Quella del FOMC (1-2 maggio) sarà una riunione interlocutoria, in attesa del prossimo rialzo a giugno……….
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Interlocutoria anche la riunione del consiglio direttivo BCE, svoltasi giovedì 26: Draghi ha ridimensionato le preoccupazioni per il rallentamento del primo trimestre, ma ha anche accennato a reazioni di politica monetaria in caso di restrizione indesiderata delle condizioni finanziarie.
Eurozona: alla luce dell’andamento recente delle indagini di fiducia rivediamo marginalmente al ribasso le stime di crescita 2018 al 2,2%. Le pressioni dal prezzo del greggio ci inducono a rivedere al rialzo la nostra stima di inflazione headline all’1,7% da un precedente 1,5%. La dinamica core muoverà più stabilmente verso l’1,6% solo da metà 2019.
Molto cauta la Riksbank svedese, che prospetta tassi invariati su livelli negativi fino a fine anno malgrado l’andamento brillante dell’economia, e continua a scoraggiare l’apprezzamento del cambio. Come la Bank of England, che il mercato si attende lasci i tassi fermi il 10 maggio, confida sulle misure macroprudenziali per tenere sotto controllo i rischi di instabilità finanziaria.
In Giappone, la Banca centrale non si aspetta più che l’inflazione raggiunga l’obiettivo nell’anno fiscale 2019, e a questo punto non è certo che il prossimo anno ci possa essere una svolta della politica monetaria giapponese.
– La riunione del FOMC dell’1-2 maggio dovrebbe concludersi senza novità di rilievo, con un comunicato stampa poco variato rispetto a marzo e nessuna nuova indicazione in termini di guidance. L’assenza di conferenza stampa e di revisioni alle proiezioni economiche contribuirà al mantenimento di un basso profilo da parte del Comitato. Nuove informazioni sull’atteggiamento del FOMC riguardo al numero di rialzi di quest’anno potrebbero venire con la pubblicazione dei verbali, tre settimane dopo la riunione, e con eventuali spostamenti del consenso riguardo ai rischi di crescenti pressioni inflazionistiche. Tuttavia restiamo dell’opinione che, per ora, con il sentiero di breve termine dei tassi già segnato e condiviso dal mercato, il FOMC preferisca mantenersi in fase attendista, senza dare segnali forti che modifichino la comunicazione recente. L’evoluzione del trend dell’inflazione core nei prossimi mesi resta determinante per il numero di rialzi.
– Il Comitato dovrebbe mantenere una valutazione dell’economia e sottolineare la natura transitoria di alcune delle informazioni recenti su crescita e inflazione. Per quanto riguarda la crescita, il rallentamento di inizio anno, e in particolare quello dei consumi, dovrebbe essere valutato come temporaneo e non preoccupante. Le proiezioni della Fed dovrebbero restare in linea con quelle del consenso (e di ISP): la frenata dei consumi, su ritmi vicini a 1% t/t ann., va messa in prospettiva e vista insieme alla dinamica del 4% t/t ann. dell’autunno. Nel resto del 2018, grazie al mercato del lavoro solido e al livello elevato della ricchezza netta, l’aumento della spesa delle famiglie dovrebbe mantenersi su ritmi di poco inferiori al 3% t/t ann. Inoltre, gli indicatori anticipatori puntano a una crescita sostenuta degli investimenti fissi delle imprese, pur senza segnalare effetti particolarmente marcati dalla riforma tributaria che dovrebbe avere più effetti su riacquisti di azioni che sulla spesa in conto capitale.
