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Il Punto: La riunione della BCE si è conclusa senza novità sulla politica monetaria

Come era ragionevole che fosse, la riunione di gennaio del Consiglio Direttivo BCE è stata meramente interlocutoria……..


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Lo strepitare per l’aumento dell’inflazione in Germania è alquanto prematuro – e, comunque, sarebbe positivo per l’Eurozona se la Germania sperimentasse una fase di inflazione superiore al resto dell’area.

– La riunione della BCE si è conclusa, come da attese, senza novità sulla politica monetaria. La BCE ha ribadito che gli acquisti andranno avanti fino a dicembre 2017 e in ogni caso fino a quando l’inflazione non sarà tornata verso il 2%; inoltre, ha ripetuto anche questa volta che gli acquisti potranno essere aumentati nel caso in cui il quadro macroeconomico dovesse peggiorare e/o le condizioni finanziare dovessero divenire più restrittive; infine, è stata ancora confermata la forward guidance sui tassi ufficiali. La BCE ha specificato, in un comunicato ad hoc , che gli acquisti di titoli con rendimento inferiore al tasso sui depositi non comprenderanno i titoli privati ABS covered bonds e titoli corporate.

– Durante la conferenza stampa, Draghi ha riaffermato che le decisioni di dicembre non vanno viste come l’inizio della fase di chiusura dell’APP, affermando che una riduzione degli acquisti in caso di miglioramento inatteso del ciclo non è stata considerata. Il bias inflazionistico è, quindi, riaffermato. Nel comunicato è specificato che per il momento non si intravedono pressioni sui prezzi interni e che la BCE guarderà oltre gli aumenti d’inflazione causati da energia e effetti base.

– La BCE ha indicato tre condizioni perché l’inflazione possa ritenersi in linea con l’obiettivo di medio termine. Si deve verificare 1) un aumento nel medio termine; 2) una convergenza stabile e o duratura verso il 2%; e 3) deve trattarsi di un aumento in grado di sostenersi anche in assenza dello stimolo BCE. Per il momento il Consiglio continua a ritenere che condizioni finanziarie ultra-accomodanti siano necessarie perché la dinamica dei prezzi interni muova verso il target. Inoltre, il comunicato specifica che i rischi per lo scenario restano verso il basso e provengono principalmente dal contesto esterno. Draghi ha specificato che la discussione alla riunione di gennaio ha visto un consenso unanime sul fatto che le misure adottate a dicembre fossero quelle adeguate a garantire il rispetto del mandato e per la ripresa della zona euro.

+ Draghi ha invitato i tedeschi a essere pazienti e fiduciosi sul fatto che con il consolidarsi della ripresa in tutta la zona euro anche l’economia tedesca ne trarrà beneficio e i tassi potranno salire. Nel complesso, la BCE ha messo un notevole impegno nel dissipare i dubbi seminati negli ultimi giorni dalla parte più impaziente del mercato sulla sostenibilità delle misure di dicembre in un quadro di rialzo dell’inflazione più marcato, soprattutto in Germania. Ma sarebbe stato semplicemente assurdo rimettere tutto in discussione soltanto sulla scorta dei dati correnti di inflazione. Inoltre, sarebbe soltanto di beneficio al ribilanciamento interno dell’Eurozona se la Germania fosse soggetta a un periodo di rivalutazione interna, mediante una dinamica più sostenuta rispetto alla media dell’Eurozona di salari e prezzi. Non dobbiamo dimenticarci che ci sono sempre due parti coinvolte in uno squilibrio, e che anche quella che genera eccessi strutturali di risparmio ha avuto le sue responsabilità nella genesi degli squilibri che hanno preceduto la crisi del debito. In questo momento, con la periferia tornata in avanzo di parte corrente, la vera anomalia che resta sono gli abnormi avanzi di parte corrente di Germania e Olanda. Un ribilanciamento più simmetrico eviterebbe quel bias deflazionistico che caratterizza il quadro delle regole di politica economica che l’Eurozona si è data.


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