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Il Punto: Nel 2010-11, la crescita americana e quella giapponese saranno ben al di sopra di quella dell’area euro

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Politiche economiche: in Europa strategie di uscita fiscale accelerata, negli Stati Uniti e in Giappone: ancora strategie di “entrata” in politiche espansive, più che di “uscita”. I differenziali di crescita confermeranno la divergenza di policy fra aree…

– Il Governo italiano ha ufficialmente presentato la manovra finanziaria 2011-12, che include anche una correzione sul 2010 finalizzata a compensare la minor crescita dell’economia rispetto alle previsioni. Le novità positive sono due: primo, vengono specificate le misure con le quali si intende conseguire la correzione dei saldi, che erano ancora indeterminate nel Programma di Stabilità; secondo, l’intervento (24,9 miliardi) viene tempestivamente aumentato rispetto al Programma di Stabilità per tener conto di andamenti tendenziali meno favorevoli. L’intervento è quasi interamente incentrato su tagli alla spesa statale, se si eccettua una sanatoria su immobili abusivi da cui si spera di ricavare 1 miliardi e il beneficio, al momento difficile da stimare, delle nuove misure contro l’evasione fiscale. Tuttavia, il contributo più rilevante arriva da tagli ai trasferimenti verso gli Enti Locali (13 miliardi), una parte dei quali sarà compensata da aumenti di entrate (tributarie o tariffarie). Tra gli altri provvedimenti di peso, sono da citare il congelamento triennale delle retribuzioni nel pubblico impiego (che contribuirà per oltre 5 miliardi, includendo alcune misure accessorie), nonché gli interventi sulle pensioni (che si attende producano risparmi complessivi per 5,2 miliardi). Nelle proiezioni dei saldi per i prossimi anni rimangono dei rischi connessi al livello della crescita dei prossimi anni, che temiamo sarà inferiore a quanto previsto nei documenti del Governo. Anche per questo motivo, nonostante l’avanzo primario che dovrebbe formarsi dal 2011, la discesa del debito sarà probabilmente lenta.

– Mentre l’Europa si affanna sul rientro fiscale e su una crescita asfittica, Stati Uniti e Giappone condividono una ripresa solida già nel 2010, tassi a zero, deficit/PIL vicini al 10% senza piani di rientro dei conti pubblici, debito pubblico in rapido aumento. Le previsioni dell’OCSE vedono la crescita negli Stati Uniti al 3,2% nel 2010-11, in Giappone al 3% nel 2010 e al 2% nel 2011. Entrambi i paesi stanno disegnando nuove politiche economiche espansive. Negli Stati Uniti, la Fed segnala preoccupazione per le ripercussioni della crisi europea e lascia intendere che la svolta di policy potrebbe essere ancora rimandata, nonostante i segnali congiunturali positivi. Dal lato della politica fiscale, il Congresso sta discutendo un nuovo intervento che aumenterebbe il deficit di 134 miliardi di dollari nel 2010-11, finanziando l’espansione di programmi di assistenza, spesa sanitaria e trasferimenti agli stati. In Giappone, la BoJ ha chiarito che la politica monetaria rimarrà “estremamente accomodante” e a marzo ha raddoppiato le operazioni di finanziamento a 3 mesi, a 20 tln di yen, “per incoraggiare un calo dei tassi di interesse a lungo termine”. I verbali di aprile riconoscono che i programmi di espansione del credito attuati finora hanno avuto gli effetti desiderati di riduzione dei tassi a lungo termine (il rendimento decennale è sceso di 35pb da metà aprile). Ora, la BoJ si sta avventurando in un’ulteriore espansione della politica monetaria non convenzionale, spingendosi su una strategia che dovrebbe in realtà essere definita di politica industriale. Si apre il nuovo programma di prestiti alle banche commerciali per l’erogazione di credito alle imprese per progetti che rinforzino “i fondamentali della crescita economica”, “su una prospettiva di più lungo termine”. I dati del credito ad aprile mostrano un miglioramento, con una stabilizzazione del calo dei prestiti (a -1,8% a/a), una contrazione più contenuta della carta commerciale, e un’accelerazione della crescita della “broad liquidity”. La natura dell’intervento della BoJ sposta il campo di azione della politica monetaria verso quello della politica fiscale, con decisioni di allocazione del credito. La banca centrale è ben lontana da qualsiasi strategia di uscita, e sta ancora elaborando le linee guida della propria strategia di entrata nella politica monetaria non convenzionale. Il Governo non dà indicazioni sui piani di rientro della politica fiscale. Le politiche in atto danno supporto alla crescita di breve termine, più che a quella di lungo termine, e lasciano invariata l’entità della correzione fiscale che dovrà essere attuata. Nel 2010-11, la crescita americana e quella giapponese saranno ben al di sopra di quella dell’area euro.


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