All’indomani dell’intervento dei policy maker europei, che rappresenta forse la più importante operazione espansiva mai effettuata dai vertici dell’Eurotower, c’è da registrare il consistente crollo dei corsi del tasso di riferimento del mercato interbancario europeo, ovvero l’Euribor. …
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Analisi a cura di RBS
La BCE, intanto, ha provveduto tempestivamente a valutare gli effetti delle misure varate la scorsa ottava. I dati hanno dato parzialmente ragione alle misure annunciate da Mario Draghi una settimana fa, con le banche che hanno ridotto di ben 25 miliardi di euro la liquidità messa nella ‘deposit facility’ ad appena 13,6 miliardi, il minimo dal 2011.
Il tasso Eonia Swap, che misura il costo dei prestiti di liquidità a un giorno da banca a banca, oggi è crollato al minimo storico dello 0,029%: segno che quei soldi, finora parcheggiati, vengono ora mobilizzati. L’intento della misura, è infatti proprio quello di smobilizzare tali fondi affinché gli istituti tornino ad investire nell’economia reale.
L’obiettivo secondario è poi quello di ridurre la frammentazione finanziaria tra le diverse “regioni” europee, che rende il credito in Italia o Spagna molto più oneroso che in Germania. Proprio questo fenomeno, assieme ad un euro ancora troppo for te, secondo la BCE contribuisce al rischio di una spirale deflazionistica perché pesa su consumi e investimenti. Nel bollettino mensile la BCE giudica “remoto” il rischio di deflazione, e ribadisce che con le nuove misure, l’inflazione tornerà in prossimità dell’obiettivo del 2%. Allo stesso tempo avverte dei pericoli derivanti dal protrarsi di tassi d’inflazione positivi ma bassi che potrebbero richiedere ulteriori appropriate risposte in termini di politica monetaria.
La stretta sui tassi, portati al minimo storico allo 0,15%, conferma di fatto la forward guidance della BCE, dando nuovamente manforte al trend rialzista delle obbligazioni a tasso fisso, compresi i Titoli di Stato. Movimento apprezzabile anche guardando allo spread di rendimento del BTP decennale contro il Bund di pari maturity, arrivato in area 140 punti base, con il BTP italico ormai stabilmente sotto la soglia del 3%, a quota 2,82%.
Secondo quanto stimato dal Centro Studi di Unimpresa lo stabilizzarsi della spread tra BTP italiani e Bund tedeschi in area 130 punti base potrebbe creare un tesoretto per i conti pubblici del Paese di quasi 10 miliardi di euro in tre anni. Risparmio che salirebbe addirittura a 19,5 mld con spread in area 90 pb. Un salvadanaio essenziale per dare nuova spinta alla crescita.
Con riferimento alla curva italiana, nuovi minimi di periodo per quanto concerne la parte a breve, con il BOT trimestrale rilevato a quota 0,09%.
Fonte: BONDWorld.it
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