Referendum inglese sull’UE: gli studi sui costi del recesso finora non sono stati minimamente in grado di muovere l’opinione pubblica……
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BCE: secondo i verbali, le ultime misure di politica monetaria hanno incontrato un limitato dissenso interno, che però non sembra precludere la possibilità di un nuovo allentamento nel corso del 2016, se i dati lo richiedessero. La Banca Centrale è impegnata in una campagna pubblica per sostenere l’efficacia della politica monetaria.
Nell’ultima settimana, i sondaggi di opinione relativi al referendum inglese sull’UE non hanno mostrato alcun avanzamento della campagna a favore della permanenza. Al contrario, gli ultimi due sondaggi hanno registrato un lieve arretramento rispetto alle settimane precedenti e una riduzione ulteriore del vantaggio rispetto ai fautori dell’uscita. Considerando la quota ancora elevata di incerti e i dubbi sulla partecipazione al voto, tutto può ancora succedere. Il deterioramento del sostegno all’UE è avvenuto nonostante la diffusione di diversi studi che hanno evidenziato i costi economici dell’uscita, la scarsa rilevanza dei benefici relativi ai minori trasferimenti fiscali e prospettato il rischio di turbolenze finanziarie in caso di un voto favorevole all’uscita. Finora, né le argomentazioni razionali contro l’uscita, né quelle più fragili sugli effetti negativi di breve termine sono riuscite a far breccia nell’opinione pubblica. Servirà che la campagna per restare nell’UE diventi più aggressiva perché receda il rischio (oggi molto concreto) di un voto sfavorevole.
Constancio e Praet sono impegnati in un’intensa attività di propaganda a favore delle misure di politica monetaria adottate negli ultimi anni dalla BCE. Praet, che nei giorni scorsi era tornato a sottolineare l’importanza per la Banca Centrale di reagire agli scostamenti dell’inflazione dagli obiettivi, giovedì ha presentato le stime sugli effetti che le misure passate hanno avuto su tassi, crescita e inflazione, argomentando che senza di esse la crescita 2015-18 sarebbe più bassa di 1,5 punti percentuali. L’insistenza nel rimarcare l’utilità delle misure BCE, che nel recente passato ha coinvolto anche il Presidente Draghi, riflette la necessità di difendere la politica monetaria dalle accuse di inefficacia che vengano da fuori, ma anche da dentro la Banca Centrale. Riguardo all’opposizione interna, i verbali della riunione di marzo del Consiglio Direttivo hanno evidenziato che due membri avevano votato contro il pacchetto di misure, e che altri due avevano sollevato obiezioni più specifiche; tuttavia, c’era un ampio consenso riguardo all’opportunità di allentare ulteriormente la politica monetaria. Il livello di dissenso, dunque, è stato piuttosto contenuto. Certo, l’area del dissenso ha probabilmente coinvolto ambedue i rappresentanti tedeschi, sottolineando ancora una volta che in Germania molti continuano a essere a disagio con l’allentamento monetario in corso, nonostante l’evidenza accumulatasi che le scelte sono state finora corrette. Ma questo non esclude affatto che nel corso dell’anno, se l’andamento dei dati rimanesse deludente, la BCE adotti nuove misure espansive. Fra queste, però, difficilmente vi saranno misure eterodosse di iniezione diretta di base monetaria nei bilanci di famiglie e imprese: diversi membri del Consiglio Direttivo, inclusi alcuni più propensi a un uso aggressivo della politica monetaria, hanno negato decisamente che vi sia stata una discussione concreta in tal senso. Constancio è tornato su altri temi ormai ricorrenti nelle esternazioni della BCE, come la necessità di sinergia della politica monetaria con quella fiscale e l’esigenza di completare l’unione bancaria con un meccanismo europeo di assicurazione sui depositi. Tuttavia, questi appelli rischiano di rimanere lettera morta, con i governi distratti da priorità domestiche ritenute molto più rilevanti a causa dell’avvicinarsi di importanti scadenze elettorali, e con il referendum inglese ad aggiungere ulteriori ostacoli sulla via delle riforme. Constancio ha anche toccato il tema del trattamento regolamentare dei titoli di stato, ma limitandosi a dire che i cambiamenti terranno conto del ruolo che essi hanno nei portafogli di liquidità.
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