Il nuovo regime di controllo fiscale sui Paesi dell’Eurozona dà molto peso al deficit strutturale, cioè al netto degli effetti del ciclo e misure una tantum, che dovrebbe mitigarne gli aspetti prociclici. ….
Il nuovo regime di controllo fiscale sui Paesi dell’Eurozona dà molto peso al deficit strutturale, cioè al netto degli effetti del ciclo e misure una tantum, che dovrebbe mitigarne gli aspetti prociclici. Tuttavia, la stima del saldo strutturale è fortemente dipendente dalla stima del PIL potenziale e dell’output gap, e la Commissione Europea sembra considerare il calo dell’attività economica degli ultimi anni più strutturale che ciclico. Una sottostima dell’output gap porta a sottovalutare la parte di deficit che è imputabile al ciclo e quindi a imporre una correzione strutturale eccessiva ai Paesi che affrontano profonde recessioni.
Nell’ambito del semestre europeo iniziato lo scorso gennaio, la Commissione deve valutare l’adeguatezza dei piani di consolidamento fiscale e riforma strutturale in relazione agli obiettivi di medio termine concordati in sede comunitaria. In particolare, i Paesi membri sono in attesa delle raccomandazioni della Commissione sull’aggiornamento dei Programmi di Stabilità. La Commissione si pronuncerà il prossimo 29 maggio e, dopo il passaggio in Consiglio, i Paesi dovranno poi recepire le raccomandazioni. In alcuni casi, la Commissione potrebbe richiedere una correzione aggiuntiva dei saldi di finanza pubblica, ove dovesse ritenere che lo sforzo fiscale sia inadeguato.
In generale, sia il nuovo Patto di Stabilità, sia il Fiscal compact mettono maggiore enfasi sul consolidamento dei saldi “strutturali” ovvero al netto dell’effetto del ciclo e delle misure una tantum. Il punto di arrivo deve essere un deficit strutturale non superiore all’1%, che si riduce a 0,5% per i Paesi firmatari del Fiscal Compact. Il Patto di Stabilità impone un miglioramento del saldo strutturale di almeno 0,5% all’anno per Paesi a basso debito e deficit vicino al 3% ma lo sforzo di correzione richiesto è maggiore nel caso in cui il debito è significativamente al di sopra del 60%. La deviazione è significativa se pari a 0,5% in un anno o a 0,25% su due anni a livello di saldo, limiti ai quali si può eccepire soltanto in caso di “circostanze eccezionali”. In tale contesto, la stima della posizione di un’economia rispetto al potenziale, il cosiddetto output gap, diviene particolarmente rilevante. Ma le stime dell’output gap, come riconosce la stessa Commissione, sono tipicamente soggette a un ampio margine di discrezionalità, in parte legato alla difficoltà di definire e stimare la disoccupazione strutturale di lungo termine e il trend degli investimenti. La metodologia usata dalla Commissione Europea per stimare la crescita potenziale e l’output gap è stata concordata da un Gruppo di lavoro dedicato (OGWG).
Il peso del ciclo nella correzione dei saldi di bilancio cambia a secondo che si usano stime di output gap più o meno ampie. La componente ciclica del deficit è data dall’interazione dell’ elasticità rispetto al ciclo con l’output gap. Se l’output gap è più ampio, la componente ciclica più ampia e viceversa. Il problema è che per i Paesi in recessione le stime dell’output gap fornite dalla Commissione sono inferiori a quelle fornite da altri soggetti, come l’OCSE.
Una sottostima dell’output gap può portare quindi a sottostimare la componente ciclica del deficit e quindi a imporre una correzione strutturale eccessiva nella fase di recessione.
Consideriamo il caso Spagna, dove le posizioni delle parti in causa sono p iù lontane. La Commissione stima che l’output gap sia di -4,6 punti nel 2012 -2013 e che si riduca a -2,3 nel 2014, mentre il Governo spagnolo, che utilizza una metodologia più simile a quell’OCSE, valuta che l’output gap sia di circa -8 punti tra il 2012 e il 2014. Con le stime della Commissione la componente ciclica del deficit è di 2,2% punti di PIL nel 2012-2013 e 1,1 punti nel 2014 e il saldo strutturale è stimato a -5,5% nel 2014, (invariato rispetto al 2012). Con le stime del Governo, il peso della componente ciclica è decisamente più elevato (-3,5%) e di riflesso il deficit strutturale risulta meno ampio: -1,8% nel 2014, in calo dal -4,3% del 2012. Il Programma di Stabilità 2013-16 della Spagna, dunque, propone una correzione strutturale largamente inferiore rispetto a quella implicata dalle stime della Commissione. La differenza nell’output gap è dovuta alla stima di PIL potenziale, che per la Commissione dovrebbe calare annualmente di -1,3 punti tra il 2012 e il 2014 (dal +3,1) osservato in media nel periodo 2000–08), mentre per il Governo dovrebbe calare di -0,3%.
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