Il Punto: La possibilità che la Grecia raggiunga un accordo con i creditori rimane incerta

– In Europa, continua la deriva verso posizioni politiche euroscettiche e contrarie all’austerità fiscale. In Spagna, l’esito delle elezioni regionali dello scorso 24 maggio ha segnato la fine del bipartitismo ed ha aperto a scenari politici assai…


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incerti anche su livello nazionale. L’esito delle posizioni in Spagna da un lato spinge verso posizioni più flessibili nella gestione degli squilibri fiscali in Europa, dall’altro indica come opportuno il mantenimento di una linea ferma nei negoziati con la Grecia.

–  La possibilità che la Grecia raggiunga un accordo con i creditori rimane incerta; i negoziati tecnici sono in stallo, e l’esito è ormai legato a decisioni di natura politica.  

–  Le elezioni regionali spagnole dello scorso 24 maggio hanno restituito un quadro politico in netto mutamento. I partiti tradizionali PP e PSOE hanno registrato un forte calo dei consensi ottenendo poco più del 52% delle preferenze, mentre nelle elezioni del 2011 avevano superato il 65%. Il PP si conferma la prima forza politica in Spagna ma ha perso più del 10% fermandosi al 27% dei consensi.  Il PSOE ha visto una flessione di 3 punti al 25% e in molte municipalità non è riuscito a posizionarsi nemmeno come seconda forza politica. Podemos è risultato il terzo partito e ha vinto a Barcellona, ma non è andato così bene come anticipavano i sondaggi. Anche il quasi neonato Ciudadanos è riuscito ad entrare in molti collegi municipali.

I veri vincitori di questa tornata elettorale sono però l’incertezza e la frammentazione politica. Delle 13 Regioni che sono andate al voto, quasi tutte si troveranno a dover formare Governi di coalizione, cosa che potrebbe richiedere diverse settimane. Le posizioni politiche indicherebbero come schieramenti probabili PP-Ciudadanos e PSOE-Podemos, ma non è ancora scontato che i nuovi gruppi vogliano entrare in coalizione con i partiti tradizionali a cui si sono proposti come alternativa. Il vero banco di prova si avrà a Madrid e Barcellona, che saranno governate da coalizioni fra PSOE e Podemos. L’ascesa dei nuovi movimenti politici è comprensibile come reazione alla corruzione e ai costi sociali dell’austerità; tuttavia, pone il rischio di uno stallo sul fronte delle riforme a livello nazionale e, paradossalmente, di frenare l’alternanza al Governo. Una simulazione fatta dal El País sulla base dei risultati delle elezioni regionali indica che alle elezioni nazionali di fine 2015 il PP otterrebbe solo 120 seggi (da 132 nel 2011), il PSOE 108 (da 119), Podemos 37 e Ciudadanos 18. Dopo le elezioni dell’autunno, perciò, per la prima volta dal 1978 il Paese potrebbe essere governato da una larga coalizione, che rischia di essere l’unica possibile.

–  I negoziati fra la Grecia e le tre istituzioni sono arrivati a un punto di stallo. Anche se la parte greca ha cercato di far passare il messaggio che una conclusione positiva è alle porte (utile per tranquillizzare i depositanti alla vigilia del weekend), le dichiarazioni dei creditori internazionali fanno capire che ormai le posizioni si sono cristallizzate, e che i limiti di mandato dei negoziatori sono probabilmente esauriti. Per ammissione dello stesso Tsakalotos, capo della missione greca, la situazione potrà essere sbloccata soltanto da una decisione politica: o la Grecia sposterà le sue ‘linee rosse’, o i creditori allenteranno ulteriormente le condizioni.
Tuttavia, l’accordo dovrà anche includere garanzie sulla copertura delle future esigenze finanziarie, altrimenti il FMI potrebbe decidere di sganciarsi.
Quanto spazio rimane per i negoziati? Un portavoce del FMI ha confermato che la Grecia potrebbe chiedere di accorpare in un unico pagamento a fine mese le tranche di giugno, guadagnando un paio di settimane, ma che non l’ha ancora fatto. Alcuni giorni saranno necessari per la ratifica nazionale delle  decisioni prese dell’Eurogruppo, ove questa è necessaria.

Sottolineiamo, però, che non basterà un accordo qualsiasi per ‘risolvere’ il problema. La soluzione è rappresentata da un processo pluriennale che include disciplina fiscale (cioè avanzi primari adeguati mantenuti per molti anni), una ristrutturazione del debito verso l’EFSF, nuovi finanziamenti per coprire uscite di cassa non rifinanziabili sul mercato e riforme strutturali per rilanciare la crescita. Un accordo, perciò, sarebbe soltanto il primo passo di una possibile e incerta soluzione, e il rischio di crisi si riproporrebbe a ogni punto di controllo del processo.


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