CALCOLATRICE

Il Punto: L’Eurogruppo ha rimandato a mercoledì 15 ogni decisione sul nuovo pacchetto di aiuti alla Grecia

  • Home
  • Analisi Obbligazioni
  • Il Punto: L’Eurogruppo ha rimandato a mercoledì 15 ogni decisione sul nuovo pacchetto di aiuti alla Grecia

1) La BCE ha lasciato invariati i tassi (e non ha discusso di un taglio, il che lascia pensare che le
probabilità di un ritocco al ribasso del refi per i prossimi mesi siano oggi minoritarie)…..…


Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita.
Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


L’estensione delle regole sul collateral appare come un’ulteriore misura (che si aggiunge a quelle sostanziali già adottate) per attenuare efficacemente i rischi di credit crunch e le tensioni sui mercati finanziari.
Infine, non è ancora chiaro quale sarà il ruolo della BCE nel deal sulla Grecia, ma qualche spiraglio circa una possibile cessione dei GGB al prezzo di acquisto all’EFSF sembra essersi aperto.
2) L’Eurogruppo ha rimandato a mercoledì 15 ogni decisione sul nuovo pacchetto di aiuti alla
Grecia.
1) La riunione della BCE si è conclusa, come largamente atteso, con tassi invariati. Durante la
conferenza stampa, Draghi ha aggiunto che non si è discusso di un taglio, il che lascia pensare
che le probabilità di un ritocco al ribasso del refi per i prossimi mesi siano oggi minoritarie.

SCENARIO MACRO – La valutazione dei rischi per lo scenario macro è poco variata rispetto al comunicato di gennaio, con qualche accenno di minor pessimismo. La BCE conferma l’esistenza di “rischi verso il basso” (non più definiti però come “sostanziali”) in un contesto di incertezza ancora elevata, ma conferma anche, con un’evidenza maggiore rispetto a un mese fa, i tentativi “preliminari” di stabilizzazione dell’attività economica (anche se su livelli modesti) giunti sia dalle indagini, che dai dati reali; tali segnali si sono accompagnati ad una attenuazione dello stress sui mercati finanziari (anche grazie alle misure adottate dalla stessa BCE). In sostanza, dopo un 4° trimestre “molto debole”, il ciclo non sembra peggiorato ulteriormente a inizio 2012 e lo scenario BCE (a nostro parere condivisibile) vede una ripresa molto graduale nel corso dell’anno. Circa l’inflazione, Draghi ha confermato che i rischi sono bilanciati e che ci vorranno alcuni mesi prima che il CPI torni in linea col target.

REGOLE SUL COLLATERAL – Draghi ha confermato l’entrata in vigore della modifica delle regole sul collateral già annunciata nella riunione dell’8 dicembre, approvata per le 7 Banche Centrali Nazionali che hanno presentato proposte in merito (Irlanda, Spagna, Francia, Italia, Cipro, Austria e Portogallo) e che consentirà di includere temporaneamente “crediti vivi aggiuntivi” come garanzia nelle operazioni di finanziamento1

. In sostanza, ognuna delle BCN coinvolte presenterà (sulla base di una guideline comune) degli specifici criteri di idoneità nazionali per i crediti aggiuntivi, che dovranno essere approvati dal Consiglio direttivo della BCE. Le informazioni dettagliate su tali criteri specifici nazionali sono disponibili nei siti Internet delle rispettive BCN2
. Draghi ha ammesso che tale modifica corrisponde ad un aumento del rischio per l’Eurosistema, ma ha affermato che tale rischio sarà “gestito molto bene” ovvero con criteri “molto stringenti” che dovrebbero ridurre di circa i due terzi i crediti stanziabili come garanzie (rispetto al valore nominale dei crediti totali). La BCE monitorerà la situazione del collateral ogni 6 mesi. Draghi ha aggiunto che la modifica delle regole sul collateral è stata presa per scongiurare rischi sul credito in particolare nei Paesi più colpiti dalla crisi e far sì che l’allentamento della politica monetaria si trasmetta interamente all’economia reale. Il Presidente della BCE ha però ammesso che la discussione sul collateral non è stata unanime all’interno del Consiglio Direttivo. La modifica è sostanziale: per le banche italiane la Banca d’Italia stima che il collaterale addizionale che potenzialmente si renderebbe disponibile è di circa 170 miliardi, che si ridurrebbero a 70 miliardi dopo l’applicazione delle misure per il controllo del rischio (oggi il valore del collateral conferito in garanzia dagli istituti italiani è di circa 290 miliardi di euro di cui solo 42 miliardi in prestiti bancari).