– Il comunicato dovrebbe rilevare l’accelerazione dell’inflazione annua di marzo, ma sottolineare che è dovuta in gran parte al confronto statistico con marzo 2017, quando i prezzi avevano subito una flessione a causa della correzione delle tariffe della telefonia mobile. Powell ha già detto che il rialzo dell’inflazione per questo motivo sarà transitorio e non determinerà reazioni da parte della Fed. Quello che conta nei prossimi mesi è il sentiero delle variazioni dei prezzi core su base mensile. Il focus sarà a nostro avviso su due fattori che potrebbero spingere verso l’alto i prezzi. Da un lato il recente rialzo del prezzo del petrolio potrebbe avere nei prossimi trimestri effetti di transitorio rialzo dell’inflazione core , a cui la politica monetaria sarà largamente insensibile. Dall’altro, la componente sanità, in recente riaccelerazione, potrebbe spingere verso l’alto le variazioni mensili del deflatore. Per ora, le previsioni nowcasting della Cleveland Fed, mostrano variazioni intorno a 0,15% m/m del deflatore core sia per marzo, sia per aprile, ma il trend dei prezzi della sanità sarà da seguire attentamente. Nel comunicato di marzo si dovrebbe avere ancora una valutazione equilibrata, secondo cui “l’inflazione su base annua è attesa in rialzo nei prossimi mesi e in probabile stabilizzazione intorno all’obiettivo del Comitato del 2% nel medio termine”. Il testo del comunicato potrebbe rilevare il rialzo delle aspettative di inflazione di mercato, ma anche la continua moderazione di quelle delle indagini presso le famiglie.
– Per quanto riguarda i recenti rialzi dei rendimenti, in particolare quello del tratto lungo della curva, con il T-note marginalmente intorno al 3%, il Comitato non dovrebbe reagire. In caso lo facesse, rileverebbe la maggiore convinzione del mercato nella solidità della ripresa e il modesto aumento dell’inclinazione della curva dei rendimenti (considerato positivo). In conclusione, la riunione del FOMC di inizio maggio non dovrebbe modificare le indicazioni di “ulteriori graduali rialzi” dei tassi. Il sentiero della politica monetaria per i prossimi mesi è già preparato, con un rialzo a giugno ormai scontato, e il FOMC non ha bisogno ora di modificare la comunicazione.
– Nulla era atteso dalla riunione del consiglio direttivo BCE del 26 aprile, e nulla è arrivato. Però la BCE ha dovuto prendere posizione sul rallentamento dell’attività economica del primo trimestre. Per ora il Consiglio sembra propendere per un rallentamento temporaneo dovuto a scioperi in alcuni paesi, la Pasqua anticipata e una normalizzazione dell’attività economica dopo i ritmi di espansione sorprendenti di fine 2017. I rischi per la crescita sono ancora valutati come circa bilanciati, anche se si riconosce che l’incertezza legata a fattori globali è aumentata. La BCE rimane ancora fiduciosa in un ritorno dell’inflazione al target nel medio periodo e sembrerebbe che il grado di fiducia sia pressoché invariato rispetto a marzo scorso. Tuttavia, la convergenza dell’inflazione resta condizionata ad uno stimolo monetario ancora assai ampio. Draghi ha parlato di “mano ferma” e dunque di stimolo invariato. Draghi si è spinto nel dire che la BCE è “pronta ad adattare lo stimolo monetario per reagire a qualunque restringimento indesiderato delle condizioni finanziarie che possa compromettere il ritorno dell’inflazione al target nel medio periodo”. A questo punto, ci sembra probabile che il Consiglio si riservi di valutare il flusso dei dati, e di comunicare soltanto a fine luglio come intende procedere con l’APP dopo la sua scadenza del 30 settembre.
