CALCOLATRICE

Il Punto: l’uscita non passa ancora da Francoforte

La BCE ha tagliato i tassi all’1,0% e non ha chiuso la strada a ulteriori mosse, dato il permanere di un elevato grado d’incertezza per lo scenario macro. Come previsto, la BCE ha….


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introdotto ulteriori misure per sostenere il sistema bancario:

1) due aste a 36 mesi ad assegnazione piena;

2) ampliamento delle garanzie stanziabili;

3) riduzione del requisito di riserva all’1% e sospensione delle operazioni di fine tuning a ridosso della fine di ciascun periodo di mantenimento di riserva.

Sull’SMP nessuna novità. Draghi si è detto contrario a interventi che aggirino lo spirito del trattato e si è ancora una volta appellato alle proprietà taumaturgiche di un ”nuovo accordo fiscale”. Speriamo, quindi, che questo summit sia più risolutivo dei precedenti. Se così non fosse, non resterebbe che la BCE per arginare drammatiche degenerazioni sistemiche di questa crisi.

La BCE non ha chiuso la strada a un ritocco dei tassi sotto il fatidico 1%

Come atteso, la BCE ha tagliato il refi di 25 punti base all’1,0%, alla luce dei crescenti rischi per lo scenario macro e del permanere dell’eccezionale grado di incertezza. La decisione non è stata unanime dal momento che alcuni membri del Consiglio non concordavano sulla tempistica. Le nuove previsioni dello staff per il 2012 e il 2013 giustificano il taglio dei tassi all’1,0%. La crescita nel 2012 è stata significativamente rivista al ribasso a 0,3% da un precedente 1,6%. La BCE, inoltre, valuta “sostanziali rischi verso il basso” per la crescita (a novembre si leggeva solo di rischi verso il basso). I rischi derivano dalle tensioni sui mercati finanziari e dalle possibili ripercussioni sull’economia reale. Inoltre, un ulteriore elemento di rischio è rappresentato da un quadro globale (novità rispetto al comunicato di novembre) che potrebbe rivelarsi più debole delle attese. La BCE valuta, invece, ancora come bilanciati i rischi per la dinamica dei prezzi al consumo. La revisione al rialzo delle stime d’inflazione riflette rinnovate pressioni sul prezzo del petrolio, che la BCE si aspetta rientreranno nel corso del 2012. Le prime stime per il 2013 mostrano una crescita ancora modesta (1,3%), a fronte di una dinamica inflazionistica in media all’1,6%. Ci sembra quindi che la BCE non abbia chiuso del tutto la porta a ulteriori ritocchi sui tassi al di sotto dell’1,0%. Draghi, nella conferenza stampa, ha indicato che un taglio dei tassi ha un’efficacia immediata su alcuni contratti in essere. Tuttavia, date le attuali condizioni di mercato, non è affatto detto che abbia un effetto sui tassi praticati sui nuovi contratti.

Per alleviare i problemi di finanziamento delle banche e allentare le tensioni sul mercato monetario, la BCE ha annunciato una serie di nuove misure straordinarie:

1. Per alleviare i problemi di finanziamento delle banche a medio termine ha introdotto due aste straordinarie a 36 mesi. La prima si terrà il 12 dicembre e sostituirà l’asta annuale annunciata lo scorso 6 ottobre, la seconda si terrà il 28 febbraio. Le aste saranno ad assegnazione piena ed è previsto che le banche possano ripagare i fondi dopo un anno ove lo dovessero ritenere opportuno.

2. La BCE ha ampliato il pool di garanzie stanziabili nelle operazioni di rifinanziamento. In particolare saranno ammessi anche gli ABS con un rating di credito minimo di A- da parte di almeno due agenzie (finora era richiesta la tripla A) e anche i titoli che hanno come sottostante mutui e prestiti a piccole e medie imprese. I titoli che fanno da garanzie negli ABS devono essere della stessa tipologia mutui o prestiti a piccole e medie imprese. Non sono ammessi tra i titoli sottostanti crediti dubbi o prodotti strutturati. Sarà concesso alle Banche centrali nazionali di accettare come garanzia crediti che soddisfino criteri di eleggibilità armonizzati. La BCE ha espressamente invitato a stanziare titoli di credito come garanzia e a tal fine intende potenziare le risorse interne per la valutazione del merito di credito.

3. La BCE ha inoltre ridotto il coefficiente di riserva all’1% con il periodo di riserva che avrà inizio il prossimo 18 gennaio, dal momento che con il meccanismo ad assegnazione piena non vi è la stessa necessità che in tempi normali. Inoltre, per evitare colli di bottiglia sulla liquidità, la BCE ha sospeso le operazioni di fine tuning a ridosso della fine di ciascun periodo di mantenimento di riserva, a partire da quello che inizia dal 14 dicembre.

Sull’SMP la BCE è stata ferma nel ribadire che non può agire al di fuori del perimetro legale del Trattato e che la misura non è né eterna né illimitata. Draghi si è detto contrario a qualunque soluzione che in qualche modo cerchi di aggirare lo spirito del Trattato e il divieto di monetizzazione dei debiti sovrani come da Art 1.2.3. Anche un intervento dell’FMI, al di là dei probabili ostacoli legali, non sembra per ora trovare consensi in seno al Consiglio. Draghi nella conferenza stampa ha espressamente fatto riferimento alla linea tedesca e indicato che la BCE

recepisce la tradizione della Bundesbank. Draghi ha escluso che le regole possano essere discusse ed è stato netto nel dire che vanno rispettate. Inoltre, Draghi ha ricordato che il finanziamento dei Governi da parte delle Banche centrali ha causato danni non trascurabili in alcuni Paesi dell’area euro all’inizio degli anni ’90. E’ possibile che Draghi in questa delicata fase di negoziati politici verso un nuovo accordo fiscale, primo passo verso una maggiore integrazione a livello europeo, non abbia voluto alienare il fronte tedesco. Draghi ha ribadito la necessità di un nuovo accordo fiscale basato su tre pilastri: 1) politiche economiche nazionali mirate al consolidamento fiscale e al rilancio della competitività e della crescita; 2) regole europee siglate da modifiche al Trattato e recepite da norme nazionali; 3) un meccanismo di stabilizzazione e intervento in caso di crisi (EFSF prima ed ESM poi). Draghi ha ripetuto che un meccanismo che ripristini la fiducia sulla sostenibilità nel medio lungo termine avrebbe effetti anche sulla fiducia e quindi sui mercati nel breve termine. Speriamo che il Summit produca un risultato convincente sia sul fronte dell’accordo fiscale che sull’EFSF. Riguardo quest’ultimo, al termine della conferenza stampa Draghi ha indicato che la BCE agirà da agente per l’EFSF per finalizzare la preparazione tecnica nelle prossime settimane. Si noti che l’azione di supporto della BCE all’EFSF non avrà alcun impatto sul bilancio della Banca Centrale.

I mercati sono in attesa di risposte forti e occorrerà verificare come verrà accolto l’accordo minimo raggiunto nella sede del summit UE. Un po’ di respiro nel prossimo mese verrà da un calendario di emissioni governative meno fitto, ma per marzo prossimo il nuovo contratto a tre pilastri dovrà essere operativo così come l’EFSF. Se il nuovo accordo non dovesse convincere, laBCE si troverebbe costretta dagli eventi a un’azione più pervasiva per arginare una drammatica degenerazione della crisi.


Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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