Il 2016 potrebbe deludere le attese per un’accelerazione in media d’anno (rispetto all’1,5% del 2015)….
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La reazione dei mercati ai tassi negativi comincia a essere meno univoca, sollevando qualche dubbio sui benefici della ‘rincorsa’ fra banche centrali.
L’Eurozona non riesce a “schiodarsi” da una crescita dell’ordine di 0,3% t/t, in linea con il ritmo visto negli ultimi due anni ovvero dopo la fine della recessione. Anche nella parte finale del 2015 le attese di una possibile accelerazione sono state smentite. Germania e Spagna hanno mantenuto la velocità di crociera dei mesi estivi (0,3% e 0,8% t/t, rispettivamente), e Francia e Italia hanno rallentato (rispettivamente da 0,3% a 0,2% e da 0,2% a 0,1% t/t). In pratica, nell’Eurozona la ripresa ha perso slancio nel corso dell’anno dopo un incoraggiante inizio (0,5% nel 1° trimestre e 0,4% nel 2° trimestre), in quanto l’effetto netto addizionale degli “shock esogeni” che avevano innescato un’accelerazione tra fine 2014 e inizio 2015 (non solo calo del prezzo del petrolio ma anche effetti del QE della BCE e del deprezzamento del tasso di cambio) è probabilmente andato in parte scemando nel corso dell’anno. Come altrove, la crescita viene soprattutto dai servizi (più legati a una domanda domestica in ripresa) anziché dall’industria (che risente maggiormente delle incognite circa lo scenario internazionale).
Inoltre, pur con accentuazioni diverse da paese a paese, la ripresa si conferma trainata dalla domanda domestica e in particolare dai consumi; infatti, dei fattori esogeni favorevoli, quello più efficace resta lo shock sul prezzo dell’energia, che già nel 2015 ha innescato un significativo aumento di potere d’acquisto per le famiglie (atteso anzi rafforzarsi nel 2016). Questa tendenza, in presenza di un probabile rallentamento per l’export, dovrebbe continuare nel corso del 2016. Come spieghiamo nel contributo monografico di questa settimana, la maggiore incognita dello scenario riguarda gli investimenti: le imprese hanno visto nel 2015 un miglioramento dei margini (grazie alla ripresa della domanda finale), ma rimangono assai caute nelle loro decisioni di investimento a causa delle crescenti incertezze sullo scenario. Quel che è peggio è che il calo della produzione industriale negli ultimi due mesi del 2015 crea un effetto statistico sfavorevole per il trimestre corrente, per il quale rivediamo al ribasso la nostra stima sul PIL portandola in linea con lo 0,3% t/t visto nell’ultimo semestre. Ne consegue che la crescita media annua dell’Eurozona nel 2016 difficilmente accelererà rispetto all’1,5% registrato l’anno scorso.
Commentando il taglio dei tassi ufficiali alla riunione dell’11 febbraio, la Riskbank svedese afferma di dover prendere in considerazione l’allentamento della politica monetaria di altre banche centrali, che rischia di portare a un rafforzamento della corona più rapido rispetto alle previsioni e quindi di allontanare il conseguimento dell’obiettivo di inflazione. In Giappone, l’effetto sui mercati valutari del taglio dei tassi operato dalla BoJ è stato rapidamente sovrastato dal flight to quality, che ha portato lo yen dal 118,8 precedente la riunione al 112,5 di oggi ed ha contribuito al disastroso andamento del mercato azionario locale. Peraltro, non si può neppure dare per scontato che tale rincorsa al taglio dei tassi, cui probabilmente si unirà anche la BCE a marzo, contribuisca a tranquillizzare i mercati e a rafforzare il clima di fiducia. Le autorità monetarie svedesi ammettono i rischi associati al regime di bassi tassi di interesse, in particolare per l’eccessivo indebitamento delle famiglie, avvisando che senza misure di contenimento “tale sviluppo potrebbe essere alla fine molto costoso per l’economia”. Tuttavia, l’onere di intervenire in tale ambito è affidato a misure macroprudenziali ancora da definire e a riforme che riducano lo sbilancio di domanda e offerta sul mercato immobiliare. In aggiunta, anche nell’Eurozona la rincorsa al taglio dei tassi verso livelli
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