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Il Punto: Negli ultimi giorni, il dibattito sulla riforma della legge elettorale italiana ha subito una improvvisa accelerazione

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La svolta sulla riforma della legge elettorale italiana potrebbe anticipare di qualche mese la data delle elezioni politiche…..


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La maggiore implicazione è che la legge di bilancio 2018 dovrà essere approvata dal nuovo parlamento, molto più tardi del solito, e che deve essere trovato un modo per disinnescare l’aumento dell’IVA previsto a gennaio 2018.

– Negli ultimi giorni, il dibattito sulla riforma della legge elettorale italiana ha subito una improvvisa accelerazione. Si è profilato un accordo fra i tre maggiori partiti politici intorno all’adozione di un meccanismo sostanzialmente proporzionale, integrato da uno sbarramento del 5% e dall’elezione di parte dei rappresentanti in collegi uninominali. La riforma sarebbe approvata in tempi molto rapidi (si parla del 7 luglio), in modo da procedere successivamente ad elezioni anticipate che potrebbero svolgersi tra fine settembre e ottobre. La notizia si è accompagnata a un moderato nervosismo sui mercati, con tensioni sul premio per il rischio pagato dal debito italiano. Tuttavia, fino ad oggi il riallargamento è stato modesto, circa 18pb, riassorbendo soltanto in parte il restringimento che ha seguito le elezioni presidenziali francesi. Ma quali sono le implicazioni di questa svolta? E perché dovrebbe preoccuparci?

– Nella sostanza, ci sono due mutamenti rispetto allo scenario prima ritenuto più probabile: primo, la data delle elezioni viene anticipata di qualche mese, da marzo-maggio 2018 a settembreottobre 2017; secondo, il meccanismo elettorale che si profila dovrebbe favorire una maggiore concentrazione del voto sulle liste maggiori, ma rinuncia a qualsiasi premio di maggioranza.

– L’anticipo della data delle elezioni non conta per il processo di riforme, che ormai stava già risentendo del clima di fine legislatura, ma piuttosto per il processo di budget. Implicitamente, il disegno del budget 2018 viene lasciato al nuovo governo e al nuovo parlamento: qualsiasi proposta venga fatta dal governo uscente prima del 15 ottobre, scadenza prevista dal calendario europeo, avrebbe scarso valore se dalle urne uscisse una maggioranza diversa da quella che sostiene l’esecutivo attuale. L’unica alternativa, difficilmente praticabile, sarebbe concordare il budget con le opposizioni. Questo significa anche che il budget 2018 sarà definito molto più tardi del solito (ci vogliono 20 giorni per convocare il parlamento, e potrebbero essere necessarie molte settimane per formare un governo). Un corollario è che, se si vuole evitare l’incremento delle aliquote IVA che dovrebbe scattare a inizio 2018, potenzialmente disastroso per la dinamica dei consumi, dovrà comunque essere trovata e approvata una copertura alternativa (la cui dimensione da manovra di bilancio, peraltro, la rende difficile da individuare), magari parziale per rinviare il problema di qualche mese fino all’insediamento del nuovo governo.

– La modifica del meccanismo elettorale non ne modifica radicalmente la natura proporzionale. Perciò, in un sistema frazionato in quattro blocchi (PD e Cinquestelle al 30%, Lega Nord e Forza Italia al 15%) più qualche ”briciola”, le opzioni per formare maggioranze di governo potrebbero essere molto limitate. Il rischio che ne deriva è quello già esemplificato da Olanda e Spagna negli ultimi mesi: grande difficoltà a formare coalizioni di governo, con la possibilità che sia necessario ripiegare su governi di minoranza o ripetere le elezioni dopo poco tempo. Basterebbe ciò a creare quel rischio di aumento dei tassi “dovuto a un calo di fiducia dei mercati” paventato dal governatore di Banca d’Italia nelle sue considerazioni finali di mercoledì 31 maggio? L’esperienza spagnola non è stata così negativa, finora, ma bisogna tener conto che si svolge in un contesto di maggior crescita del PIL e di livelli molto più bassi di debito, e che l’assetto non è affatto stabilizzato. A mitigare i rischi intervengono comunque altri fattori: primo, gli investitori esteri detengono oggi una quota del debito pubblico ancora più bassa che durante la crisi del 2011-12 e appaiono per lo più abbastanza “scarichi” di Italia; secondo, la struttura delle passività estere è molto più robusta rispetto al 2011 (sono calate drasticamente quelle delle banche, mentre sono cresciute quelle di Banca d’Italia verso il resto dell’Eurosistema), mentre continuano a crescere le attività estere dei residenti; terzo, sono oggi disponibili meccanismi di salvaguardia, come i programmi ESM e le operazioni OMT della BCE, che potrebbero essere attivati in caso di necessità. Infine, sicuramente fino al dicembre 2017 ma forse anche oltre, sebbene a volumi ridotti, continuerà a dispiegarsi l’ombrello del programma di acquisti BCE.


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