– Gli sviluppi sul fronte cinese sono stati citati da tutte le banche centrali nei comunicati delle ultime settimane, e continueranno a influenzare le decisioni anche nei prossimi mesi..…
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– Per Banca del Giappone e BCE non si pone alcun dilemma: i maggiori rischi e lo scenario globale più incerto impongono politiche monetarie ultra-accomodanti.
– Per Fed, Banca del Canada e Banca d’Inghilterra c’è invece un contrasto con dinamiche domestiche che spingono verso il rialzo dei tassi. Tuttavia, i rischi di un’estensione della attuale fase di politica monetaria sono bassi, e spingono per mantenere lo status quo fino al chiarimento della situazione.
– La crisi della Cina sta influenzando significativamente le decisioni delle banche centrali anche nei Paesi avanzati, oltre che nei Paesi emergenti. Una settimana fa, la Banca Centrale Europea ha attribuito la revisione al ribasso delle previsioni di crescita al rallentamento degli Emergenti ed ha fatto balenare la possibilità di un’estensione dell’EAPP. Come spieghiamo alle pagine 2 e seguenti di questo rapporto, la prossima settimana, la Federal Reserve potrebbe decidere di rinviare un rialzo dei tassi che un mese fa sembrava sicuro a causa delle turbolenze finanziarie connesse alla crisi cinese. L’influenza della situazione cinese è stata citata anche da Banca d’Inghilterra e Banca del Canada nel commento sulle proprie decisioni di politica monetaria (peraltro decisamente meno critiche, in questa fase, rispetto a quelle americane).
– Nessuno dei paesi citati fronteggia dilemmi di politica monetaria drammatici come i Paesi emergenti colpiti dal peggioramento delle ragioni di scambio e dal calo della domanda, che però devono fronteggiare anche il rischio di un aggravamento degli oneri per il servizio del debito estero – e quindi devono sempre aver ben presente il rischio di contagio. Per le banche centrali del G-7, l’impatto deriva dal rallentamento della domanda mondiale e dalla restrizione delle condizioni finanziarie legata all’aumento dell’avversione al rischio (con il corollario di aumento del premio per il rischio di credito e di cali delle quotazioni azionarie), in parte compensato dal calo dei tassi di interesse a medio e lungo termine. Da questo punto di vista, per Banca del Giappone e BCE non esiste alcun dilemma. Il Giappone è il paese del G-7 più legato alla Cina sul fronte commerciale (18,3% dell’export); inoltre, tende a subire una restrizione delle condizioni finanziarie attraverso il cambio (lo yen si apprezza in fasi di tensione) e i mercati azionari. Perciò, diventa sempre più probabile che la Banca del Giappone opti nel prossimo futuro per un’estensione dello stimolo monetario. Sul fronte BCE, i legami commerciali con la Cina sono molto meno forti, ma in una situazione di indebolimento della ripresa per fattori internazionali e inesistenti pressioni inflazionistiche, è ragionevole che si cerchi di evitare un indesiderato peggioramento delle condizioni finanziarie.
– In altri casi, un dilemma esiste per la tensione fra la dinamica domestica dell’economia e lo scenario globale. Il problema si pone in gradi diversi per Regno Unito, Stati Uniti e Canada, e per ora implica un rinvio di cicli di restrizione monetaria altrimenti ineluttabili. Il Canada sta subendo le conseguenze negative di bassi prezzi delle materie prime; di contro, però, beneficia di un cambio piuttosto reattivo, di un buon andamento della domanda interna e, infine, della forza dell’export verso gli Stati Uniti. Se la situazione cinese si stabilizzerà, il nodo sarà sciolto fra qualche mese con l’avvio di un ciclo di rialzo dei tassi. La Banca d’Inghilterra era già sul percorso che poteva portarla tra fine 2015 e inizio 2016 al rialzo dei tassi, reso più accidentato prima dalla crisi greca e poi da quella cinese. Gli ultimi verbali notano che i rischi al ribasso per lo scenario di crescita sono saliti, facendo aumentare la volatilità. Tuttavia, come recita il Monetary Policy Summary, “devono essere soppesati contro le prospettive di un’espansione dell’economia domestica perdurante e sana” e “gli sviluppi globali non appaiono ancora sufficienti ad alterare significativamente lo scenario centrale”, anche se devono essere monitorati. Per ora, soltanto un membro su nove del Comitato di politica monetaria è a favore di un rialzo dei tassi, ma pensiamo che il nodo sarà sciolto entro i primi mesi del 2016 dando avvio a un cauto ciclo di restrizione monetaria.
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