La BCE cercherà di mantenere la massima flessibilità nell’esecuzione del programma di acquisto dei titoli di stato (PSPP).….
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– La retorica è stata più positiva del previsto. Le stime 2016 di crescita (1,9% da 1,5%) e inflazione (all’1,5% dall’1,3%) sono state riviste significativamente al rialzo. Soprattutto la BCE ritiene che l’inflazione possa tornare al target nel 2017, con la piena attuazione del programma.
– La riunione della BCE, come in parte atteso, ha introdotto solo qualche dettaglio in più sul PSPP (Public Sector Purchase Programme, la denominazione ufficiale adottata per il programma che partirà il prossimo 9 marzo e che integra il CBPP3 e l’ABSPP). Anche i documenti pubblicati dalla BCE al termine della conferenza stampa (la decisione legale, il comunicato stampa e un Q&A) mostrano che la Banca centrale non vuole legarsi troppo le mani riguardo agli aspetti implementativi del programma. Ci sembra una scelta giustificabile, visto che in alcune giurisdizioni gli acquisti potrebbero esercitare notevoli pressioni sul mercato dei titoli di stato.
– Il comunicato tecnico conferma che la BCE cercherà di distorcere il meno possibile il mercato cercando di rispettare un principio di neutralità. Gli acquisti per scadenze dovrebbero essere pesati in base al debito in circolazione con scadenza compresa tra i 2 e i 30 anni, ma la BCE verificherà in corso di implementazione ed in base ai flussi giornalieri come rispettare il criterio di neutralità. Inoltre, si prevede un black-out period (art. 4.1) per non disturbare l’attività del mercato primario e l’avvio di un servizio di prestito titoli. Come definito nel quadro legale all’art. 7, l’esecuzione avverrà mediante le controparti ufficiali dell’Eurosistema; ciò indica che gli acquisti saranno condotti con transazioni bilaterali e non attraverso meccanismi più rigidi, come le aste di acquisto. Inoltre, nell’art. 6 i limiti di allocazione fra BCN (Banche Centrali Nazionali) e BCE, nonché la ripartizione fra BCN, sono riferiti al “valore totale” dei titoli acquistati, formulazione che consentirà, se necessario, di modulare i flussi mensili per categoria di obbligazione e per paese in base alle condizioni del mercato. Infine, poiché gli obiettivi sono definiti in termini di controvalore e non di valore nominale dei titoli, un ulteriore grado di flessibilità deriva dalla presenza di titoli quotati abbondantemente sopra la pari (un fattore che aiuta anche a mitigare il possibile rischio di scarsità su alcuni mercati).
– Un limite rigido, invece, è stato fissato riguardo al rendimento dei titoli acquistabili: in base all’art. 3.5, il rendimento a scadenza non può essere inferiore al tasso applicato sulla deposit facility (attualmente -0,20%). Intorno a tale soglia, d’altronde, le banche potrebbero preferire di tenere la liquidità sotto forma di depositi piuttosto che in titoli di stato. Un altro punto fermo è la segmentazione degli acquisti: “ogni BCN acquisterà titoli stanziabili della propria giurisdizione”, mentre i “titoli stanziabili emessi da organizzazioni internazionali e banche multilaterali per lo sviluppo possono essere acquistate da tutte le BCN”.
– Sul fronte della retorica, il tono della conferenza stampa è stato più positivo di quanto da noi atteso. La BCE non solo ha rivisto più del previsto le stime di crescita 2016 (1,9% da 1,5%) ma anche alzato la stima di inflazione per il prossimo anno (all’1,5% dall’1,3% di dicembre). La BCE nota che i rischi per il 2015-16 si sono ridotti grazie alle misure di politica monetaria introdotte a gennaio. Quel che più conta è che la BCE ritiene che il programma possa riportare l’inflazione nel 2017 all’1,8%, circa in linea con il target. La crescita reale dovrebbe accelerare di qui a due anni fino al 2,1%, favorendo la chiusura dell’output gap per fine 2017. Durante la conferenza stampa Draghi ha indicato che la BCE si aspetta un’accelerazione della domanda interna, grazie al calo del prezzo del greggio, deprezzamento del cambio e QE e ritiene poco probabile che le risorse finanziarie aggiuntive possano essere risparmiate piuttosto che consumate. In linea di principio, le previsioni di medio periodo suggeriscono che la normalizzazione della politica monetaria potrebbe iniziare da metà 2017, se le stime di crescita e inflazione di medio periodo dovessero essere confermate. Tuttavia, Draghi non ha mancato di sottolineare che le previsioni per il 2017 sono soggette ad un ampio margine di incertezza, lasciando intendere che tutte le porte restano aperte.
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