Come largamente anticipato, la BCE ha lasciato i tassi invariati, anche se le nuove previsioni dello staff lasciano la porta aperta per un ritocco dei tassi nella prima metà del 2013……
Da notare che la crescita 2014 è stimata all’1,2%, mezzo punto sopra delle ultime stime del potenziale della Commissione. Durante la conferenza stampa, non vi sono stati indizi di ulteriori misure di stimolo nel corso del 2013, al di là di quanto già predisposto con il programma OMT.
Come largamente anticipato, la BCE ha lasciato il tasso sulle operazioni principali di rifinanziamento allo 0,75% e non ha annunciato alcuna novità sul fronte delle misure straordinarie di politica monetaria. Il meccanismo di assegnazione piena è stato prorogato a tutte le aste di rifinanziamento fino al sesto periodo di mantenimento di riserva (9 luglio 2012), ma tale misura era scontata.
Non ci aspettiamo mosse significative dalla BCE neppure nel corso del 2013, al di là di quanto già predisposto con il programma OMT. Difficilmente la BCE si muoverà in modo aggressivo, fornendo altro stimolo monetario aggiuntivo e mirato a ripristinare il meccanismo di trasmissione della politica monetaria nei Paesi della periferia. Un’altra asta di rifinanziamento a medio-lungo termine sembra alquanto improbabile nella prima metà dell’anno, dal momento che la BCE vorrà quantomeno verificare quanti dei fondi triennali saranno restituiti a gennaio. Ci aspettiamo che le banche dei Paesi core (Germania, Francia, Austria, Finlandia, Olanda e Belgio) possano restituire fino a 180 miliardi di euro, una somma non trascurabile ma che lascerebbe comunque l’eccesso di riserve sistemico poco al di sotto dei 500 miliardi di euro, un livello ancora sufficientemente ampio da lasciare l’EONIA schiacciato sul pavimento del corridoio di oscillazione del refi. È probabile che la BCE estenda il full allotment fino a fine 2013, dal momento che non prevediamo un miglioramento del mercato interbancario tale da consentire alle banche della periferia di fare a meno del ricorso al rifinanziamento in BCE.
Le nuove stime di crescita hanno lasciato uno spiraglio per un ritocco del refi. La crescita 2013 è stata difatti rivista dal +0,3% di settembre a -0,3%, sotto delle stime di Consenso di novembre (-0,1%) e della Commissione Europea (+0,1%). Contestualmente la BCE ha tagliato le stime d’inflazione a 1,6% da un precedente 1,9%. La valutazione dei rischi per lo scenario macro è sostanzialmente invariata: rischi verso il basso per la crescita e bilanciati per l’inflazione. Draghi nella conferenza stampa ha indicato che un taglio dei tassi è stato discusso ma non ha trovato un consenso sufficientemente ampio all’interno del Consiglio, dal momento che la politica monetaria è ancora giudicata accomodante e il calo dei tassi governativi e di mercato, innescato dall’annuncio del Piano OMT, rende le condizioni finanziarie meno restrittive anche nella periferia. Va inoltre considerato che le prime stime della BCE per il 2014 mostrano in media una crescita di +1,2%, un livello significativamente al di sopra delle ultime stime di crescita potenziale della Commissione UE (+0,6%). L’inflazione è attesa nel range 0,6%-2,2%. La BCE dunque al margine non esclude il rischio che l’inflazione scenda sotto l’1% nel caso di una più marcata debolezza del ciclo. Nel complesso, continuiamo a ritenere che un taglio dei tassi nel 2013 possa trovare un consenso successivamente ampio all’interno del Consiglio solo nel caso di un rallentamento più marcato dei Paesi core. Un taglio dei tassi allevierebbe il costo del ricorso alla finestra BCE in particolare per le banche della periferia, ma avrebbe scarse ripercussioni macroeconomiche.
Vi sono state domande pressanti sul Single Supervisory Mechanism (SSM) dato l’esito dell’ECOFIN di questa settimana. Draghi ha avuto una posizione piuttosto neutra dal momento che ha sottolineato che la BCE potrà svolgere il ruolo che le sarà attribuito nel miglior modo possibile ma che la decisione su quante banche dovrà supervisionare è una decisione politica. Draghi ha sottolineato che i progressi sul fronte della trasformazione delle istituzioni europee hanno dei tempi ragionevolmente lunghi e vanno messi in prospettiva
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