Negli Stati Uniti l’agenda macroeconomica della prossima settimana è molto fitta. La pubblicazione dell’employment report di novembre sarà il focus del calendario, integrato dalle indagini ISM di novembre, da vari dati sul settore immobiliare di …..
settembre e ottobre e dalla revisione del PIL del 3° trimestre. Complessivamente, le informazioni dovrebbero essere positive, soprattutto sul fronte del mercato del lavoro, con una dinamica occupazionale attesa ancora vicino a 200mila nuovi posti, e confermare effetti modesti sugli indicatori macro dopo la crisi fiscale di ottobre.
L’eliminazione delle distorsioni legate alla chiusura del Governo di ottobre dovrebbe determinare un calo del tasso di disoccupazione al 7,2%, pur in presenza di un aumento del tasso di partecipazione . Nonostante le notizie favorevoli riguardo a novembre, la crescita nel 4° trimestre è prevista in rallentamento verso il 2% t/t ann., dopo un 3° trimestre in cui l’espansione, gonfiata da un ampio contributo delle scorte (prev.: +1,1pp) , dovrebbe essere rivista a +3,1% t/t ann. Qual è il quadro per il 2014 e quali sono le implicazioni dei dati per la politica monetaria?
Lo scenario USA nel 2014 dovrebbe finalmente vedere una crescita della domanda privata interna mediamente vicina al 3% t/t ann. Il risanamento dei bilanci delle famiglie e del settore immobiliare è ormai consolidato e la restrizione fiscale dovrebbe essere più moderata rispetto al 2013, mentre la politica monetaria rimarrà straordinariamente accomodante.
Nel 2014, prevediamo una crescita al 2,8%, con una dinamica dei consumi intorno a 2,5%, una ripresa degli investimenti fissi delle imprese (a +5,6%) e un’altra espansione a 2 cifre per l’edilizia residenziale (12,9%). Il canale estero dovrebbe essere pressoché neutrale. Il contributo della spesa pubblica resterà negativo, ma in misura molto più limitata rispetto al 2013, grazie all’espansione dei bilanci statali e locali e a una correzione che prevediamo più contenuta a livello federale. Nel 2013 il calo del deficit federale dovrebbe essere di circa 3% del PIL, mentre nel 2014 la correzione dovrebbe essere di circa 0,4pp, a legislazione vigente. In assenza di un significativo freno fiscale, la domanda privata dovrebbe quindi espandersi a un ritmo vicino al 3%, generando una crescita dell’occupazione tale da portare il tasso di disoccupazione al 6,7% a fine 2014. Nel 2015, l’aggiustamento del mercato del lavoro dovrebbe riportare la disoccupazione sul livello di equilibrio di lungo termine (5,5%).
I principali rischi per il 2014 sono ancora legati all’evoluzione della politica economica. Per quanto riguarda la politica fiscale, lo scenario è ancora sotto la spada di Damocle dell’accordo sul budget, che dovrebbe essere definito entro il 13 dicembre, per essere trasformato in legge di bilancio prima del 15 gennaio, quando scadrà l’attuale esercizio provvisorio. Le informazioni sui negoziati del Budget Conference Committee sono molto scarne. La tensione politica è aumentata recentemente per via della modifica imposta dai democratici alle regole sull’ostruzionismo in Senato riguardo ai voti sulle nomine del Presidente. Tuttavia, prevediamo che un mini-accordo si raggiunga nei tempi previsti, con il risultato di ridurre la contrazione della spesa per la difesa nel 2014, spostando i tagli automatici del Budget Control Act più avanti nel tempo, oltre il 2014, per circa 30 miliardi di dollari. In questo modo la riduzione della spesa primaria complessiva dovrebbe essere pari a circa 60 miliardi, circa 0,4% del PIL.
Con questo scenario, la politica fiscale non dovrebbe creare altri ostacoli alla crescita fino alle elezioni mid-term di novembre 2014.
Per quanto riguarda la politica monetaria, le informazioni di ottobre-novembre potrebbero indurre la Fed a iniziare la riduzione degli acquisti già a dicembre. Nel caso in cui il FOMC volesse usare la conferenza stampa della prossima riunione per attuare la svolta, riteniamo che verrebbe ampliata la forward guidance con l’obiettivo di ancorare la curva dei rendimenti vicino ai livelli attuali. Al momento le probabilità di riduzione degli acquisti a dicembre o gennaio sono molto simili. Il mercato è preparato a una svolta ravvicinata, ma il messaggio del FOMC è passato: i futures ora scontano tassi fermi fino alla fine del 2° trimestre 2015.
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