Per quanto riguarda le indicazioni sui movimenti futuri dei tassi, per ora la mediana 2018 dovrebbe restare invariata, ma la dispersione delle opinioni si ridurrà. Probabile un aumento della mediana 2019……..
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La BCE è ben indietro rispetto alla Fed nel processo di normalizzazione della politica monetaria. Tuttavia, anche questa settimana sono arrivati nuovi indizi sull’avvicinarsi della fine delle misure non convenzionali. Praet, il membro più accomodante del comitato esecutivo, ha suggerito che la chiusura del QE è ormai quasi certa e ha ribadito che il principale strumento di politica monetaria è la guidance sui tassi di interesse. Ma prima di modificare la comunicazione sui tassi, la BCE potrebbe voler monitorare gli effetti dell’annuncio della chiusura dell’APP sui rendimenti. Pensiamo, quindi, che notifiche sui tassi arriveranno dopo la pausa estiva.
Brexit: possibile in settimana l’annuncio di un accordo su un periodo transitorio fino al 31 dicembre 2020 durante il quale tutti gli effetti del recesso saranno congelati.
Quali novità potrebbero emergere dalla riunione del FOMC di marzo?
Ci sono due fonti di informazione: tassi e comunicazione. Un rialzo dei tassi di 25pb è ormai scontato, e dovrebbe essere votato all’unanimità. Per quanto riguarda la comunicazione, il FOMC può dare indicazioni nuove attraverso il comunicato, la conferenza stampa di Powell e l’aggiornamento delle proiezioni macroeconomiche e dei tassi. A questa riunione, lo strumento più importante per la guidance saranno le proiezioni.
Il comunicato dovrebbe migliorare il giudizio sulle prospettive della crescita e del mercato del lavoro, oltre a rilevare i segnali di moderata ripresa dell’inflazione rispetto al ritmo troppo lento dello scorso anno.
Nella valutazione dei rischi ci potrebbe essere qualche modifica, alla luce dei commenti di Powell. Il Presidente della Fed, nelle audizioni in Congresso, ha affermato che i rischi di breve termine restano “circa bilanciati”, ma ora sono davvero “duplici”, per via del recente miglioramento delle previsioni di crescita. Il comunicato potrebbe adottare questa nuova formulazione, pur ribadendo che il Comitato “continua a monitorare da vicino gli sviluppi dell’inflazione”.
Per quanto riguarda la conferenza stampa, il cambio della guardia alla presidenza della Fed non dovrebbe fornire novità significative, dopo le due audizioni di Powell in Congresso a fine febbraio. Il nuovo Presidente ha già descritto in modo esaustivo lo scenario economico, i rischi e le prospettive della politica monetaria, sottolineando diverse volte la propria “opinione personale”.
Powell dovrebbe ripetere che la Fed “continuerà a cercare un equilibrio per evitare un surriscaldamento dell’economia e riportare l’inflazione al 2% su base stabile”, attuando “ulteriori graduali rialzi” dei tassi, come indicato dal grafico a punti
Le proiezioni macroeconomiche dovrebbero mostrare uno spostamento verso l’alto della crescita nel 2018, nel 2019 e in misura minore nel 2020, sulla scia dei nuovi “venti favorevoli” citati da Powell, specialmente lo stimolo fiscale. Il tasso di disoccupazione potrebbe registrare una modesta limatura per fine 2018, dall’attuale 3,9%. Sull’inflazione core ci potrebbe essere un aumento di un decimo a 2% per fine 2018 e uno spostamento verso l’alto della tendenza centrale (da 1,7-1,9%).
Le variazioni delle proiezioni macroeconomiche saranno propedeutiche per i cambiamenti del grafico a punti, che catalizzeranno l’attenzione dei mercati. Prevediamo modifiche su due fronti. Prima di tutto, a nostro avviso si ridurrà ampiamente la dispersione dei punti, in particolare per il 2018, ma anche per il 2019. In termini di livelli, al momento sembra più probabile un aumento delle mediane per il 2019 e il 2020, ma non per il 2018. Però la minor dispersione e lo spostamento verso l’alto dei punti delle ‘colombe’ renderà più facile a giugno un eventuale rialzo della mediana per il 2018. L’ago della bilancia per la mediana è in mano ai partecipanti che indicavano 3 rialzi nelle proiezioni di dicembre. In base alle dichiarazioni recenti, riteniamo che la migrazione sia significativa ma non porti (ancora) a modificare la mediana di tre rialzi.
La BCE è ben indietro rispetto alla Fed nel processo di normalizzazione della politica monetaria. Tuttavia, anche questa settimana sono arrivati nuovi indizi sull’avvicinarsi della fine delle misure non convenzionali. Anche il membro più accomodante del comitato esecutivo, Praet ha suggerito che la chiusura del QE è ormai quasi certa e ha ribadito che il principale strumento di politica monetaria è la guidance sui tassi di interesse.
Praet ha detto che la BCE dovrà spiegare ai mercati cosa intende con tassi sui livelli attuali “ben oltre la fine degli acquisti”. Tuttavia, Praet suggerisce che la BCE, prima di introdurre modifiche alla comunicazione sui tassi, potrebbe voler testare l’impatto sui rendimenti dell’annuncio sulla chiusura del QE, annuncio che pensiamo arriverà al più tardi per fine luglio.
La BCE, quindi, potrebbe voler aspettare fino a settembre o oltre per modificare la comunicazione sui tassi di interesse. Praet ha spiegato che sebbene siano stati compiuti progressi significativi, la BCE è ancora lontana dal raggiungere l’obiettivo di inflazione del 2%. Sarà opportuno adeguare la politica monetaria a “piccoli passi” e più gradualmente rispetto al passato. Praet ha anche spiegato che l’orientamento della politica monetaria sarà in parte influenzato dalla politica di reinvestimento poiché la misura dovrebbe produrre un graduale riassorbimento, ripartito su molti anni, dell’effetto depressivo della APP sui rendimenti a lungo termine.
La sterlina ha beneficiato negli ultimi giorni dell’ottimismo per l’eventualità che il Consiglio Europeo del 22-23 marzo conceda il via libera a un periodo di transizione che di fatto rinvierebbe gli effetti di Brexit fino al primo gennaio 2021, rinviando così di quasi due anni il materializzarsi di rischi concreti connessi al recesso. L’ottimismo è alimentato dalla notizia, diffusa da BBC, che il negoziatore britannico Davis incontrerà quello europeo Barnier lunedì 19.
Nell’intervista, Davis ha dichiarato che il Regno Unito accetta che il periodo transitorio non vada oltre il dicembre 2020, e che in compenso l’UE accetterà di istituire una commissione congiunta per controllare che ambedue le parti si comportino in buona fede durante tale periodo.
Ricordiamo che il Consiglio Europeo, preceduto il 20 da una riunione del consiglio per gli affari generali, dovrà anche approvare le linee guida per il negoziato sulle relazioni fra UE e Regno Unito dopo il recesso, in qualche misura già anticipate da Tusk la settimana scorsa
Comunicazioni importanti
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