Per la crisi del debito, la discussione si sta incanalando su binari più favorevoli e costruttivi, ma il
bilancio degli appuntamenti di questa settimana rimane inconcludente.…
Intanto, la tornata di indagini congiunturali di maggio ha segnalato il rischio di una ricaduta recessiva per la zona euro nei mesi primaverili dopo la stagnazione di inizio anno, dal momento che sembra vacillare anche la Germania, ultima roccaforte europea.
– Non è molto serio trarre bilanci da una “cena informale” che non poteva raggiungere decisioni, come quella del 23 maggio fra i Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea. Ma tra G8, cena informale e dichiarazioni possiamo fare il punto dei progressi su una serie di questioni importanti. Primo, la rete di sicurezza per l’Eurozona. Non si attendevano miracoli, e non ne sono venuti. Come abbiamo detto in passato, a parte possibili ritocchi cosmetici al modus operandi del futuro ESM, la rete di sicurezza costituita dai fondi europei rimane inadeguata e soltanto la BCE può fornire la capacità e la rapidità di azione necessarie. Ma, per rispetto dell’indipendenza della Banca centrale, non è pensabile che il Consiglio si esprima ufficialmente a favore di un maggiore coinvolgimento della BCE e sarà soltanto il direttivo della BCE a comunicare eventuali misure straordinarie, quando sarà il caso. Sembra però probabile che la Spagna abbia informalmente chiesto il sostegno delle Autorità monetarie attraverso i canali già sperimentati. Secondo, la Grecia. Sperando che le nuove elezioni levino qualche castagna dal fuoco, sarebbe ragionevole avere dei contingency plans pronti nell’eventualità che, invece, la situazione precipiti. Altrettanto ragionevole è che non se ne voglia parlare troppo, per non aumentare il rischio di collasso spontaneo della situazione interna. Tuttavia, è importante che l’intervento sia tempestivo e aggressivo.
Terzo, la crescita. Nel dialogo tra sordi in corso fra gli Stati dell’Eurozona, il terreno comune sembra essere l’accettazione del principio che è insensato rincorrere gli obiettivi assoluti di deficit durante una recessione. Questo è già un progresso (peraltro precedente sia al G8, sia alla cena informale). Lo sviluppo dei project bonds è interessante concettualmente, ma di scarso rilievo pratico per la modestissima dimensione del progetto pilota. E, considerando l’esperienza storica italiana, non è così scontato che sia meglio avere più tasse e più investimenti pubblici piuttosto che meno tasse e meno investimenti pubblici. Lo sviluppo più positivo è che il governo Merkel non ha più il monopolio dell’agenda europea, che non stava gestendo nell’interesse dell’Unione, ma ciò deve ancora tradursi in risultati concreti.
– Proprio sul fronte della crescita sono arrivate notizie tutt’altro che confortanti questa settimana. La tornata di indagini congiunturali di maggio segnala difatti il rischio di una ricaduta recessiva per la zona euro nei mesi primaverili dopo la stagnazione di inizio anno. Il PMI composito si è assestato a 45,9, valore che è il minimo dal giugno 2009 e che è coerente con una contrazione dell’economia nei mesi primaverili. La fiducia presso le imprese è calata nettamente in Francia e marginalmente in Belgio. Ma quel che è peggio è che sembra vacillare anche la Germania, ultima roccaforte europea. L’indice Ifo è crollato a 106,9 dal precedente 109,8. Pur restando ancora una deviazione standard al di sopra della media di lungo termine (100,8), l’indice è tornato sui livelli autunnali, quando l’economia tedesca si contraeva di -0,2% t/t. Il dettaglio settoriale dell’indagine rivela che il calo della fiducia è spiegato solo in parte dal peggioramento delle condizioni nel settore manifatturiero. Il commercio al dettaglio ha difatti inferto il colpo più duro con un calo di 14,3 punti a -3,6, probabilmente per effetto di un clima eccezionalmente rigido.
L’indice di attività PMI Composito tedesco ha toccato quota 49,6 a maggio, dal 52,9 dei primi tre mesi dell’anno. Le indagini congiunturali IFO e PMI suggeriscono che la crescita tedesca di +0,5% t/t, che ha sostenuto la media europea a inizio 2012, non si ripeterà nei mesi primaverili. In particolare se dovesse essere confermata la tendenza di rallentamento del libro ordini nel manifatturiero dal momento che verrebbe meno anche il supporto delle esportazioni tedesche, principale motore della crescita a inizio anno. A riguardo, il calo del PMI HSBC per la Cina e del PMI Markit per gli Stati Uniti non sono confortanti.
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