La BCE ha cercato di spegnere la volatilità del cambio con una limatura delle previsioni di inflazione core e segnali molto accomodanti sulla gestione dell’APP e dei tassi ufficiali……
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I mercati obbligazionari hanno reagito coerentemente, il cambio molto meno.
– La riunione BCE si è conclusa senza novità su tassi e misure non convenzionali. La retorica del comunicato e i toni usati dal presidente Draghi denotano l’intenzione di evitare scosse e raffreddare le attese di restrizione che avevano agitato i mercati valutari. La BCE ha chiaramente tenuto conto della dinamica recente del cambio (+4,7% da inizio maggio) e delle condizioni finanziarie. Come sempre, il Presidente della BCE non ha potuto commentare sul livello del cambio, ma ha sottolineato che è emerso un consenso ampio all’interno del Consiglio sul fatto che la volatilità recente rappresenti un elemento di incertezza e preoccupazione, e che richieda un attento monitoraggio. Per ora, questo sforzo non è stato premiato dai mercati valutari, mentre il mercato obbligazionario ha preso subito atto dei toni accomodanti con un calo dei tassi a medio/lungo termine e una compressione dei premi al rischio sugli emittenti periferici.
– Il comunicato promette che la BCE sarà presente sul mercato anche dopo dicembre 2017 e “calibrerà” le misure non convenzionali in base all’evoluzione dello scenario macroeconomico e alle prospettive di ritorno dell’inflazione verso il 2% nel medio termine. Nel contempo, la BCE ha rinnovato l’impegno a mantenere i tassi ufficiali fermi ben oltre la fine degli acquisti: Draghi ha rimarcato che la sequenza degli interventi non è stata messa in discussione. Le decisioni di massima sull’estensione del programma APP ( Asset Purchase Programme ) verranno prese a ottobre. Per il momento, il Consiglio ha solo valutato scenari alternativi, senza considerare variazioni dei parametri di implementazione degli acquisti e in particolare, del limite per singola emissione e singolo emittente. Il Consiglio ha invece valutato scenari alternativi per durata e volumi di acquisto, ma è in attesa delle indicazioni dei diversi gruppi di lavoro.
– A sottolineare che la BCE non ha fretta di restringere le condizioni monetarie, lo staff della Banca centrale ha rivisto al ribasso di un decimo le stime di inflazione, rispettivamente all’1,2% e all’1,5% nel 2018 e nel 2019, per effetto del cambio più forte. Le revisioni alle previsioni di inflazione sono interamente dovute alla dinamica sottostante (al netto di energia ed alimentari) più debole rispetto a giugno. La stima di inflazione core è scesa nel 2018 a 1,3% e all’1,5% nel 2019. Se il movimento della valuta fosse dovuto a fattori del tutto esogeni, la trasmissione all’inflazione sarebbe più ampia, ma in parte la dinamica del cambio è dovuta al miglioramento del quadro economico e politico. Le previsioni di crescita sono state riviste al rialzo al 2,2% nel 2017 da un precedente 1,9%, mentre le stime per i prossimi due anni sono ferme all’1,8% e 1,7%, dal momento che la BCE valuta che l’andamento di fondo dell’economia area euro sia più forte delle stime di qualche mese fa e che questo compensi l’effetto del cambio più forte. Inoltre, la politica monetaria contrasterà in parte gli effetti di freno dell’apprezzamento dell’euro. La revisione al ribasso delle stime di inflazione core nei prossimi due anni ed in particolare della previsione per il 2019 all’1,5% ha un’importanza segnaletica: riduce l’urgenza per la BCE di uscire dal programma di acquisto. I membri del Consiglio sono generalmente fiduciosi che la fase di espansione si tradurrà con il tempo in aumento dei prezzi interni, ma per il momento ritengono di dover essere ancora persistenti nel sostenere la crescita ed il rialzo dell’inflazione sottostante.
– Pensiamo che la BCE annuncerà un’uscita molto graduale dagli acquisti a ottobre e che adotterà una formula flessibile, evitando di indicare la data ultima di chiusura del programma e riservandosi di calibrare gli acquisti di riunione in riunione. Probabilmente la BCE cercherà di estendere il programma fino all’autunno del 2018, ma la decisione ultima dipenderà dagli equilibri politici all’interno del Consiglio e dall’andamento dell’economia. Al momento, è legittimo attendersi il primo rialzo del tasso sui depositi soltanto nel 2019.
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