La BCE si è impegnata a mantenere accomodante la politica monetaria, a tal scopo l’assegnazione piena rimarrà in essere fino a data da destinarsi. Ma al di là di ciò la BCE non introdurrà nuove misure mirate a ripristinare l’impulso di politica monetaria ai paesi della periferia. La revisione alle stime di crescita lascia la porta aperta per un taglio del refi, che continuiamo a pensare sia poco probabile. ……
La riunione della BCE si è conclusa con tassi fermi e nulla di nuovo sul fronte delle misure non convenzionali. Draghi, durante la conferenza stampa, ha indicato che un taglio è stato discusso ma il consenso prevalente è stato per tassi fermi. La BCE non ha chiuso la porta ad un ritocco del refi nei prossimi mesi se la ripresa, attesa per la seconda parte dell’anno, non dovesse materializzarsi.
La BCE ha considerato un taglio del tasso sui depositi ma Draghi ha ribadito che si tratta di acque inesplorate e che l’esperienza della Danimarca e della Svezia non consente di trarre conclusioni definitive. Continuiamo, quindi, a pensare che se pure la BCE dovesse ritoccare il refi un taglio dei tassi sui depositi rimarrebbe un evento assai remoto.
La BCE, in linea con le attese, ha rivisto verso il basso le stime di crescita per il 2013: -0,9%/ -0,1% (-0,5%) da un precedente -0,9%/+0,3% (-0,3%) e le stime per il 2014: 0,0%/2,0% (1,0%) da un precedente 0,2%/2,2% (1,2%). Le stime d’inflazione sono state riviste marginalmente verso l’alto nel 2013 (1,6% da un precedente 1,5%) e verso il basso nel 2014 +1,3% da un precedente +1,4%. La BCE ha specificato che la revisione alle stime di crescita 2013 è spiegata dall’uscita più debole del previsto dal 2012, mentre il profilo di crescita per la restante parte del 2013 è per lo più invariato. Il cambio più forte a ridosso del nuovo anno non ha determinato una revisione più significativa dal momento che è stato compensato da tassi di interesse a medio lungo termine in calo1 e su livelli più bassi rispetto a quelli incorporati nelle stime di dicembre.
I rischi per la crescita rimangono ancora verso il basso, mentre i rischi per la stabilità dei prezzi sono considerati bilanciati. La BCE non menziona più il cambio tra i fattori di rischio, verso il basso, per la stabilità dei prezzi. Del resto la tendenza rialzista dell’euro ha invertito da metà febbraio, in parte sulla retorica di Draghi in parte su dati macro più deboli delle attese. Si noti che la BCE valuta che le attese d’inflazione siano stabili ed il riferimento al medio periodo che compariva nello statement di febbraio è stato rimosso. Al margine sembra quindi che i rischi verso il basso per la dinamica dei prezzi al consumo si sia ridotta nella valutazione della BCE rispetto a febbraio.
Lo statement della BCE indica che la politica monetaria rimarrà accomodante e continuerà ad offrire supporto al ciclo. A questo scopo, la BCE manterrà l’assegnazione piena in essere fino a data da destinarsi. La BCE continuerà a monitorare attentamente tutti i mercati ed in particolare l’EONIA spot e forward. Ma al di là di ciò, non sono in arrivo novità. Draghi ha dichiarato che la BCE prende atto della mancata trasmissione dell’impulso di policy alla periferia della zona euro ma al momento la BCE non sta considerando di introdurre nuove misure straordinarie.
La minore frammentazione del mercato interbancario, evidente nel miglioramento dei saldi TARGET 2, nella compressione dei premi al rischio e nello storno di fondi triennali, con il tempo dovrebbe favorire la ripresa del credito all’economia reale ed in particolare alle piccole e medie e imprese. Draghi, tuttavia, non ritiene che la BCE possa fare molto più che cercare di garantire un ritorno di fiducia sul mercato interbancario.
Draghi ha notato che è già stata restituita circa la metà (225 mld di euro) della liquidità netta iniettata con le operazioni triennali di dicembre 2011 e febbraio 2012: 500 mld di euro (a fronte di 1,078 tln di liquidità lorda presa nelle due aste).
Draghi ha ribadito che il ricorso alle OMTs non può sostituire il mancato accesso al mercato dei capitali per un Paese. In linea di principio, le OMTs non sono precluse a Irlanda e Portogallo (anche se le modalità andrebbero negoziate dal momento che non sono previste dal programma attuale). In ogni caso Draghi ha sottolineato che il ricorso a tale strumento di policy è rimesso ai Governi. Difatti, l’unico strumento attivo per garantire che la stance di policy rimanga accomodante è l’assegnazione piena.
Draghi ha indicato che l’esito delle elezioni italiane dovrebbe avere un impatto limitato sulla percezione del Paese. Innanzitutto, grazie al fiscal compact, il consolidamento fiscale dovrebbe procedere in automatico. Inoltre il Paese beneficerà di un calo di offerta netta di titoli governativi nel 2013 rispetto ai due anni precedenti. La fiducia nei Paesi periferici sembra essere più solida dal momento che l’effetto contagio è stato piuttosto contenuto.
(1) Le ipotesi tecniche alla base dell’esercizio di previsione sono di un cambio a 1,35 nel 2013 e nel 2014 da 1,28 incorporato nelle stime di dicembre. I tassi a breve termine incorporati nelle stime sono circa invariati rispetto a dicembre scorso: (0,3% (da 0,2%) nel 2013 e 0,4% (da 0,3%) nel 2014), mentre i tassi a lunga sono su livelli inferiori: 3,2% nel 2013 (da 3,6% di dicembre) e 3,6% nel 2014 (da 4,0% di dicembre).
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