1) La BCE ha lasciato invariati i tassi (e non ha discusso di un taglio, il che lascia pensare che le
probabilità di un ritocco al ribasso del refi per i prossimi mesi siano oggi minoritarie)…..…
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L’estensione delle regole sul collateral appare come un’ulteriore misura (che si aggiunge a quelle sostanziali già adottate) per attenuare efficacemente i rischi di credit crunch e le tensioni sui mercati finanziari.
Infine, non è ancora chiaro quale sarà il ruolo della BCE nel deal sulla Grecia, ma qualche spiraglio circa una possibile cessione dei GGB al prezzo di acquisto all’EFSF sembra essersi aperto.
2) L’Eurogruppo ha rimandato a mercoledì 15 ogni decisione sul nuovo pacchetto di aiuti alla
Grecia.
1) La riunione della BCE si è conclusa, come largamente atteso, con tassi invariati. Durante la
conferenza stampa, Draghi ha aggiunto che non si è discusso di un taglio, il che lascia pensare
che le probabilità di un ritocco al ribasso del refi per i prossimi mesi siano oggi minoritarie.
– SCENARIO MACRO – La valutazione dei rischi per lo scenario macro è poco variata rispetto al comunicato di gennaio, con qualche accenno di minor pessimismo. La BCE conferma l’esistenza di “rischi verso il basso” (non più definiti però come “sostanziali”) in un contesto di incertezza ancora elevata, ma conferma anche, con un’evidenza maggiore rispetto a un mese fa, i tentativi “preliminari” di stabilizzazione dell’attività economica (anche se su livelli modesti) giunti sia dalle indagini, che dai dati reali; tali segnali si sono accompagnati ad una attenuazione dello stress sui mercati finanziari (anche grazie alle misure adottate dalla stessa BCE). In sostanza, dopo un 4° trimestre “molto debole”, il ciclo non sembra peggiorato ulteriormente a inizio 2012 e lo scenario BCE (a nostro parere condivisibile) vede una ripresa molto graduale nel corso dell’anno. Circa l’inflazione, Draghi ha confermato che i rischi sono bilanciati e che ci vorranno alcuni mesi prima che il CPI torni in linea col target.
– REGOLE SUL COLLATERAL – Draghi ha confermato l’entrata in vigore della modifica delle regole sul collateral già annunciata nella riunione dell’8 dicembre, approvata per le 7 Banche Centrali Nazionali che hanno presentato proposte in merito (Irlanda, Spagna, Francia, Italia, Cipro, Austria e Portogallo) e che consentirà di includere temporaneamente “crediti vivi aggiuntivi” come garanzia nelle operazioni di finanziamento1
. In sostanza, ognuna delle BCN coinvolte presenterà (sulla base di una guideline comune) degli specifici criteri di idoneità nazionali per i crediti aggiuntivi, che dovranno essere approvati dal Consiglio direttivo della BCE. Le informazioni dettagliate su tali criteri specifici nazionali sono disponibili nei siti Internet delle rispettive BCN2
. Draghi ha ammesso che tale modifica corrisponde ad un aumento del rischio per l’Eurosistema, ma ha affermato che tale rischio sarà “gestito molto bene” ovvero con criteri “molto stringenti” che dovrebbero ridurre di circa i due terzi i crediti stanziabili come garanzie (rispetto al valore nominale dei crediti totali). La BCE monitorerà la situazione del collateral ogni 6 mesi. Draghi ha aggiunto che la modifica delle regole sul collateral è stata presa per scongiurare rischi sul credito in particolare nei Paesi più colpiti dalla crisi e far sì che l’allentamento della politica monetaria si trasmetta interamente all’economia reale. Il Presidente della BCE ha però ammesso che la discussione sul collateral non è stata unanime all’interno del Consiglio Direttivo. La modifica è sostanziale: per le banche italiane la Banca d’Italia stima che il collaterale addizionale che potenzialmente si renderebbe disponibile è di circa 170 miliardi, che si ridurrebbero a 70 miliardi dopo l’applicazione delle misure per il controllo del rischio (oggi il valore del collateral conferito in garanzia dagli istituti italiani è di circa 290 miliardi di euro di cui solo 42 miliardi in prestiti bancari).
– LTRO – Draghi, oltre a sottolineare (in maniera condivisibile, a nostro avviso) il ruolo determinante svolto dall’introduzione delle nuove aste a 3 anni per attenuare le tensioni di mercato, ha affermato che l’impatto dell’asta di dicembre non si è ancora dispiegato totalmente e potrebbe non essersi riflesso interamente, ad esempio, sui risultati dell’ultima BLS (che vedevano un netto peggioramento delle condizioni al credito tra fine 2011 e inizio 2012).
