Il Punto: La Grecia inizia a rassegnarsi all’estensione del programma di sostegno

– La Grecia inizia a rassegnarsi all’estensione del programma di sostegno, ma le concessioni già annunciate sono insufficienti a ottenere il consenso di tutti i creditori. La riunione odierna dell’Eurogruppo sarà difficile, soprattutto per il governo Tsipras……


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– La prima lettura dei verbali BCE non ha offerto grandi spunti di interesse.

– Alle ore 16.30 di oggi avrà inizio una difficile riunione dell’Eurogruppo, dedicata alla discussione della richiesta formale avanzata dalla Grecia per estendere di 6 mesi il Master Financial Assistance Facility Agreement.

L’accordo-quadro esistente è ora riconosciuto dal Governo di Atene come “vincolante rispetto al suo contenuto finanziario e procedurale”. La lettera del Governo greco chiede di procedere “congiuntamente, e facendo il miglior uso della flessibilità insita nell’accordo attuale, verso la sua positiva conclusione e revisione sulla base delle proposte del Governo greco, da una parte, e delle istituzioni, dall’altra”. Va in gran parte incontro alle richieste dell’Eurogruppo l’impegno a garantire la copertura finanziaria delle nuove misure e ad astenersi da “azioni unilaterali che minino gli obiettivi fiscali, la ripresa economica e la stabilità finanziaria”.

Tuttavia, l’impegno appare limitato all’ambito fiscale e finanziario, e rappresenta comunque un allontanamento significativo dagli impegni del Memorandum; infatti, la lettera chiede di “consentire al Governo greco di introdurre le sostanziali e ampie riforme necessarie a ripristinare lo standard di vita di milioni di cittadini greci”. Inoltre, non vengono indicati precisi target per il saldo primario, limitandosi a parlare di livelli “appropriati” e tali da “tenere conto della presente situazione economica”. Scontato che si proponga di negoziare un nuovo programma con Unione Europea e FMI, anche se viene chiamato eufemisticamente “contratto per la ripresa e la crescita”.

Il fatto che i ministri si incontrino di persona, e il rinvio dalle 15 alle 16.30 annunciato oggi, suggeriscono che le differenze tra Atene e le Autorità europee rimangono significative e pericolose. Ciò è stato evidenziato chiaramente dal comunicato emesso dal Ministero delle Finanze tedesco, ma è noto che sarà necessaria una decisione unanime e che molti altri paesi, oltre alla Germania, sono nettamente contrari a un allentamento della condizionalità. Secondo Reuters, peraltro, la posizione della Germania si è fatta ancora più rigida e ora include la richiesta che i fondi per la ricapitalizzazione delle banche vengano restituiti all’EFSF e non siano utilizzati per altri fini. Perciò, è probabile che il Governo greco, ormai con le spalle al muro sul fronte finanziario, sarà costretto oggi a rendere ancora più evidente la totale disfatta della sua mal congegnata strategia negoziale. Non solo rischia che le sue promesse preelettorali si rivelino immediatamente velleitarie, ma potrebbe addirittura trovarsi a pagare un prezzo aggiuntivo a causa della voglia di punizione che in alcuni Paesi si è venuta formando.

D’altra parte, non ci pare nell’interesse dei creditori neppure imporre una punizione troppo severa, che potrebbe rivelarsi controproducente ai fini del futuro rimborso dei crediti erogati.

– La prima diffusione dei verbali della riunione BCE ha il pregio di fornire i dettagli delle motivazioni sottostanti le scelte di policy, degli strumenti da usare e sulla tempistica dell’intervento, informazioni che saranno utili nel valutare le possibili mosse della BCE in futuro. Per il resto, i verbali non soltanto sono anonimi ma, almeno per questa edizione, non danno neppure indicazioni sul numero di Membri del Consiglio che hanno votato a favore o contro le decisioni prese, né offrono grandi aperture sul dibattito interno. Per quanto riguarda i dettagli tecnici, i verbali non aggiungono molto a quello che è stato incluso nel comunicato del 22 gennaio, ma solo che una certa flessibilità (rispetto ai volumi da acquistare secondo le quote paese nel capitale BCE) sarà necessaria nel tempo e tra giurisdizioni per tener conto delle condizioni di mercato. I verbali suggeriscono che la BCE rivedrà al ribasso le sue stime di inflazione a marzo e verso l’alto le stime di crescita. In generale, ne emerge un Consiglio meno preoccupato sul ciclo, che ritiene abbia toccato un minimo, ma ancora in allerta per il permanere dell’inflazione su livelli troppo bassi troppo a lungo.


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