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Il Punto: Stati Uniti. Allarme meteo: dopo gli uragani, arriva l’impatto sui dati macro

Area euro Questa settimana, il presidente della Commissione UE Juncker ha tracciato passi ambiziosi per il futuro dell’Unione Europea. Il dibattito è rinviato al dopo voto in Germania…….


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– Stati Uniti. La quiete metereologica post-uragani sarà accompagnata da elevata volatilità dei dati congiunturali fra il 3° e il 4° trimestre. Tipicamente, gli uragani (v. Katrina nel 2005, Sandy nel 2012) frenano la crescita nel trimestre dell’evento (calo di domanda e occupazione), e la spingono nel trimestre successivo, al di sopra dei ritmi pre-evento, senza modifiche ai trend. I recenti uragani potrebbero frenare la crescita del PIL nel 3° trimestre di circa 1 decimo e rinforzarla di un paio di decimi nel 4%. Sui dati mensili, gli effetti sono già in arrivo. Per i dati mensili di attività, per un paio di mesi, sono previsti aumenti dei sussidi (già in forte rialzo), calo di occupazione, vendite di auto (e, in minor misura, consumi), fiducia dei consumatori. Per le indagini delle imprese e la produzione industriale, l’effetto negativo si dovrebbe vedere sui dati di settembre, e rientrare già il mese successivo, grazie alla ricostruzione. Per i dati di inflazione, i principali effetti si vedranno su energia (Texas) e alimentari (Florida), con un breve rialzo anche in comparti collegati alla ricostruzione. La chiusura totale o parziale di molte raffinerie ha determinato un aumento del prezzo della benzina (+14% rispetto al livello pre-Harvey), che si trasformerà in un rialzo dell’inflazione in autunno. Secondo l’EIA, il rialzo del prezzo della benzina avrà un picco a settembre (effetto sul CPI di circa 0,5pp), e rientrerà gradualmente nei mesi successivi verso i livelli della primavera. Il risultato sarà una mancanza di affidabilità dei dati in pubblicazione in autunno, con il probabile ritorno ai trend precedenti da inizio 2018.

– In settimana, il presidente della Commissione UE Juncker, nell’usuale discorso annuale al Parlamento Europeo, ha fissato le priorità per il prossimo anno e, in vista delle elezioni parlamentari europee del 2019 Juncker, ha ripreso alcuni punti del discorso di Coeuré (Board della BCE) dello scorso 12 settembre. La fase di crescita solida crea un’opportunità per rilanciare il dialogo politico sul processo di riforma necessario al completamento dell’architettura dell’unione monetaria, dopo anni in cui le politiche della BCE hanno costituito il principale supporto all’economia area euro. Tuttavia, la BCE ha già avviato, sia pure lentamente, la normalizzazione delle politiche non convenzionali. Juncker ha presentato delle priorità ambiziose tra cui: la trasformazione dell’ESM in un Fondo Monetario Europeo (EMF), la creazione di un Ministro delle finanze europeo che idealmente sia il commissario europeo per gli affari economici e monetari; all’istituzione di un budget per l’area euro. La vittoria di Macron alle presidenziali francesi ha reso possibile un riesame dell’asse franco tedesco e creato le condizioni per la riapertura di un dialogo concreto sul processo di riforma. Il ruolo della Germania nel dopo elezioni sarà cruciale. Merkel sarà quasi certamente rieletta per un 4° mandato, ma il partner di coalizione con cui si troverà a governare avrà un peso per le prospettive di riforma dell’unione. Merkel di recente si è espressa a favore di un budget di dimensioni limitate per l’area euro, in risposta alle proposte di Macron; da sempre la CDU è favorevole alla trasformazione dell’ESM in un Fondo Monetario Europeo (EMF) che gestisca le crisi future in modo più indipendente dalla Commissione UE e dai governi. Se dovesse essere confermata l’attuale coalizione di governo con SPD le prospettive per il processo di riforma sarebbero migliori data la maggiore apertura dei social-democratici sulle questioni europee. Altresì, se Merkel dovesse tornare a governare con l’FDP, come nel 2009-2013, il processo di riforma potrebbe risultare più difficile dal momento che l’FPD è apertamente contrario alle Outright Monetary Transactions, sostiene una soluzione di mercato in caso di crisi sul debito ed è, inoltre, fortemente a favore dell’applicazione rigida delle regole del patto di Stabilità ad un rafforzamento della clausola di “no bailout”. Rilanciare il processo di riforma è urgente, ma non è scontato che si vedano grossi avanzamenti nella prossima legislatura


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