Smentendo voci circolate su agenzie di stampa (FT della scorsa settimana), e in linea con le nostre attese, Draghi ha dichiarato di attendersi che la domanda di fondi alla prossima asta triennale di fine febbraio risulti all’incirca equivalente (e non di molto superiore) a quello della prima asta (489 miliardi). È vero infatti che il rischio reputazionale, visto il successo della prima asta, sembra venuto meno, e che l’ampliamento del collateral favorirà l’accesso di nuove banche, tuttavia rispetto all’asta precedente le necessità di rifinanziamento potrebbero essersi ridotte e il calo dei rendimenti a breve potrebbe ridurre l’appetibilità del carry trade.
– IL RUOLO DELLA BCE NELL’ACCORDO SULLA GRECIA – Draghi, oltre a confermare di aver ricevuto notizia dal Premier ellenico della conclusione di un accordo sulle misure di austerity e la “sensazione” che anche sul PSI un accordo sia molto vicino, ha evitato ogni commento circa il ruolo che la BCE svolgerà nel complesso negoziato riguardante la Grecia, rimandando all’Eurogruppo ogni decisione al riguardo. Nello specifico, Draghi non ha confermato né smentito le voci diffusesi sulla stampa nei giorni scorsi (WSJ e Kathimerini), secondo cui la BCE potrebbe partecipare al deal cedendo il proprio portafoglio di GGB all’EFSF, al prezzo di acquisto. La differenza tra il prezzo scontato a cui la BCE ha acquistato i titoli e il valore nominale ammonterebbe a circa 11-12 miliardi. Al riguardo, Draghi si è limitato a definire “infondata” ogni voce secondo cui la BCE possa in qualche modo assumersi delle perdite perché ciò equivarrebbe al finanziamento monetario di uno stato membro. Tuttavia, non rientrerebbe in una casistica simile e, quindi, potrebbe essere accettata l’ipotesi in cui la BCE accetti non perdite ma di rinunciare a dei profitti distribuendoli ai Paesi membri in ragione del loro contributo al capitale BCE; l’ipotesi di “scambio” di titoli con l’EFSF sembrerebbe rientrare in tale casistica. Non è poi chiaro, però, come l’eventuale partecipazione dell’EFSF a un haircut sul debito greco non violerebbe il divieto statutario di finanziamento monetario agli Stati.
Draghi ha anche aggiunto che verrà evitato “qualsiasi trucco legale sui bond greci”. Infine, Draghi ha avuto parole di elogio per il nuovo “fiscal compact”, da intendersi come un primo timido passo verso l’unione fiscale, che resta l’obiettivo di lungo termine.
– In sintesi: 1) tassi fermi sembra ora lo scenario più probabile; 2) l’estensione delle regole sul collateral appare come un’ulteriore misura (che si aggiunge a quelle sostanziali già adottate) per attenuare efficacemente le tensioni sui mercati; 3) non è ancora chiaro quale sarà il ruolo della BCE nel deal sulla Grecia, ma qualche spiraglio circa una possibile cessione dei GGB al prezzo di acquisto all’EFSF sembra essersi aperto.
2) La riunione straordinaria dell’Eurogruppo si è conclusa senza una soluzione definitiva. I Ministri delle Finanze dell’area euro hanno preso atto delle manovre fiscali aggiuntive e degli sforzi che il Governo greco vuole mettere in atto per ottenere il secondo pacchetto di aiuti dai creditori ufficiali, ma ha preteso sforzi più concreti. Nella conferenza stampa seguita alla riunione, il presidente Juncker ha indicato che mancano ancora elementi necessari per determinare l’approvazione del pacchetto di sostegno e quindi per erogare i fondi: 1) il Parlamento greco deve approvare (probabilmente domenica) il pacchetto concordato con la Troika; 2) correzioni strutturali aggiuntive per 325 milioni devono essere “identificate rapidamente”; 3) i rappresentanti dei partiti politici devono dare “forti assicurazioni politiche” che garantiscano l’implementazione del pacchetto, alla luce della scadenza elettorale ravvicinata. Juncker ha sottolineato che se queste condizioni non saranno soddisfatte, non ci sarà alcun esborso di fondi. Sul PSI, Juncker ha sottolineato che l’accordo è una condizione necessaria per l’approvazione del pacchetto e che la Troika sta ancora lavorando sull’analisi di sostenibilità del debito per valutare se il rapporto debito/PIL potrà raggiungere l’obiettivo fissato di 120% entro il 2020. Sulla base delle informazioni disponibili, Juncker ha convocato una riunione del gruppo di lavoro dell’Eurogruppo per il prossimo martedì e una nuova riunione straordinaria dell’Eurogruppo per mercoledì 15 febbraio: se saranno soddisfatte le tre condizioni mancanti, ci sarà l’approvazione per l’erogazione dei fondi e si predisporranno le procedure parlamentari nazionali necessarie.
Fonte: Intesa San Paolo Spa
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