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Il Punto: Sia BCE, sia la BoJ stanno ancora comprando aggressivamente titoli di stato

I rumours sul desiderio di diversificazione delle riserve valutarie cinesi a discapito del dollaro sono probabilmente fondati, ma non bisogna sopravvalutarne la portata………..


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Infatti, lo spazio di manovra delle Autorità monetarie cinesi è limitato. L’aumento delle riserve valutarie dei Paesi emergenti si tradurrà in domanda netta di titoli di Stato americani ed europei anche nel 2018.

– Negli ultimi giorni, ha suscitato un po’ di scalpore un’agenzia diffusa da Bloomberg News secondo la quale le Autorità cinesi che supervisionano l’investimento delle riserve valutarie avrebbero raccomandato una riduzione del peso del dollaro, da realizzare rallentando o interrompendo gli acquisti di USTs. Che sia stata emanata un’indicazione in tal senso non è stato smentito, ma SAFE (l’Autorità che amministra le riserve valutarie) ha commentato che le scelte riflettono considerazioni di mercato. 

– Fino all’ottobre del 2017, non sembra proprio che tali direttive abbiano trovato aggressiva applicazione. Comparando l’andamento delle riserve valutarie con le statistiche americane sul possesso di USTs per paese, fra gennaio e ottobre le riserve sono cresciute di circa 106 miliardi di dollari, mentre gli USTs in possesso di operatori cinesi sono saliti di 130,8 miliardi. D’altronde, le autorità cinesi gestiscono uno stock di riserve troppo grande per poter pensare che le loro scelte di investimento siano neutrali in termini di impatto di mercato: la stessa reazione di breve termine alla notizia Bloomberg lo dimostra. Ciò ne limita lo spazio di manovra, in quanto politiche di ricomposizione troppo brutali potrebbero portare ad effetti perversi sul valore dello stock di riserve attraverso i movimenti del dollaro e dei prezzi dei titoli. 

– Inoltre, per quanto negativo possa essere il giudizio sulle prospettive di mercato, è impossibile che riserve valutarie nell’ordine di 3200 miliardi di dollari non prevedano una forte componente di dollari: le alternative sono poche, considerando che sia la BCE, sia la BoJ stanno ancora comprando aggressivamente titoli di stato, e che altri paesi non hanno mercati neppure paragonabili per scala e liquidità a dollaro ed euro, due divise che sono destinate a mantenere un ruolo dominante nel sistema monetario internazionale nei prossimi anni. 

– Né la ricomposizione a favore delle riserve auree può essere una soluzione. La Cina sembra effettivamente aver percorso in piccola parte quella strada fra 2015 e 2016, quando il valore delle riserve auree è passato da circa 60 miliardi a 79 miliardi di dollari. Tuttavia, gran parte dell’incremento riflette le oscillazioni del prezzo dell’oro e, comunque, oggi il valore delle riserve auree è addirittura inferiore a quello di metà 2016 (stabile al netto delle variazioni di prezzo). Inoltre, gli attuali 76 miliardi rappresentano una quota risibile dello stock complessivo di riserve valutarie e non è pensabile che nei prossimi anni il ruolo divenga più significativo – anche perché le riserve auree non sono del tutto fungibili rispetto alle riserve valutarie in senso stretto.

– In un contesto di aumento dello stock di riserve e di apprezzamento del renminbi, come quello del 2017, perciò, è difficile che non si verifichino acquisti di USTs. La ricomposizione potrebbe forse accelerare in una fase di calo dello stock di riserve legato a una nuova ondata di fughe di capitali (quando potrebbe anche essere strumentale a frenare le pressioni al ribasso sul renminbi), ma si tratterebbe comunque di processi molto lenti. A mitigare ulteriormente le possibili ripercussioni negative sul bilancio di domanda/offerta nel mercato dei treasuries contribuirà anche la tendenza positiva dello stock di riserve valutarie per gli altri paesi emergenti, già evidente nel 2017 e attesa proseguire nel 2018 a ritmi quasi invariati di 200-250 miliardi di dollari. Questa tendenza è alimentata meno dal saldo positivo della bilancia di parte corrente, che potrebbe invece ridursi, e più dal miglioramento dei movimenti di capitale, sia esteri sia di residenti.


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