– Nell’ Eurozona, il rallentamento dell’attività economica segnalato dai dati nelle ultime settimane è stato confermato dalle indagini di fiducia di aprile. In particolare le indagini hanno evidenziato un andamento degli ordinativi meno brillante nel manifatturiero e una stabilizzazione dell’attività nei servizi. Il clima è peggiorato anche nel commercio al dettaglio. Le prime stime sulla crescita del PIL nel 1° trimestre hanno mostrato un rallentamento marcato in Francia a 0,3% t/t da 0,6% t/t, spiegato dall’arresto dell’export e moderazione degli investimenti aziendali. Il prossimo 2 maggio, verranno diffuse le stime flash per la media Eurozona, la nostra previsione è di rallentamento a 0,4% t/t da un precedente 0,6% t/t. La crescita dovrebbe aver fatto peggio che a fine 2017 in Italia (0,2% da 0,3%). La Germania pubblicherà la 1° stima il prossimo 15 maggio ma anche in questo caso prevediamo una frenata a 0,4% t/t da 0,6% t/t. Per il momento assumiamo che la moderazione di attività sia un fenomeno temporaneo e che la crescita torni a viaggiare vicino a 0,5% t/t dal 2° trimestre, anche se riconosciamo che stanno aumentando i rischi verso il basso. Il rallentamento dell’attività economica a inizio anno l ci spinge a rivedere leggermente al ribasso le nostre stime di crescita del PIL area euro nel 2018 al 2,2% da un precedente 2,4%, si tratterebbe in ogni caso di un ritmo di crescita ampiamente al di sopra del potenziale. Le pressioni dal prezzo del greggio ci inducono a rivedere al rialzo la nostra stima di inflazione headline all’1,7% da un precedente 1,5%. La dinamica core muoverà più stabilmente verso l’1,6% solo da metà 2019.
– Molta riluttanza a restringere le condizioni monetarie continua ad emergere in Svezia. La Riksbank ha riconosciuto che “le condizioni dell’economia svedese sono forti” [“Conditions in the Swedish economy are strong”] e che l’inflazione è rimasta vicina agli obiettivi nell’ultimo anno. Tuttavia, l’inflazione di fondo sarebbe ancora troppo bassa e, quindi, la previsione per il tasso sui pronti/termine è stata rivista al ribasso. Ora si assume il primo rialzo dei tassi soltanto verso fine anno, oltre a sottolineare che anche questo è condizionato a uno scenario in cui la corona svedese non si apprezzi troppo. Nessuna variazione per la politica di reinvestimento delle scadenze di portafoglio, che in Svezia riguarda sia la quota capitale, sia le cedole.
– Nel Regno Unito, il governatore Carney ha demolito non più tardi della scorsa settimana le solide aspettative di rialzo dei tassi che analisti e operatori nutrivano per la riunione del Monetary Policy Committee del 10 maggio. Carney aveva declassato la riunione a potenzialmente interlocutoria, prospettando un possibile rinvio del rialzo all’appuntamento successivo. In risposta, la probabilità implicita di rialzo era crollata dal 68% a meno del 50% e la sterlina aveva ceduto bruscamente terreno. Tuttavia, successivamente, Saunders ha argomentato che il significato del rallentamento del primo trimestre è “discutibile”, e lo ha bollato come “apparente”, connesso ad accidenti meteorologici (abbondanti nevicate) e problemi delle procedure di destagionalizzazione. Negli ultimi giorni, la probabilità implicita di rialzo prima è tornata al 50%, poi è crollata al 20% dopo la pubblicazione della crescita del 2018T1 (0,1% t/t). In ogni caso, il passo della restrizione monetaria resterà molto lento: uno o due rialzi all’anno, e con un punto di arrivo coerente con tassi reali pari o appena superiori allo zero. Sia in Svezia, sia nel Regno Unito, le Banche centrali confidano molto sulle misure macro-prudenziali per contenere i rischi finanziari connessi alle condizioni monetarie molto accomodanti.
– Non è emersa alcuna novità in termini di misure di politica monetaria neppure dalla riunione della Banca del Giappone, ma anche qui i toni sono molto cauti. Nell’Outlook trimestrale la Banca centrale mantiene una valutazione positiva, segnalando che la crescita al di sopra del potenziale prosegue, grazie alle condizioni finanziarie accomodanti e alla spinta della politica fiscale. Però si rileva anche che l’inflazione di fondo e la dinamica salariale continuano a mostrare una relazione molto debole con il ciclo economico. Secondo la BoJ, i rischi per il 2018 sono bilanciati, ma quelli per gli anni successivi sono verso il basso. Inoltre, la BoJ elimina l’affermazione secondo cui l’inflazione raggiungerà l’obiettivo del 2% “intorno all’a.f. 2019”, Lo scenario per la politica monetaria giapponese rimane quindi invariato per tutto il 2018, e la presenza di rischi verso il basso per gli anni successivi mette in dubbio anche la possibilità di una svolta nel 2019.
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