La Federal Reserve prepara un rialzo dei tassi alla riunione di dicembre, anche se si lascia una via di uscita. Legata, quest’ultima, più al rischio elettorale (salito nelle ultime settimane) che ai dati economici……..
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L’Alta Corte inglese impone al Governo di ottenere un mandato parlamentare prima di attivare le procedure di uscita dall’UE. A meno che la Corte Suprema non rovesci il verdetto, questo potrebbe portare a tempi più lunghi per l’intero processo.
– La riunione del FOMC si è conclusa, come atteso, con tassi fermi e segnali di un probabile rialzo dei tassi in tempi ravvicinati. I due dissensi riguardano membri favorevoli a un rialzo immediato. Il comunicato apporta solo pochi cambiamenti al testo di settembre, mirati a segnalare che i motivi per un rialzo sono ulteriormente aumentati rispetto alla riunione precedente. L’interpretazione dell’esito della riunione è piuttosto bizantina, dovendosi concentrare sull’aggiunta di due verbi e di un aggettivo indefinito nel testo del comunicato. D’altronde, il quadro macroeconomico da settembre ha continuato a soddisfare le condizioni che il Comitato sembrava richiedere per alzare i tassi. La vera motivazione per restare fermi a novembre è il timore di eventuali shock post-elettorali, qualcosa che non può essere scritto nel comunicato. In effetti, il rischio connesso alle elezioni presidenziali americane dell’8 novembre è andato crescendo nell’ultima settimana, con un progressivo ridursi del vantaggio della candidata democratica nei sondaggi. I mercati, che davano quasi per certa la vittoria di Hillary Clinton, sono tornati a scontare un esito incerto. Tuttavia, non stanno scontando una vittoria del candidato repubblicano Trump, ma soltanto una probabilità non più trascurabile che avvenga. Se ciò si verificasse davvero, perciò, seguirebbe un’ulteriore fase di aggiustamento che potrebbe complicare il lavoro della Federal Reserve a dicembre. Inoltre, anche una vittoria della Clinton potrebbe essere seguita da contestazioni e da un rischio di crisi istituzionale, a motivo delle indagini in corso.
– Come le elezioni americane, anche il percorso verso l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea è diventato un po’ più accidentato: l’Alta Corte inglese, infatti, ha imposto al Governo di ottenere un mandato parlamentare per il negoziato. Il Governo avrebbe preferito evitare questo passaggio, e intende tentare ancora la via del ricorso alla Corte Suprema per scongiurarlo. La Corte Suprema potrebbe esaminare il caso a inizio dicembre. Vista la debolezza delle argomentazioni tecniche del Governo, sembra difficile che possa ribaltare il giudizio dell’Alta Corte. A nostro avviso, però, l’obbligo di ottenere l’approvazione del Parlamento non rimetterà in discussione l’uscita dall’UE, che a questo punto è difficilmente reversibile. Se il Parlamento traccheggiasse, il Governo potrebbe decidere di mettere a frutto i sondaggi favorevoli per andare ad elezioni anticipate e ottenere dalle urne una maggioranza più solida e favorevole. Tuttavia, pur senza boicottare il processo, il Parlamento potrebbe imporre vincoli e condizioni, che è proprio il rischio che il Governo voleva evitare. In effetti, il Parlamento potrebbe pretendere dal Governo che chiarisca quali sono gli obiettivi del processo (Limiti all’immigrazione? Riduzione dei costi?), che si tengano in considerazione le opinioni di chi era contrario ed eventualmente che l’accordo sia sottoposto al voto degli elettori (anche se ci sarebbe ben poco da scegliere a quel punto, se l’attivazione dell’art. 50, come sembra, avvia un processo irreversibile). Perciò, se il Parlamento svolgerà il proprio lavoro, non si tratterà di una mera formalità. Inoltre, il passaggio parlamentare potrebbe anche implicare un rinvio della richiesta formale di uscita rispetto alla scadenza annunciata dal Governo inglese (marzo 2017).
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