno accettate. Anzi, la decisione di rinunciare alle ultime tranche del programma ha avuto la conseguenza di rendere non stanziabili i titoli di Stato greci, obbligando entro l’11/2 le banche locali a rimpiazzare parte del ricorso alle operazioni di rifinanziamento con liquidità di emergenza (ELA) erogata dalla Banca di Grecia. La mossa della BCE rende ancora più urgente che sia trovata una soluzione. D’altro canto, non è chiaro di quanta autonomia disponga il Tesoro greco prima del default: sicuramente non oltre maggio, ma è probabile che sia ancora meno. La posizione negoziale scelta dalla Grecia ha diversi punti deboli. Il primo è che ha ridotto l’autonomia finanziaria, destabilizzato le banche e peggiorato la situazione economica. Il secondo, che il Paese ha bisogno di nuovi aiuti finanziari per evitare un collasso catastrofico, e che in caso di fallimento ha molto più da perdere dei suoi cr editori. Il terzo è che gli aiuti non saranno mai erogati senza condizioni, sia per i vincoli legali esistenti, sia perché non c’è la volontà politica.

Concessioni saranno possibili sui tempi di rimborso e sul costo dei prestiti europei, che vanno resi coerenti con scenari realistici di crescita economica e saldo primario, e forse sul livello di ingerenza dei creditori nella gestione de lla politica economica. Qualche segno di ammorbidimento è emerso negli ultimi giorni; ma riuscirà Tsipras a sostenere il costo politico che gli deriverà dal doversi rassegnare a un nuovo programma condizionato? I vertici europei della prossima settimana ci chiariranno meglio quali sono gli spazi di manovra al riguardo.

Le stime d’inverno della Commissione rivedono verso l’alto la crescita del PIL Eurozona a 1,3% (da un precedente 1,1%) nel 2015 e a 1,9% (da 1,7%) nel 2016. La revisione è spiegata dal calo del prezzo del petrolio e dal deprezzamento del cambio. Rivista invece al ribasso la stima di inflazione, a -0,1% nel 2015 (ma il CPI è visto poi risalire a 1,3% nel 2016). L’impatto del QE non è incorporato nelle stime. Le proiezioni sui saldi di Finanza Pubblica mostrano una politica fiscale neutrale nel 2015 (saldo struttur ale invariato a -1%, ma atteso peggiorare di due decimi a politiche invariate nel 2016).

Tra i maggiori Paesi, quello con la situazione più critica appare la Spagna, che senza misure aggiuntive vede il saldo strutturale peggiorare da – 2,1% nel 2014 a -2,3% nel 2015 e a -2,7% nel 2016. La Francia (uno dei tre Paesi, assieme a Italia e Belgio, ad aver adottato modifiche alle proprie leggi di bilancio in conseguenza di osservazioni da parte della Commissione e per i quali è atteso un giudizio a inizio marzo) è “borderline”, in quanto il budget 2015 include una correzione di un terzo di punto e i parametri di output gap e crescita attesi per il 2015, secondo la nuova griglia di applicazione del Patto di Stabilità, sono al limite tra una correzione richiesta di 0,25% e una di 0,5%.

Appare meglio posizionata l’Italia, per cui l’aggiustamento strutturale di 0,25% incluso nella Legge di Stabilità è in linea con le nuove linee-guida nell’applicazione del Patto. La flessibilità è però subordinata all’implementazione di un adeguato programma di riforme strutturali. Per l’anno prossimo, tutti i principali Paesi (Italia compresa) necessiteranno di misure aggiuntive (dell’ordine di 0,7% per l’Italia e di 0,9% per Spagna e Francia).


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