LTRO – Draghi, oltre a sottolineare (in maniera condivisibile, a nostro avviso) il ruolo determinante svolto dall’introduzione delle nuove aste a 3 anni per attenuare le tensioni di mercato, ha affermato che l’impatto dell’asta di dicembre non si è ancora dispiegato totalmente e potrebbe non essersi riflesso interamente, ad esempio, sui risultati dell’ultima BLS (che vedevano un netto peggioramento delle condizioni al credito tra fine 2011 e inizio 2012).
Smentendo voci circolate su agenzie di stampa (FT della scorsa settimana), e in linea con le nostre attese, Draghi ha dichiarato di attendersi che la domanda di fondi alla prossima asta triennale di fine febbraio risulti all’incirca equivalente (e non di molto superiore) a quello della prima asta (489 miliardi). È vero infatti che il rischio reputazionale, visto il successo della prima asta, sembra venuto meno, e che l’ampliamento del collateral favorirà l’accesso di nuove banche, tuttavia rispetto all’asta precedente le necessità di rifinanziamento potrebbero essersi ridotte e il calo dei rendimenti a breve potrebbe ridurre l’appetibilità del carry trade.

IL RUOLO DELLA BCE NELL’ACCORDO SULLA GRECIA – Draghi, oltre a confermare di aver ricevuto notizia dal Premier ellenico della conclusione di un accordo sulle misure di austerity e la “sensazione” che anche sul PSI un accordo sia molto vicino, ha evitato ogni commento circa il ruolo che la BCE svolgerà nel complesso negoziato riguardante la Grecia, rimandando all’Eurogruppo ogni decisione al riguardo. Nello specifico, Draghi non ha confermato né smentito le voci diffusesi sulla stampa nei giorni scorsi (WSJ e Kathimerini), secondo cui la BCE potrebbe partecipare al deal cedendo il proprio portafoglio di GGB all’EFSF, al prezzo di acquisto. La differenza tra il prezzo scontato a cui la BCE ha acquistato i titoli e il valore nominale ammonterebbe a circa 11-12 miliardi. Al riguardo, Draghi si è limitato a definire “infondata” ogni voce secondo cui la BCE possa in qualche modo assumersi delle perdite perché ciò equivarrebbe al finanziamento monetario di uno stato membro. Tuttavia, non rientrerebbe in una casistica simile e, quindi, potrebbe essere accettata l’ipotesi in cui la BCE accetti non perdite ma di rinunciare a dei profitti distribuendoli ai Paesi membri in ragione del loro contributo al capitale BCE; l’ipotesi di “scambio” di titoli con l’EFSF sembrerebbe rientrare in tale casistica. Non è poi chiaro, però, come l’eventuale partecipazione dell’EFSF a un haircut sul debito greco non violerebbe il divieto statutario di finanziamento monetario agli Stati.
Draghi ha anche aggiunto che verrà evitato “qualsiasi trucco legale sui bond greci”. Infine, Draghi ha avuto parole di elogio per il nuovo “fiscal compact”, da intendersi come un primo timido passo verso l’unione fiscale, che resta l’obiettivo di lungo termine.

