Negli Stati Uniti i dati macroeconomici a inizio 2011 sono stati meno brillanti rispetto a quanto visto nelle indagini presso imprese e famiglie. Probabilmente i dati reali sono influenzati negativamente dalle condizioni climatiche avverse dei primi mesi: la crescita rimane solida e il 1° trimestre dovrebbe vedere un’accelerazione della ripresa…..
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– I dati di attività nel 1° trimestre negli Stati Uniti sono meno brillanti di quanto emerge invece dalle indagini di fiducia presso imprese e famiglie. Qual è il messaggio più attendibile? I dati reali di gennaio e febbraio risentono negativamente del clima avverso: i segnali di debolezza visti con vendite, produzione industriale e occupazione sono probabilmente transitori. Le indagini regionali presso le imprese a febbraio hanno rinforzato quanto visto a dicembre e gennaio. Le indagini Philadelphia Fed e Empire hanno continuato a migliorare: l’indice della Philadelphia Fed, a 35,9, è saldamente su livelli pre-recessivi, avendo toccato un massimo da gennaio 2004. L’ISM a gennaio a 60,8 è su livelli che non si vedevano da maggio 2004 e la componente ordini a 67,8 (massimo da febbraio 2004) segnala che l’indice composito non è destinato a scendere rapidamente. Tutte le indagini indicano anche crescita di occupazione più sostenuta nonostante il dato deludente dei nonfarm payrolls a +36 mila a gennaio. I dati del credito sono coerenti con quelli delle indagini: i prestiti industriali e commerciali sono ormai in aumento sostenuto su base mensile da novembre e la dinamica tendenziale del credito alle imprese sarà positiva probabilmente entro il 2° trimestre.
– Dal lato delle famiglie, l’indice delle aspettative dell’indagine di fiducia del Conference Board è salito a 95,1 a febbraio, il livello più elevato da dicembre 2006, e conforta la previsione di crescita dei consumi ancora sostenuta nel 1° trimestre, nonostante le vendite al dettaglio di gennaio abbiano deluso con un aumento modesto (+0,3% m/m, -0,1% m/m in termini reali). I dati di gennaio e forse anche quelli di febbraio sono influenzati negativamente dal clima, ma il trend sottostante rimane forte. La relazione fra aspettative del Conference Board e consumi indicherebbe un’accelerazione della dinamica tendenziale dei consumi reali dal 2,8% a/a di dicembre a 3,5% a/a ad aprile. Dal lato del reddito da lavoro, il messaggio dei dati è discordante, ma la fonte più attendibile rimane molto positiva. Le ritenute fiscali sul reddito da lavoro continuano a crescere a ritmi molto più sostenuti rispetto all’andamento di salari e stipendi: le ritenute nei primi 4 mesi dell’anno fiscale 2011 sono in crescita del 20,4% rispetto a quanto visto nello stesso periodo dell’anno precedente e su base tendenziale sono in aumento del 9% a/a. Il reddito da lavoro cresce invece del 3,7% a/a a dicembre e una proxy di tale grandezza data dal prodotto di ore lavorate per salari orari a gennaio risulta in aumento del 3,5% a/a. I dati sulle ritenute fiscali non vengono rivisti e sono un indicatore affidabile del reddito su cui sono applicate le imposte, poiché gli individui non sono tassati su redditi non prodotti. E’ probabile che in futuro i nonfarm payrolls e i redditi vengano rivisti verso l’alto. I dati della prossima settimana (ISM e occupati di febbraio) dovrebbero confermare il messaggio delle indagini e una probabile accelerazione della crescita nel 1° trimestre, anche se gli occupati potrebbero essere ancora influenzati negativamente dalle condizioni climatiche avverse della prima decade di febbraio.
– Questo quadro generalmente piuttosto positivo ha però conseguenze modeste per le variabili considerate cruciali dalla Fed per la determinazione della politica monetaria. Nell’audizione che Bernanke terrà in Congresso la prossima settimana per la presentazione del Monetary Policy Report, il cauto ottimismo sulla crescita non dovrebbe modificare il pessimismo sul mercato del lavoro. Le proiezioni macroeconomiche riviste a fine gennaio dal FOMC mantengono il tasso di disoccupazione sopra il 7% e l’inflazione core sotto il 2% fino al 2013: con queste premesse, si giustifica il mantenimento di politiche invariate per raggiungere il duplice obiettivo di “massima occupazione e stabilità dei prezzi”.
Il contrasto fra una strategia straordinariamente espansiva e un ciclo che ha chiaramente svoltato si farà progressivamente più evidente nei prossimi mesi e riporterà alla luce i dissensi all’interno del Comitato sulla determinazione della politica monetaria.
Fonte: Intesa San Paolo Spa
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