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Il Punto : Niente sorprese dalla BCE

Il Punto : Niente sorprese dalla BCE, che annuncia un rialzo parallelo dei tassi ufficiali di 75pb, avvisa che i rialzi continueranno e non modifica i reinvestimenti APP.

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Intesa SanPaolo


Le revisioni delle previsioni vanno nella direzione attesa. Le proiezioni di inflazione per il 2024 segnalano che i tassi a brevissimo termine dovranno probabilmente salire oltre il 2%, e ciò anche in caso di scarsità di gas. La Presidente suggerisce che si arriverà rapidamente al punto terminale, entro la fine del 1° trimestre 2023.

– Come era ormai atteso dai più, i tassi ufficiali della BCE salgono tutti di 75pb: DRF a 0,75%, MRO a 1,25% e MLF a 1,50%. I discorsi pre-meeting, dunque, per la seconda volta di fila hanno modificato le aspettative del mercato in modo che l’esito della riunione non fosse sorprendente. La BCE prospetta nuovi rialzi dei tassi ufficiali nelle prossime riunioni, senza fornire alcuna indicazione aggiuntiva riguardo all’estensione degli stessi: quest’ultima dipenderà dai dati e dal loro impatto sulle previsioni. Tuttavia, in due delle risposte fornite ai giornalisti, la presidente Lagarde si è sbilanciata ad affermare che le aspettative dei mercati sono ragionevoli e che il rialzo dei tassi dovrebbe esaurirsi entro la fine del 1° trimestre 2023 (in 4 riunioni al massimo).

– Non ci sono novità sul fronte dei reinvestimenti – e anche questo è in linea con le nostre aspettative. Secondo Lagarde, la priorità è sul livello dei tassi. Una vittima predestinata del rialzo dei tassi sopra lo zero è il sistema di remunerazione della riserva: il tieringviene sospeso abbassando il coefficiente a zero. Ora le riserve in eccesso saranno remunerate a zero (minimo tra zero e il DFR), ma le banche possono incassare il tasso sulla DRF (0,75%) versandole come depositi overnight. Non c’è tiering inverso, come qualcuno invece si attendeva. Nei prossimi mesi, la BCE continuerà a focalizzarsi sui tassi: con uno shock energetico in pieno sviluppo e asimmetrico, eviterà misure che possano amplificare gli effetti di spiazzamento delle misure fiscali che i governi saranno obbligati ad adottare.

– Le proiezioni macroeconomiche dello staffsono state oggetto di ampie revisioni (si veda la tabella alla pagina seguente). La BCE è stata costretta a rivedere al rialzo la stima 2022 (3,1%, uguale alla nostra dopo la revisione del 2° trimestre annunciata questa settimana) e a tagliare drasticamente quella per il 2023 (0,9%). Quest’ultima resta più alta della proiezione di Intesa Sanpaolo (0,5%), in quanto la BCE si attende una crescita negativa soltanto nel 4° trimestre 2022. Per quanto riguarda l’inflazione, le revisioni sono ancora una volta molto ampie: il 2022 sale a 8,1%, il 2023 a 5,5% e il 2024 resta sopra l’obiettivo (2,4%).

– La BCE ha pubblicato anche uno scenario negativo, che assume non soltanto l’interruzione totale delle forniture russe di gas (che ormai è quasi completa), ma anche problemi a trovare fonti alternative di gas. Inoltre, sono state incluse tensioni su altre materie prime, domanda estera più debole e un deterioramento delle condizioni finanziarie maggiore rispetto allo scenario base. In questo scenario alternativo, il PIL dell’Eurozona si contrae di -0,9% nel 2023 ma rimbalza di 1,9% nel 2024; la dinamica dell’inflazione core è quasi identica a quella dello scenario base, a indicare che nello scenario negativo non bisognerebbe prevedere minori rialzi dei tassi ufficiali.

– Nelle prossime due riunioni ci attendiamo rialzi dei tassi di 50 punti base, per finire il 2022 a 1,75% di tasso sui depositi. Il punto di arrivo dovrebbe essere superiore al 2%. La previsione dello staff prevede che l’inflazione core resti ben superiore al 2% anche con un tasso Euribor 3-mesi al 2,0% nel 2023 e al 2,1% nel 2024, malgrado un netto calo del prezzo del gas e del petrolio. Quindi, pur con tutte le cautele del caso, è probabile che l’orientamento interno sia che i tassi dovranno salire ben oltre tali livelli. La nostra proiezione attuale è coerente con tale interpretazione: collochiamo il punto di massimo a 2,25% per il tasso sui depositi, che implicherebbe un Euribor 3 mesi a 2,50% circa.

Fonte: BondWorld.it


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