– In sintesi: 1) tassi fermi sembra ora lo scenario più probabile; 2) l’estensione delle regole sul collateral appare come un’ulteriore misura (che si aggiunge a quelle sostanziali già adottate) per attenuare efficacemente le tensioni sui mercati; 3) non è ancora chiaro quale sarà il ruolo della BCE nel deal sulla Grecia, ma qualche spiraglio circa una possibile cessione dei GGB al prezzo di acquisto all’EFSF sembra essersi aperto.

2) La riunione straordinaria dell’Eurogruppo si è conclusa senza una soluzione definitiva. I Ministri delle Finanze dell’area euro hanno preso atto delle manovre fiscali aggiuntive e degli sforzi che il Governo greco vuole mettere in atto per ottenere il secondo pacchetto di aiuti dai creditori ufficiali, ma ha preteso sforzi più concreti. Nella conferenza stampa seguita alla riunione, il presidente Juncker ha indicato che mancano ancora elementi necessari per determinare l’approvazione del pacchetto di sostegno e quindi per erogare i fondi: 1) il Parlamento greco deve approvare (probabilmente domenica) il pacchetto concordato con la Troika; 2) correzioni strutturali aggiuntive per 325 milioni devono essere “identificate rapidamente”; 3) i rappresentanti dei partiti politici devono dare “forti assicurazioni politiche” che garantiscano l’implementazione del pacchetto, alla luce della scadenza elettorale ravvicinata. Juncker ha sottolineato che se queste condizioni non saranno soddisfatte, non ci sarà alcun esborso di fondi. Sul PSI, Juncker ha sottolineato che l’accordo è una condizione necessaria per l’approvazione del pacchetto e che la Troika sta ancora lavorando sull’analisi di sostenibilità del debito per valutare se il rapporto debito/PIL potrà raggiungere l’obiettivo fissato di 120% entro il 2020. Sulla base delle informazioni disponibili, Juncker ha convocato una riunione del gruppo di lavoro dell’Eurogruppo per il prossimo martedì e una nuova riunione straordinaria dell’Eurogruppo per mercoledì 15 febbraio: se saranno soddisfatte le tre condizioni mancanti, ci sarà l’approvazione per l’erogazione dei fondi e si predisporranno le procedure parlamentari nazionali necessarie.


Fonte: Intesa San Paolo Spa


Certificazione degli analisti

Gli analisti finanziari che hanno predisposto la presente ricerca, i cui nomi e ruoli sono riportati nella prima pagina del documento dichiarano che:

  1. Le opinioni espresse sulle società citate nel documento riflettono accuratamente l’opinione personale, indipendente, equa ed equilibrata degli analisti;

  2. Non è stato e non verrà ricevuto alcun compenso diretto o indiretto in cambio delle opinioni espresse.

Comunicazioni importanti

La presente pubblicazione è stata redatta da Intesa Sanpaolo S.p.A. Le informazioni qui contenute sono state ricavate da fonti ritenute da Intesa Sanpaolo S.p.A. affidabili, ma non sono necessariamente complete, e l’accuratezza delle stesse non può essere in alcun modo garantita. La presente pubblicazione viene a Voi fornita per meri fini di informazione ed illustrazione, ed a titolo meramente indicativo, non costituendo pertanto la stessa in alcun modo una proposta di conclusione di contratto o una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di qualsiasi strumento finanziario. Il documento può essere riprodotto in tutto o in parte solo citando il nome Intesa Sanpaolo S.p.A.

La presente pubblicazione non si propone di sostituire il giudizio personale dei soggetti ai quali si rivolge. Intesa Sanpaolo S.p.A. E le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato hanno la facoltà di agire in base a/ovvero di servirsi di qualsiasi materiale sopra esposto e/o di qualsiasi informazione a cui tale materiale si ispira prima che lo stesso venga pubblicato e messo a disposizione della clientela. Intesa Sanpaolo S.p.A. e le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato possono occasionalmente assumere posizioni lunghe o corte nei summenzionati prodotti finanziari.

Normal 0 14 MicrosoftInternetExplorer4

I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.