– L’avvio del PSPP si è accompagnato a una nuova discesa del cambio. Due elementi (i tassi negativi e la prospettiva che i prossimi anni vedano un ciclo di restrizione monetaria negli Stati Uniti) dicono che la discesa del cambio non sarà..
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necessariamente confinata alle settimane di avvio del programma.
– Il più debole del cambio migliora ulteriormente le prospettive per l’Eurozona, ma il debole dato di gennaio per la produzione industriale suggerisce cautela nelle revisioni.
– Grecia: c’è qualche passo verso una soluzione costruttiva, ma anche un inasprimento dello scontro con la Germania che potrebbe complicare la crisi.
– L’avvio sostenuto del Public Sector Purchase Programme – PSPP (9,8 miliardi di acquisti in tre giorni, secondo quanto dichiarato da Coeuré giovedì) sta causando profondi sconvolgimenti sui mercati: i rendimenti del debito tedesco sono ormai scesi intorno alla soglia di -0,2% sul tratto 2-4 anni, rimangono negativi fino alla scadenza settennale e hanno comunque registrato cali vertiginosi anche sulle scadenze più lunghe. I differenziali pagati dagli altri emittenti sovrani sono scesi. Infine, l’euro ha accelerato la caduta sui mercati valutari, toccando giovedì un minimo di 1,0494 dollari. Il cambio effettivo dell’euro è sceso di circa il 5% da metà febbraio e di oltre il 13% da metà dicembre.
– Bisogna resistere alla tentazione di proiettare a tutta la durata del PSPP le tendenze dei primi giorni: con l’avanzare del programma, l’assestamento delle aspettative su crescita e inflazione su livelli più alti prevarrà sulla pressione dei flussi, portando a un rialzo dei tassi. Questa è stata, d’altronde, anche l’esperienza del QE americano. Nel caso europeo sussiste qualche dubbio in più a causa della notevole dimensione del programma, ma l’assestamento dei mercati dovrebbe avvenire prima e all’inizio del programma, più che durante la sua esecuzione. Tuttavia, sui mercati valutari la combinazione di possibili rialzi dei tassi ufficiali negli Stati Uniti e di tassi di interesse negativi o nulli su gran parte della curva europea richiama alla mente lo scenario del biennio 1999-2000, quando il cambio con il dollaro precipitò da 1,18 a 0,83 e rientrò sopra la parità soltanto a fine 2002. Anche se l’escursione già realizzata dal cambio è molto ampia, la presenza di tassi di interesse negativi (mai vista prima) potrebbe incidere ancora sul cambio nei prossimi mesi più di quanto sia desumibile dai modelli. Gli afflussi sui mercati azionari, che beneficiano di aspettative sugli utili in miglioramento, difficilmente possono assumere dimensioni sufficienti a compensare la fuga dalle obbligazioni e dai depositi interbancari in euro. Ciò introduce nuovi rischi al rialzo sul nostro scenario di crescita e inflazione per l’area euro. Le proiezioni di inflazione sono già state alzate per tenere conto di un più rapido rimbalzo delle quotazioni petrolifere dai minimi di gennaio. Riguardo a quelle di crescita, le revisioni saranno necessariamente limitate per il 2015: l’anno non è iniziato bene per la produzione industriale e, a meno di un forte rimbalzo in febbraio, la crescita del PIL nel primo trimestre potrebbe non arrivare allo 0,3% t/t attualmente previsto.
– Sull’euro aleggia un’altra ombra, quella della Grecia. Il Governo Tsipras fatica ancora a trovare una linea negoziale produttiva, mescolando atti aggressivi nei confronti di quello che ritiene il suo maggiore oppositore in Europa, la Germania, a dichiarazioni concilianti sulla volontà di rispettare gli impegni sottoscritti. La posizione negoziale della Grecia è molto debole anche perché ogni inasprimento del confronto con i creditori internazionali aumenta l’emorragia di depositi dalle banche, la fuga dei capitali e l’evasione delle imposte, tagliando l’erba sotto i piedi del Governo. Fra le notizie positive, questa settimana sono partite ad Atene le consultazioni tecniche con le istituzioni, mentre il Governo ellenico ha anche raggiunto un accordo di collaborazione con l’OCSE sulle riforme strutturali. Inoltre, la BCE mantiene in vita il sistema finanziario accordando di settimana in settimana piccole estensioni dell’ELA, la liquidità di emergenza fornita alle banche elleniche, in attesa di capire se la tranche di aiuti sarà alla fine sbloccata.
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