Il Punto: La tregua in Ucraina sembra funzionare

La tregua in Ucraina sembra funzionare, ma non bisogna farsi troppe illusioni riguardo al superamento delle tensioni fra UE e Russia. Stiamo entrando nella fase calda per…


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la definizione dei budget 2015 nell’Eurozona. Diversi Paesi cercheranno di conquistarsi margini di flessibilità in cambio delle riforme richieste dalla Commissione a giugno. Sarebbe utile una politica fiscale più accomodante in Germania, anche nell’ottica di una strategia più simmetrica di ribilanciamento, ma non ci sono ancora segnali concreti in tale direzione.

–  La crisi russo-ucraina ha preso una strada un po’ più incoraggiante nelle ultime settimane, ma le sue conseguenze negative rischiano di essere comunque durature. La buona notizia è che l’accordo per la tregua e la descalation del conflitto pare funzionare, tanto che la stessa NATO riconosce che la Russia ha effettivamente ritirato parte delle proprie forze impegnate oltre confine. Questo dovrebbe evitare un nuovo giro di sanzioni e rappresaglie commerciali. Tuttavia, la crisi non si può affatto considerare superata e sembra destinata a pesare sulle relazioni economiche fra Europa e Russia per lungo tempo. In primo luogo, la Russia è ancora determinata a bloccare il trattato di integrazione commerciale fra Unione Europea e Ucraina, sospeso per 15 mesi proprio su pressione della Russia. Nonostante i costi di tale politica, la Russia non ha affatto rinunciato all’idea di mantenere l’Ucraina sotto controllo politico ed economico, mentre il nuovo Governo ucraino e la UE vogliono l’esatto contrario. Secondo, la Russia continua a mantenere un atteggiamento aggressivo nei confronti degli Stati che aiutano il nuovo Governo ucraino, che si esprime mediante piccole “provocazioni” della sua aviazione militare nei confronti degli Stati confinanti e riduzioni delle consegne di gas naturale. Né aiuta il miglioramento delle relazioni l’enfasi che Putin ha posto sul concetto di un “mondo russo” che include le popolazioni russofone oltre confine che, per esempio, costituiscono ben il 26% degli abitanti di uno Stato come la Lettonia membro della NATO, della UE e dell’Eurozona. L’interpretazione più ottimistica è che ciò sia strumentale alla gestione della crisi ucraina e non propedeutico ad un allargamento delle ambizioni di controllo; tuttavia, l’effetto sarà quello di spingere verso un allentamento dei legami economici con la Russia. Sarà proprio la Russia a subirne i danni maggiori: il PIL è previsto in marginale contrazione quest’anno e stagnante il prossimo, frenato dalla contrazione della domanda interna (investimenti in particolare). Tuttavia, la prospettiva che il calo delle esportazioni verso l’Europa orientale non sarà rapidamente riassorbito è un’altra brutta notizia
per le deboli economie dell’Eurozona.

– Mentre la BCE si appresta a implementare gli acquisti di ABS, altro pezzo del pacchetto di giugno, l’Eurozona è impegnata nella definizione dei budget per il 2015, che dovranno essere presentati alla Commissione Europea entro il 15 ottobre. Appare evidente che diversi Paesi in difficoltà si stiano preparando a non effettuare la correzione fiscale che il patto di stabilità e crescita richiederebbe il prossimo anno, e tale scelta appare del tutto condivisibile in questa fase di debolezza per la domanda interna. La contropartita dovrebbe essere un’accelerazione delle riforme richieste dalla Commissione Europea nelle raccomandazioni di giugno. In realtà sarebbe auspicabile che un allentamento marcato della politica fiscale arrivasse dalla Germania, nell’ottica di una strategia più simmetrica di correzione degli squilibri interni all’area. Qualche giorno fa, la cancelliera Merkel ha sollecitato una maggiore propensione a investire, senza la quale non ci sarà crescita. Ma per adesso non ci sono segnali concreti che si voglia correggere un modello di crescita ancora basato sulla compressione della crescita salariale, sull’export e sul reinvestimento all’estero del surplus commerciale.



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